Roberta Villa: "La terapia al plasma è un'opportunità, non si contrappone al vaccino" - BergamoNews
Coronavirus

Roberta Villa: “La terapia al plasma è un’opportunità, non si contrappone al vaccino”

Abbiamo chiesto alla giornalista e divulgatrice scientifica bergamasca Roberta Villa, laureata in medicina e chirurgia, di tracciare un punto della situazione

La terapia col plasma dei guariti da Covid-19 funziona? Tanti – se non tutti – vorrebbero avere maggiori informazioni su questo trattamento e sulla sua efficacia sui pazienti affetti da Coronavirus.

Si sta sperimentando in diverse parti del mondo e in Italia con l’impegno da precursori del Policlinico San Matteo di Pavia e l’ospedale di Mantova ai quali si sono affiancati altri centri. Le notizie che stanno arrivando da queste strutture sono promettenti, come ha evidenziato nei giorni scorsi il dottor Giuseppe De Donno, primario del reparto di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova.

Abbiamo chiesto alla giornalista e divulgatrice scientifica bergamasca Roberta Villa, laureata in medicina e chirurgia, di tracciare un punto della situazione.

Si sta parlando molto della cura al plasma: può essere efficace?

Si tratta di una terapia tradizionale che si è usata spesso in passato, le ultime volte nel caso dell’epidemia di Ebola ma in generale si era tentato anche in precedenza di utilizzare il plasma di persone guarite somministrandolo agli ammalati in modo che possano sopperirne la mancanza finchè quest’ultimo non li produca a sufficienza. È un trattamento che si è sempre impiegato in caso di necessità e anche la Cina ha cominciato ad adoperarlo fin dai primi tempi dell’epidemia. Tra i vari approcci che si stanno studiando in diverse parti del mondo e in alcuni ospedali italiani sotto il coordinamento del Policlinico San Matteo di Pavia rappresenta un’opportunità per alcuni casi.

Quando si può svolgere?

In alcuni casi gravi. Come ha spiegato il professor Luciano Gattinoni (medico rianimatore di fama internazionale, ndr), il trattamento va effettuato in un particolare momento: bisogna studiare bene la tempistica perchè non deve essere eseguito troppo presto per non sprecarlo ma nemmeno troppo tardi. Il paziente deve essere abbastanza grave, ventilato artificialmente e tendere a peggiorare. Sicuramente non è una cura per tutti e non sostituisce la prevenzione: non si capisce come mai si sia scatenata una contrapposizione rispetto al vaccino perchè sono due cose completamente diverse. La terapia con il plasma è una cura che si esegue in casi particolari, quando i rischi e i problemi collegati a questo trattamento sono compensati dai vantaggi: se una persona ha un po’ di febbre non si ricorre alla trasfusione di plasma.

Quindi può essere un’arma in più?

Per alcuni casi gravi, può esserlo: si stanno conducendo gli studi per verificarlo. Una delle obiezioni che sta circolando in questi giorni è che non sia una terapia sperimentale perchè è già stata utilizzata in altri casi: è vero, ma ogni malattia è a se stante e nella fattispecie non sappiamo quanto questi anticorpi siano protettivi. Ogni situazione deve essere sottoposta a sperimentazione per darci conferme.

Ci sono controindicazioni?

Sì, le persone possono avere avuto reazioni ad altre trasfusioni e ad altri derivati. Il plasma del donatore va esaminato, bisogna essere sicuri che non contenga altri virus, Hiv, il virus dell’epatite C ecc. Ricordiamo, per esempio, lo scandalo del sangue, dei derivati negli anni Novanta: trasferire materiale da un individuo all’altro comporta rischi sia infettivi sia di reazioni immunitarie. E poi c’è un problema di carattere generale relativo al numero dei donatori.

Cioè?

Per quanto possano esserci tante persone di buona volontà che vogliano donarlo, non possono dissanguarsi. Ognuno può fornire mezzo litro di plasma ogni mese e mezzo e con questa donazione si possono produrre al massimo due dosi da 250/300 ml: a ogni paziente vengono somministrate fino a tre dosi in cinque giorni e quindi ha bisogno di almeno due donatori. Inoltre, non tutte le persone possono essere donatori.

Che caratteristiche devono avere?

Devono essere adulti, non avere altre malattie (come ho specificato prima), essere guariti da Covid in un tempo ragionevole per non trasmettere il virus e avere una quantità di anticorpi tale che valga la pena di fare tutto questo. Gli anticorpi devono essere neutralizzanti: sappiamo che non tutti li hanno in grado di neutralizzare il virus. Dopodichè si fa il trattamento di plasmaferesi.

In cosa consiste?

La persona viene attaccata a una macchina che preleva il sangue, estrae il liquido e reinserisce le cellule, globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. È una procedura che richiede del tempo e una struttura: non è la soluzione facile per tutti i problemi. Ci sono tanti approcci e trattamenti che possono servire ai malati Covid e questo è uno di quelli che speriamo possa essere utile per alcuni pazienti selezionati, però non è la cura generale: non ha nessuno scopo di prevenzione e non ha niente a che vedere con il vaccino. Se e quando arriverà quest’ultimo permetterà di proteggere le persone sane e non solo di curare quelle in condizioni più gravi attaccate a un respiratore.

Per concludere, il trattamento col plasma sta funzionando?

Sembra di si, ma non si può ancora affermare con certezza perchè non sono ancora disponibili dati pubblicati.

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