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Peracchi, Cgil: "Nuove modalità di lavoro per evitare rancore e rabbia sociale" - BergamoNews
L'intervento

Peracchi, Cgil: “Nuove modalità di lavoro per evitare rancore e rabbia sociale”

"Per comprendere dove stiamo andando, verificare la curva della cassa integrazione a maggio. Ma quale entità potrebbero avere le perdite dei volumi occupazionali a lungo termine?”

Sul delicato momento di ripresa delle attività produttive, tra una crisi sanitaria che appare tutt’altro che conclusa e le difficoltà economiche che plausibilmente potrebbero iniziare a manifestarsi, interviene Gianni Peracchi, segretario generale della Cgil di Bergamo.

“Dopo il boom di domande di ammortizzatori sociali – effettive solo dopo la loro rendicontazione – oggi registriamo numerosi ritardi nel pagare i lavoratori messi in cassa integrazione nei mesi scorsi, in particolare a marzo e ad aprile.

Per quanto riguarda la cassa in deroga, le responsabilità del mancato pagamento sono da ascrivere principalmente al ritardo della nostra Regione nella fase di decretazione.

Anche l’incompletezza o gli errori nelle domande da parte delle aziende hanno giocato un ruolo importante. Sappiamo che molte aziende, generalmente quelle più strutturate e sindacalizzate, hanno anticipato i pagamenti; le difficoltà maggiori si riscontrano nelle aziende di piccole dimensioni e riguardano, soprattutto, la cassa in deroga o i fondi integrativi salariali, non sempre sostenuti in misura adeguata dai versamenti contributivi che li costituiscono.

Secondo l’ultimo dato a nostra disposizione, su un totale di 85.147 imprese attive (al netto di Pubblica Amministrazione, silvicoltura, agricoltura e pesca ed altri settori numericamente marginali), nel 93,4% dei casi le aziende hanno meno di 10 dipendenti, per il 5,6% hanno tra i 10 e i 49 addetti, per lo 0,8% tra 50 e 249 e per lo 0,1 hanno oltre 250 dipendenti.

Naturalmente l’incidenza degli addetti risulta quasi inversamente proporzionale: tra 0 e 9 – 36,8%; tra 10 e 49 – 21,9%; tra 50 e 249 – 17,1%; oltre i 250 dipendenti 24,1%. Il 58% dei lavoratori è occupato in aziende con meno di 50 dipendenti.

Nel 2016 il tasso di turn-over delle imprese, vale a dire la differenza tra aperture e chiusure, è stato di -0.5%, passato poi a -0,4% nel 2017 per arrivare a -0,2% del 2018.

Ora, per comprendere dove stiamo andando, si tratta di verificare sulla base delle rendicontazioni dell’Inps prima di tutto quale sarà la curva nel mese di maggio in termini di cassa integrazione, poi di quale entità saranno le perdite dei volumi occupazionali più a lungo termine.

Le previsioni fanno pensare a una comparsa vigorosa del segno meno, un aumento del tasso di mortalità delle imprese e una diminuzione di quello di natalità.

Giovanni Peracchi

Sappiamo già oggi che tra i settori più colpiti ci saranno quello dei trasporti, di interi settori del commercio, a partire dal turismo e dall’alberghiero, per non parlare dei piccoli artigiani, dei bar e ristoranti, ecc.

Sarà questo il vero banco di prova per gli interventi di sostegno all’economia e al sistema socio assistenziale del nostro territorio.

Si dovranno tenere insieme politiche di investimento e interventi di coesione sociale, di sostegno a chi è o rischia di cadere in povertà, per evitare che dalla crisi si esca con più rancore e meno solidarietà di quanto vissuto in questi mesi di emergenza (nonostante qualcuno si sia divertito e continui a farlo sulla rabbia sociale e sulle paure della gente).

La scommessa è di rinvigorire il lavoro, secondo le nuove modalità suggerite ed accelerate da questa crisi, puntando alla qualità e alla sicurezza del lavoro medesimo, alla eco-compatibilità dello sviluppo, al potenziamento delle reti sanitarie e sociali.

A proposito di eco-compatibilità non fanno ben presagire i comportamenti assai diffusi di abbandono di guanti e mascherine in strada o nei parchi, come gli sversamenti degli scarichi aziendali, senza alcun adeguamento delle misure di protezione ambientale, nei corsi d’acqua.

La riforma sanitaria della Lombardia andrà riprogettata radicalmente, mantenendo l’eccellenza delle strutture ospedaliere ma ricolmando il vuoto della medicina nel territorio.

Insomma, bisogna mantenere viva la considerazione che molti aveva accomunato nei giorni più drammatici dell’emergenza, cioè che per il dopo avremmo dovuto imparare, che avremmo dovuto migliorare ogni nostro comportamento, che avremmo dovuto ripensare le nostre scale valoriali.

Senza questa convinzione, che ahimè oggi pare affievolirsi con il ritorno alla normalità (anche le reazioni a dir poco scomposte sulla liberazione di Silvia Romano sono lì a dimostrarlo e a preoccuparci), non andremo molto lontano.

Andrà tutto bene solo se lo vogliamo veramente”.

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