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A un mese dall’esame crescono le paure degli studenti: “No alla Maturità 2020”

La petizione è arrivata quasi a quota 50mila firme: sui social le preoccupazioni degli studenti, poco convinti della formula pensata dal ministero.

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Una petizione da quasi 50mila firme, lanciata da circa due mesi, e tanti dubbi sulle modalità che strada facendo il Governo ha provato a definire: la Maturità 2020, condizionata pesantemente dalla diffusione del Coronavirus in Italia, non lascia dormire sonni tranquilli ai 463.133 studenti che secondo i dati in possesso del Miur dovrebbero affrontare l’esame.

In base alle ordinanze inviate al Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, si inizierà alle 8.30 del prossimo 17 giugno, con il solo colloquio orale: tutti i ragazzi avranno la possibilità di sostenere le prove ma i crediti di accesso e il voto finale si baseranno sul percorso realmente fatto dagli studenti.

“Per dare il giusto peso al percorso scolastico, il credito del triennio finale viene rivisto e aumentato – si legge sul sito del Ministero -: potrà valere fino a 60 punti, anziché 40, come prima dell’emergenza. ​​​​​​​Al colloquio orale si potranno conseguire fino a 40 punti. Il voto massimo finale possibile resta, infatti, 100/100. Si potrà ottenere la lode, come ogni anno. I crediti del triennio finale di studi saranno ricalibrati secondo le tabelle che saranno allegate all’Ordinanza ministeriale. L’anno in corso avrà un peso fino a 22 crediti”.

La prova orale si svolgerà in presenza, a meno che le condizioni epidemiologiche non lo consentano, davanti a una commissione composta da 6 membri interni e il solo presidente esterno: entro il 30 maggio i consigli di classe produrranno un documento con quanto effettivamente svolto durante l’anno scolastico “troncato” bruscamente, al quale la commissione dovrà fare riferimento per la predisposizione del materiale da sottoporre al candidato durante la prova orale.

Prova orale che, in apertura, vede la discussione di un elaborato relativo alle discipline di indirizzo (le materie della classica seconda prova) e su un argomento concordato assegnato dai docenti entro il 1° giugno.

La prova prosegue con la discussione di un breve testo di lingue e letteratura italiana, già oggetto di studio nel corso del quinto anno, l’analisi del materiale scelto dalla commissione e l’esposizione delle esperienza svolte nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. Da accertare, infine, le conoscenze relative a “Cittadinanza e Costituzione”.

La comunità degli studenti schierati “contro” queste modalità di esame piano piano è cresciuta: 32mila follower sul profilo Instagram, una chat Telegram da 1.700 utenti.

Ed è tramite questi canali che si moltiplicano le loro testimonianze, tra lezioni a distanza impossibili o poco partecipate, mezzi tecnologici non adatti alla rivoluzione a cui sono stati chiamati e il poco tempo a disposizione per preparare un esame che aspettano da cinque anni.

“Sono un maturando e studio Servizi commerciali a Bergamo – testimonia uno di loro – Ho già avuto due parenti stretti morti a causa del Covid e questo ha avuto un ruolo fondamentale nel mio umore e nel mio livello di stress/tessione. Inoltre siamo due fratelli, con una connessione che arriva fino a 6 mega e come potete immaginare fare videolezione allo stesso tempo è improponibile. Per cui ci alterniamo nelle ore di lezione. Inoltre studio materie impossibili da apprendere solo tramite videolezione (es. economia) e nonostante questo è materia di seconda prova. La mia soluzione a tutto ciò non è quella di dare il 6 politico a tutti, soprattutto per rispetto di chi, quest’anno, si è impegnato per entrare all’esame col massimo dei crediti”. 

La “Rappresentanza degli studenti italiani” ha anche sottoposto al ministro Lucia Azzolina una proposta alternativa per la Maturità 2020, “non sappiamo quanto possa essere reale, ma riguardo la quale gradiremmo avere una Sua risposta”.

“L’eliminazione del colloquio orale – propongono – e la valutazione sulla base della media degli ultimi tre anni e un bonus di 0-10 punti attribuito dalla commissione interna sulla base del percorso scolastico dello studente, il miglioramento, la partecipazione alla didattica a distanza”.

“Vero – concludono gli studenti – #lascuolanonsiferma. Non facciamola fermare per un esame incompleto e superfluo. Facciamo continuare l’istruzione, facciamo proseguire la didattica a distanza, costruiamo la nostra cultura invece di preoccuparci di verificarla nel modo sbagliato”.

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