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"Il massacro nascosto": in Bergamasca mortalità aumentata del 463% a marzo e aprile - BergamoNews
La pandemia

“Il massacro nascosto”: in Bergamasca mortalità aumentata del 463% a marzo e aprile

Al disastro del Covid-19 nella Bergamasca è stata dedicata una puntata speciale di "Bersaglio mobile", andata in onda su La7

Lasciano senza parole i numeri della pandemia del Coronavirus a Bergamo. Rendono subito l’idea di quanto l’emergenza abbia colpito il territorio orobico: se pensiamo che a ognuno corrisponde una persona ed è legato a una famiglia e a degli affetti non si può non essere pervasi da un grande dolore… alcune famiglie sono state colpite da più lutti: tutti hanno perso uno o più parenti o conoscenti.

Al disastro del Covid-19 nella Bergamasca è stata dedicata una puntata di “Bersaglio mobile, andata in onda su La7 nella serata di sabato 2 maggio. Il direttore del TgLa7, Enrico Mentana, ha proposto “Le urla del silenzio”, uno speciale del programma firmato TgLa7 per raccontare il dramma vissuto dalla provincia di Bergamo, “epicentro dell’epicentro” del Coronavirus, ma soprattutto cercare di capire cosa è successo tra Alzano e Nembro nei giorni in cui è scoppiata l’emergenza. Inoltre, è tornato su un altro nodo da sciogliere, ossia cioè è accaduto tra Alzano Lombardo e Nembro nei giorni in cui bisognava decretare la zona rossa e non è stato fatto. Con l’inchiesta “Il massacro nascosto” realizzata da Guy Chiappaventi e Flavia Filippi, poi, ha posto l’attenzione sulle numerose morti avvenute in questo periodo nelle case di riposo.

I dati relativi all’aumento della mortalità nei mesi di marzo e aprile 2020 forniti nel corso della trasmissione (fonte: Financial Times), vedono la provincia di Bergamo in testa a questa triste classifica (+463%), seguita da Guayas, in Ecuador (+347%), Città di New York (+299%), Madrid (+161%), Isola di Francia (+122%), Londra (+96%), Stoccolma (+75%) e Giacarta (+47%). È stata gravemente ferita tutta la Bergamasca e in modo particolare l’area della Valle Seriana. Il dottor Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo ai microfoni di “Bersaglio mobile” ha evidenziato: “L’area della media Valseriana è forse quella in cui l’epidemia ha fatto più vittime rispetto al resto del mondo in proporzione alla popolazione. Qui i morti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sono aumentati di almeno 7-8 volte. I motivi sono tanti: l’epidemia è esplosa qui probabilmente perchè questa è un’area ad altissima industrializzazione, si trova sulla direzione dei grandi trasporti europei, abbiamo un grande aeroporto internazionale e l’A4 su cui si muove gran parte del trasporto su gomma, ma anche aziende ad alta tecnologia con vocazione internazionale, che hanno rapporti costanti con tutta l’Europa e con la Cina. Poi a mio avviso la mancata cura del territorio ha prodotto il resto: non sono stati fatti precocemente gli isolamenti dei casi e non è stata fatta una politica precoce dei tamponi. È stata una caporetto della sanità del territorio perchè, a fronte di atti di eroismo da parte dei medici di medicina generale che hanno cercato in tutti i modi di garantire il servizio, la vicinanza e il rapporto con i loro pazienti – tant’è vero che, mandati al fronte a mani nude senza protezioni, su 600 ne sono morti 6 e 150 si sono ammalati – la mancanza di linee guida, di organizzazione, di interventi di sanità pubblica sugli isolamenti e sulle restrizioni delle zone, delle aree e delle famiglie, e la mancanza di una politica di tamponi fatta fin dall’inizio per verificare i casi ha prodotti il crollo del territorio”.

