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“Conte non ha considerato i problemi dei disabili: siamo ancora chiusi in casa”

Il presidente dell'associazione "Disabilincorsa", Michele Pavan, non vedente, denuncia le problematiche che stanno vivendo i disabili che non potendo contare sul contatto degli accompagnatori sono impossibilitati a uscire

“Per i ciechi e le persone più fragili la fase 2 non è ancora cominciata”. Con tanta amarezza Michele Pavan, non vedente, presidente dell’associazione “Disabilincorsa” onlus, denuncia le problematiche che stanno vivendo i disabili che non potendo contare sul contatto degli accompagnatori sono impossibilitati a uscire.

Pavan spiega: “Pur comprendendo le difficoltà che ha avuto il governo nello scrivere un decreto e dell’importanza dell’impatto che ha avuto e ha sulla popolazione, purtroppo dobbiamo constatare che non ha in alcun modo preso a cuore le difficoltà dei non vedenti e di tutte le persone più fragili. Il decreto prevede la possibilità di accompagnare chi non è autosufficiente purchè ci sia la distanza di un metro se si svolge attività normale o due metri se si effettua attività sportiva. È una contraddizione: è inutile dire che qualcuno mi possa accompagnare ma deve stare distante perchè è come non accompagnarlo. Non si tratta di un problema solo per i non vedenti: vale anche per chi deve spingere una carrozzina e sicuramente non può farlo con la forza del pensiero, ma anche per le persone anziane che magari hanno difficoltà di equilibrio o deambulazione però hanno la volontà di andare al supermercato o a qualsiasi parte e chiedono l’aiuto al figlio o ad altri e inevitabilmente devono attaccarsi al braccio di chi gli sta accanto. Questo in base al DPCM non si può fare e costringe i disabili a rimanere in casa. Ci troviamo veramente in difficoltà: siamo rispettosi delle regole, non stiamo chiedendo di girare senza mascherina o guanti, ma denunciamo la necessità di toccare perchè il contatto è indispensabile e non possiamo toglierglielo… è come se a un non udente togliessimo la parte acustica. Hanno prodotto le mascherine trasparenti per far leggere il labiale ai sordi mentre si sono dimenticati di noi”.

Il protrarsi della quarantena ha diverse ripercussioni. Michele Pavan prosegue: “I non vedenti hanno dei cani guida che necessitano di uscire perchè da due mesi sono chiusi in casa insieme a noi e rischiano di perdere ciò che hanno imparato o per lo meno quando ripartiranno non avranno la stessa attenzione e la stessa lucidità di tre mesi fa. E questo è un guaio. Tra l’altro hanno costi molto alti: noi (Michele e sua moglie Daniela, non vedente, ndr) lo avevamo ricevuto dalla scuola nazionale di Scandicci, che è un ente pubblico e quindi stiamo parlando di soldi pubblici spesi per il nostro cane. Oltre a questo aspetto bisogna considerare che sono cani da lavoro e per stare bene hanno bisogno di muoversi, correre, stare con le altre persone e socializzare: dato che non possiamo uscire non riescono a farlo”.

“Mi fa specie – aggiunge Pavan – che all’interno della task force della fase 2 dell’emergenza Coronavirus è presente anche un elemento di spicco, disabile, di nome Griffo che dovrebbe essere consapevole e farsi portavoce dei bisogni delle persone con disabilità. La FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), la presidenza nazionale dell’Unione Italiana ciechi e altre associazioni avevano scritto preventivamente al presidente del consiglio Giuseppe Conte e al suo gruppo di lavoro prima di questo decreto invitandoli a tenere conto dei disabili: non possono dire di non essere a conoscenza dei nostri bisogni. Per noi la fase 2 non è ancora cominciata: tanti amici ci dicono che vanno a correre, a fare un giro in bicicletta o una camminata sul Serio mentre noi siamo qui a mangiarci le mani perchè vorremmo andare a correre insieme a loro, a fare una pedalata in tandem o un giretto assieme nei boschi. Non possiamo non perchè la salute non lo permette ma perchè di fatto non è possibile tenere il braccio dell’accompagnatore: è sufficiente che ci sia un ostacolo ed è rischioso. Se andiamo a fare una corsa, una camminata sulle sponde del Serio o più in generale in posti sconosciuti, di cui non abbiamo una perfetta padronanza, il cane e il bastone non bastano: sono utili nei luoghi che si frequentano abitualmente. Come tutti gli altri, però, abbiamo l’esigenza di uscire, ricominciare a parlare con le persone e riprendere i discorsi rimasti in sospeso tre mesi fa… insomma, ricominciare a vivere”.

Altre difficoltà sono di carattere logistico. Il presidente di Disabilincorsa evidenzia: “Per la fase 2 nelle stazioni e nelle metropolitane hanno predisposto la segnaletica solo su colori, strisce e bollini. Se una persona non vedente deve recarsi a Bergamo e a Milano non riesce a gestire la situazione. Sui sedili dei treni hanno posizionato la segnaletica per indicare dove ci si può sedere ma noi non riusciamo a vederli: ci vorrebbero segnali tattili. Bisogna salire da una part e uscire dall’altra, ma noi come facciamo a saperlo? Non abbiamo un gps nel cervello… Adesso è subentrato lo stesso problema con l’assistenza disabili di Trenitalia perchè gli accompagnatori non si possono più avvicinare: prima ci accompagnavano sul treno piuttosto che fuori dalla stazione, all’autobus o in metropolitana dandoci il braccio mentre ora non possono più farlo. Io abito a Romano di Lombardia e lavoro a Treviglio: ho paura a prendere il treno perchè tutti gli amici che prima viaggiavano con me, le persone con cui viaggiavo ogni giorno e mi aiutavano, adesso non si possono avvicinare. Inoltre molti non utilizzano questo mezzo di trasporto per il distanziamento sociale o perchè hanno paura e si spostano con l’auto. Analogamente, le associazioni che svolgono trasporto disabili non possono più farlo perchè devono stare a distanza: in questo momento i disabili sono abbandonati a loro stessi”.

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