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Dentro la Cosberg: distanze, dispositivi, turni, così si garantisce la salute nella fase 2

Molto è cambiato nel mondo del lavoro. Lo abbiamo appurato alla Cosberg di Terno d'Isola che studia, progetta e costruisce macchine e moduli per l'automazione dei processi di montaggio.

La chiamano la Fase 2 ma non è un ritorno alla normalità. Molto è cambiato nel mondo del lavoro. Lo abbiamo appurato alla Cosberg di Terno d’Isola che studia, progetta e costruisce macchine e moduli per l’automazione dei processi di montaggio.

La Fase 2 alla Cosberg di Terno d'Isola

Qui lavorano più di settanta persone, ma oggi erano fisicamente presenti in azienda solamente in 48, tutti gli altri lavorano ancora da casa in smart working. Lunedì 4 maggio la Cosberg, nata nel 1983 grazie all’intuizione del suo patron Gianluigi Viscardi, ha riaperto tutte le sedi delle sue società.

“Non ci siamo mai fermati nemmeno nella fase 1, i nostri dipendenti hanno lavorato in smart working, e a coloro che a casa non hanno una connessione adeguata o vivono in zone dove la linea è debole l’azienda ha dato in dotazione dispositivi per la navigazione, per permettere loro di inviare e ricevere file e progetti oltre che di partecipare alle videoconferenze – afferma Michele Viscardi, consigliere delegato della Cosberg -. In questo modo abbiamo attivato oltre l’80% delle funzioni che potevamo avere operative. Le attività di progettazione, di assistenza tecnica e il commerciale ci hanno permesso di mantenere attiva l’azienda, portando avanti diversi progetti e lavorando anche con clienti esteri. Nelle ultime due settimane abbiamo pensato al ritorno in azienda, creando dei percorsi e dei turni per permettere ad ogni dipendente di lavorare in sicurezza e tranquillità. Entrano scaglionati, a tutti viene provata la temperatura, abbiamo ampi spogliatoi dove cinque persone per volta possono entrare per cambiarsi. Infine, in officina o in ufficio sono state garantite le distanze di sicurezza”.

Che cosa ha imparato un’azienda come la Cosberg dalla Fase 1?

Abbiamo compreso l’importanza dello smart working e, ancora di più quella della digitalizzazione. La progettazione meccanica, elettrica e il settore commerciale hanno continuato a lavorare. Ora ci troviamo di fronte la realizzazione di importanti commesse per l’estero, ai clienti abbiamo garantito la fornitura, mentre assistenza e formazione avverranno da remoto, così come da remoto guideremo il cliente nell’installazione delle macchine”.

Ora siete ripartiti a pieno ritmo, che cosa vi aspettate?

Per prima cosa ci auguriamo che questa pandemia si arresti, che la ricerca medica trovi un vaccino. In azienda abbiamo avuto un solo caso certificato di Covid-19, ma la nostra terra bergamasca ha pagato moltissimo in termini di vite umane. Quindi ci aspettiamo che le misure messe in atto, che secondo me garantiscono più sicurezza qui che in qualsiasi supermercato, ci permettano di recuperare il terreno perduto. La chiusura delle aziende italiane infatti, ha avuto come conseguenza – inevitabile – la perdita di quote di mercato per molte realtà. Recuperare il terreno perduto sarà quindi la prossima sfida imprenditoriale che affronteremo”.

La pandemia del coronavirus ha colpito tutto il mondo. La capacità di adattarsi degli Italiani unita alla creatività, ci aiuterà a superare questa crisi?

Sono certo che riprenderemo a correre, la nostra abilità sta anche nel saperci destreggiare in situazioni critiche. Ripartiremo e sono convinto che sapremo anche superarci. Certo dobbiamo mettere in conto che quest’anno il bilancio si farà su dieci mesi, non su dodici e che riporteremo dei pesanti cali. È inutile nascondercelo, anzi è una certezza”.

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