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Bar e ristoranti: nuovo ossigeno dal take away, ma solo il 25% ha deciso di riaprire - BergamoNews
Bergamo

Bar e ristoranti: nuovo ossigeno dal take away, ma solo il 25% ha deciso di riaprire

Gelaterie e pasticcerie sono ripartite quasi tutte, dati contrastanti tra gli altri esercenti: per Ascom ci si attesta al 25%, Confesercenti parla di un'attività su due in città.

Delivery e take away, per provare a rimettere in moto pian piano le proprie attività: nell’ultimo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, quello datato 26 aprile, l’introduzione della modalità da asporto come possibilità di vendita per bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie ha ridato un po’ di ossigeno a parecchi esercenti.

Meno complicato e faticoso a livello organizzativo rispetto alla consegna a domicilio, il take away ha consentito a molti più imprenditori di rialzare la serranda.

“Con la concessione del take away si è fatto un piccolo passo avanti dal punto di vista tecnico rispetto al delivery, ma non è ancora sufficienti per far sopravvivere le imprese – spiega Oscar Fusini, diretto di Ascom Bergamo – La modalità ‘da asporto’ permette di eliminare la grossa problematica della consegna e può essere un buon esperimento in vista della piena ripresa”.

Ma conviene intraprendere questa strada?

“Qualcuno è ripartito così, per provare a incamerare qualche risorsa, poche a dir la verità e che magari non coprono nemmeno le spese. Al momento non ci si guadagna. Qualcosa però si muove, approfittando del fatto che in questa fase non è possibile consumare i pasti fuori casa: al netto della crisi che stanno attraversando tante famiglie bergamasche, ci si concede il cibo d’asporto o a domicilio”.

Per gli imprenditori del settore la concessione contenuta nell’ormai famoso allegato 5 del Dpcm del 26 aprile ha avuto effetti differenti: se per gelaterie e pasticcerie la possibilità di fare il take away ha significato l’apertura della quasi totalità delle imprese, per bar e ristoranti le decisioni sono molto variegate.

“Se dobbiamo tracciare un bilancio, col delivery abbiamo assistito alla riapertura di circa il 10% delle attività mentre ora con l’ultima novità ci attestiamo al 20-25% – continua Fusini – Chiaramente solo chi è ben attrezzato può intraprendere queste strade, che a livello organizzativo non sono semplici. Chi sta sperimentando ora, potrà farsi le ossa per il futuro post Covid quando le prescrizioni vorranno più distanziamento dentro i locali e quindi portare a regime consegne a domicilio o asporto potrà colmare un po’ le mancate entrate tradizionali”.

Sentimenti e considerazioni condivise anche da Confesercenti Bergamo e dal suo vice direttore Cesare Rossi: “Tanti associati aspettano i fondi del Governo – spiega – Al momento se si guardano le casse e gli sforzi fatti per assicurare i servizi di delivery e take away non ci sono guadagni. Con il ritorno all’attività di diversi codici Ateco sono tanti i lavoratori tornati sulle strade e c’è anche chi si affida al cibo d’asporto per il pranzo. Ma non basta”.

Sulle riaperture, in particolare, non si può dire che siano state fatte a cuor leggero: “Le cose da fare sono tante, bisogna allinearsi alle disposizioni e agli adempimenti necessari in materia di sicurezza – sottolinea Rossi – Le imprese a carattere familiare possono aprire più o meno serenamente, se si hanno dipendenti esterni inizia a essere un po’ più articolata. Diciamo che in città un’impresa su due ha riaperto con queste formule, nelle altre zone però la percentuale scende parecchio”.

Un appunto il vice direttore di Confesercenti Bergamo lo fa sugli adempimenti e sulle disposizioni per gli operatori del commercio: “Notiamo che c’è ancora tantissima confusione – evidenzia – Finora si sono viste solo bozze, ben fatte ma comunque bozze. Prima della futura apertura si dovrà aspettare una norma: tantissimi associati ci chiedono lumi su sanificazioni, eventuali divisori in plexiglass ai tavoli. Il nostro consiglio, in questa fase, è di non fare investimenti avventati che poi si potrebbero rivelare inutili. Attendiamo indicazioni ufficiali. Per Bergamo potrebbe essere un’opportunità, in vista del cambiamento profondo che attende il settore”.

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