Sono stati mesi da incubo. L’operatrice del 118 Cinzia Cipolla ha raccontato: “Sono stati periodi veramente bui: ci siamo trovati all’improvviso con il 45% del personale in meno e con un aumento esponenziale delle chiamate. Siamo passati dal gestire una media di 600 chiamate al giorno a 2.500/3000 in una giornata”. Rispondendo a una domanda sulla tempistica di attesa dell’ambulanza, Cipolla ha proseguito: “Per i codici verdi alcune volte aspettavano anche 6-7 ore, mentre per i codici gialli riuscivamo nell’arco delle due ore ad evadere la richiesta ma non si è mai vista una carenza così, una sproporzione tra richiesta e disponibilità di ambulanze. Non sempre siamo riusciti ad arrivare in tempo, alcune volte purtroppo quando siamo arrivati sul posto la persona era già deceduta. Tante volte ci siamo trovati in un angolo a piangere perchè ci rendevamo conto che la situazione era più grande di noi, non riuscivamo a soddisfare questa incombente necessità, è stato incredibile, come se ci avesse investito un tir in corsa”.

bersaglio mobile il massacro nascosto

I DECESSI – Spiegando la tragedia di Nembro, il sindaco Claudio Cancelli ha dichiarato: “In questo periodo, a partire dal 23 febbraio – che per noi è la data simbolica d’inizio dell’emergenza perchè è il giorno in cui sono emersi i primi casi positivi – abbiamo avuto oltre 150 decessi. L’anno scorso ne abbiamo registrati dai 15 ai 20 nello stesso periodo a fronte dei 175 che abbiamo oggi, cioè siamo a 10 volte di più. Questo ci dice che evidentemente il numero dei contagi a Nembro non è quello ufficiale – che viene classificato attorno ai 220 positivi al Covid – ma è almeno il 50% della popolazione”.

Illustrando la situazione del suo paese, il sindaco di Scanzorosciate, Davide Casati ha dichiarato: “Questi due mesi a Scanzorosciate, la comunità che ho l’onore di amministrare sono stati molto difficili, drammatici per moltissime famiglie che purtroppo hanno avuto uno o più defunti. Solo nel mese di marzo abbiamo contato 120 decessi quando nell’anno precedente – in un anno intero – ne avevamo avuti poco meno di 140. Tute le famiglie sono state coinvolte direttamente o indirettamente con la perdita di un caro o di un conoscente. Ricordo il mese di marzo in particolare in cui in Comune si lavorava dalle 8 del mattino fino alle 20 con i telefoni che continuavano a suonare, l’ufficio anagrafe registrava a ripetizione decessi su decessi, a volte anche una decina al giorno”.

Le richieste inoltrate alle onoranze funebri sono state ogni giorno tantissime. Stefano Barcella ha spiegato: “La nostra azienda si occupa solitamente di 5 chiamate al giorno e abbiamo avuto picchi di 50-60 telefonate quotidiane. Abbiamo dovuto rinunciare a delle chiamate perchè non ce la facevamo più. La provenienza per il 70% era da istituti e per il 30% da abitazioni private”.

LE CASE DI RIPOSO – L’inchiesta di “Bersaglio mobile” ha specificato: “Nelle 65 case di riposo della Bergamasca c’è stata una strage: da gennaio sono morti 2mila anziani, quasi un degente su tre e quasi quanti quelli scomparsi nei tre anni precedenti. Alla Fondazione Sant’Andrea a Clusone, tra la Rsa e la casa albergo, la morte portata dal Coronavirus si è presa 49 anziani, praticamente un terzo degli ospiti e l’80% del personale sanitario si è ammalato”.

Anche a Gazzaniga i numeri sono significativi. Cristina, infermiera della Rsa Casa San Giuseppe di Gazzaniga ha affermato “Abbiamo avuto anche 2 o 3 decessi per turno e questo ci ha davvero destabilizzato sia come professionisti infermieri sia come persone che hanno a casa una famiglia”.
Rimanendo in Valseriana, il reportage ha specificato che “nella casa di riposo di Nembro nel mese di marzo si sono verificati 34 decessi su 87, quasi il 40%. Un giorno nella stessa ora sono morte tre persone, tante quante mancate in tutto il mese di marzo nel 2019”.

A conclusione della puntata sono stati mostrati alcuni cartelli recanti gli aggiornamenti in materia giudiziaria sugli accadimenti legati al Covid-19: “La Procura di Bergamo ha aperto due fascicoli per epidemia e omicidio colposo. Si indaga per ora contro ignoti sulla mancata chiusura dell’ospedale di Alzano e sulle Rsa dove il tasso di mortalità è stato del 32,7%. C’è un’altra indagine per lesioni colpose sulla carenza di dispositivi di protezione per il personale sanitario. Nella città di Bergamo tra marzo e la metà di aprile c’è stato un aumento della mortalità del 370%, del 463% in tutta la provincia e del 2.000% in alcuni comuni delle valli. I morti potrebbero essere più di 6mila”.

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