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Fase 2

Edilizia in Bergamasca: quasi 1.900 domande di cassa per 17.500 lavoratori

La riapertura del 4 maggio: “Stimiamo sia ripartito il 30% dei cantieri. Il 70% andrà riorganizzato”

Da fine marzo a oggi nel settore delle costruzioni della provincia di Bergamo è stata presentata richiesta di Cassa integrazione ordinaria per 17.500 lavoratori in quasi 1.900 domande sottoposte all’Inps.

Lo comunicano i sindacati di categoria, Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil che forniscono anche le cifre parziali relative ai singoli comparti del settore: per le imprese edili le richieste avanzate sono state 1.670 (coinvolti 12.685 lavoratori), per le aziende del legno 120 (coinvolti 2.604 addetti), per le realtà dei manufatti in cemento 24 (1.018 lavoratori), per gli impianti di produzione del cemento 10 (per 626 dipendenti) e per le imprese lapidee 51 coinvolti (571 lavoratori coinvolti).

“Anche nella nostra provincia, tra le più colpite dalla pandemia, la riduzione delle attività e poi il fermo totale hanno portato a un boom di richieste di ammortizzatori sociali che ha coinvolto l’intero settore delle costruzioni” hanno commentato oggi Giuseppe Mancin di Feneal-Uil, Simone Alloni di Filca-Cisl e Luciana Fratus di Fillea-Cgil di Bergamo.

“Di tutte le richieste pervenute, solo per il 35% (cioè per più di 6.000 lavoratori) sono stati siglati accordi sindacali che prevedono l’anticipo e la maturazione dei ratei di ferie e 13ª, oppure solo una delle due voci. La percentuale restante è riferita a mancati accordi dovuti all’evidente impossibilità economica delle aziende e, brutto da riscontrare, talvolta anche alla mancata volontà in particolare di anticipare l’importo della cassa. Sottolineiamo ancora una volta l’importanza della consultazione sindacale che permette di tutelare il reddito dei lavoratori e delle loro famiglie”.

In merito alla ripartenza del 4 maggio nella provincia di Bergamo, i tre sindacalisti proseguono: “Si è ricominciato con gradualità, stimiamo che sia ripartito circa il 30% dei cantieri. Viste le numerose richieste di predisposizione dei Protocolli di sicurezza pervenute nelle ultime settimane ai nostri Rappresentanti dei lavoratori alla Sicurezza Territoriali, possiamo stimare che il 70% dei cantieri andrà riorganizzato per poter mettere in atto tutte le misure necessarie di prevenzione al contagio. Proporremo nei prossimi giorni ai rappresentanti delle parti datoriali e alle istituzioni la costituzione del Comitato territoriale previsto dalle linee guida dei Protocolli nazionali. La preoccupazione è alta, soprattutto per le specificità di un settore come quello edile nel quale il luogo di lavoro – il cantiere – è in continua evoluzione e vede la convivenza di più imprese”.

Oltre che nell’edilizia, il confronto iniziato a metà aprile e finalizzato alla condivisione dei Protocolli anti contagio continua anche nelle aziende industriali legate alla filiera delle costruzioni, cioè del legno, del cemento, dei lapidei e dei manufatti.

In aggiunta all’applicazione del Protocollo nazionale di settore siglato da Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, Ance, Associazioni Artigiane, Cooperative e Ministero delle Infrastrutture, i tre sindacati ora chiedono che si attivi con la Prefettura un tavolo specifico per monitorare l’applicazione delle disposizioni, ad esempio in materia di trasporto verso e dai cantieri (non potendo utilizzare i pulmini), di servizi igienici diversi tra impresa madre e subappalti, di controllo delle temperature all’ingresso del cantiere, di utilizzo degli spogliatoi, delle mense o di convenzioni con il settore ristorazione, della predisposizione di aree dedicate nel caso si manifesti la presenza di lavoratori sintomatici”.

A livello regionale le organizzazioni sindacali di settore hanno chiesto ad Ance di attivare lo strumento diagnostico dei tamponi per tutti i lavoratori edili.

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