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Ospedale alla Fiera, in un mese guariti 52 pazienti: “La fase critica per ora è terminata” fotogallery video

Maria Beatrice Stasi, direttore generale del Papa Giovanni, che gestisce la struttura: "Resterà però allestito in vista di una possibile ripresa del virus e per tutti i controlli successivi alla dimissione"

Sono 52 finora i pazienti curati e dimessi dell’ospedale Covid realizzato dai volontari bergamaschi alla Fiera di via Lunga. 49 di loro hanno potuto fare ritorno a casa, mentre 3 hanno lasciato la struttura con dimissioni protette per verificare meglio il loro quadro clinico. Altri 10 curati lì sono stati poi trasferiti all’ospedale Papa Giovanni per problemi specialistici non collegati al coronavirus. Mentre quelli attualmente ricoverati sono 34, di cui 6 in terapia intensiva.

A un mese dall’apertura, la struttura ospedaliera allestita in una decina di giorni all’interno dei padiglioni della Fiera, prosegue la sua preziosa attività a supporto dei nosocomi della nostra provincia. Oltre al Papa Giovanni, le Cliniche Gavazzeni di Bergamo, il Bolognini di Seriate, il Civile di San Giovanni Bianco e il Policlinico San Marco di Zingonia, in queste settimane hanno potuto alleggerire il loro carico di ricoveri appoggiandosi su quello pensato come un impianto da campo, ma realizzato come un vero e proprio ospedale, con 142 posti letto, di cui la metà di terapia intensiva.

Considerati il calo dei contagi in Bergamasca e il numero di posti ancora disponibili, negli ultimi giorni si è deciso di dare la possibilità di inviare pazienti anche da altre province lombarde e regioni italiane. Il percorso inverso fatto da diversi bergamaschi a inizio emergenza.

In queste ore, a testimonianza del miglioramento della situazione a Bergamo, hanno fatto ritorno a casa i 32 medici russi che dalla fine di marzo erano impegnati nella missione umanitaria “Dalla Russia con Amore”, con il supporto all’ospedale della Fiera di Bergamo e la sanificazione delle case di riposo sparse per la provincia.

“Grazie al contingente russo e in particolare al personale sanitario che ci ha supportato nel nostro Presidio medico avanzato fin dal primo giorno della sua apertura, dando un contributo fondamentale nella gestione dei pazienti, in particolare quelli più gravi – il saluto di Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Abbiamo fatto un lavoro importante e siamo un esempio di integrazione tra diverse istituzioni, che hanno dimostrato di saper lavorare insieme per dare una risposta veloce e qualificata ai bisogni di un territorio travolto da un’emergenza senza precedenti”.

Nel frattempo la direzione del Papa Giovanni tiene monitorata la situazione per capire se, la linea del contagio proseguirà la sua discesa e saranno dimessi tutti i pazienti, poter convertire l’ospedale da campo in un centro follow up per le analisi post fase acuta e per le visite di controllo. La struttura realizzata dagli Alpini con il supporto di quasi 300 volontari (tra cui diversi tifosi della Curva Nord atalantina) infatti, ha tutto il necessario anche per i trattamenti che seguono il ricovero.

“Fortunatamente a oggi la pressione per i ricoveri è terminata – ha spiegato la dottoressa Stasi – ma il presidio in Fiera non perderà la sua funzione, che è quella di restare prudenzialmente allestito in vista di una possibile ripresa del virus, e di essere impiegato per tutti quei bisogni, ambulatoriali soprattutto, legati alla Fase 2. Il Covid è una malattia che richiede anche controlli successivi alla dimissione e grazie a questa struttura avremo ulteriori spazi da utilizzare in tal senso”.

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