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È iniziata la fase 2 con tante paure e tante domande - BergamoNews
Dal 4 maggio

È iniziata la fase 2 con tante paure e tante domande

Povertà e malattia che si intrecciano, paura ed impazienza che si sfidano, ottimismo e pessimismo che fanno a botte: diteci che è tutto un film fantascientifico

Il 4 maggio (2020) è stata la data prescelta dal governo italiano nel processo di riapertura e di riacquisto delle libertà di movimento e circolazione: almeno i primi passi.

Possibile, quindi, da lunedì, andare dai parenti oppure passeggiare e correre per la città senza ulteriori restrizioni se non che gli obblighi di mascherina e distanziamento fisico/sociale.

Oltre a tutto ciò, risulta enormemente interessante osservare i comportamenti sociali degli italiani post-quarantena di massa e scoprirne gli effetti, le domande sono molte:

– Escono in tanti?

– Come si conviverà con la paura del contagio?

– Chi soprattutto esce di casa?

– Come vivono il ritorno ai parchi i bambini?

Questi alcuni dei primi quesiti che verrebbero in mente, ma la lista potrebbe essere infinita; non vi è dubbio che questa questione abbia toccato tutti i cittadini, sembrando una cosa casualmente realmente democratica.

Tutti a casa! Il monito del governo, prima, e dei cittadini ipercivisti, dopo, passando tra le voci degli artisti e le grafiche dei social media adibiti a ‘Stay Home’.

La casa come sinonimo di rifugio e ritrovo, calore umano e salvezza dalle intemperie del mondo esterno, nel corso di questi due mesi di reclusione si è tramutata in sede di frustrazione e pesantezza per molti.

Così gli anziani, già perfidamente targhettati dal virus, hanno subito lo stigma sociale del: ”Ma perché escono, già sono a rischio?!”; i bambini non sono stati minimamente considerati come esseri che hanno una propria organizzazione della vita: d’altronde loro mica possono ribellarsi o formare comitati.

Democraticamente tutti siamo stati obbligati a stare a casa: indipendentemente dalla grandezza dell’abitazione, dall’occupazione lavorativa in potenziale rischio, dall’età, dall’incidenza nella regione; in un attimo tutto ciò che avevamo sempre fatto diveniva un atto illecito cagionevole di multa, senza poter spiegare, senza se e senza ma.

L’essere tutti potenzialmente portatori di virus ci ha reso più aggressivi e più diffidenti verso l’altro ritenendolo immediatamente fonte di colpa già nella sua esistenza biologica; il movimento ha assunto una valore diabolico nella società; la tipica boccata d’ossigeno in compagnia di un animale domestico è ritenuta differente da una identica ma in solitaria.

Probabilmente c’è stato un affinamento supremo nella strana arte dell’ipercivismo: ”Untori in giro, untori in giro, untori in giro” sembra che dicano al cospetto di ogni tipo di umano che respira.

La cornice di questa navigazione in acque inesplorate è stata la duplice ed ambigua scuola di pensiero nella scienza mediatizzata, con la politica nel ruolo di perfetta ritardataria ad ogni appuntamento.

Povertà e malattia che si intrecciano, paura e impazienza che si sfidano, ottimismo e pessimismo che fanno a botte: diteci che è tutto un film fantascientifico.

Nel frattempo il PIL langue, ma attenzione alla curva del contagio.

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