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Dubbi e preoccupazioni

Verso il 4 maggio, la grande incognita degli alberghi: “Una scommessa riaprire”

Daniele Zambonelli gestisce, insieme alla famiglia, il Best Western Cappello d'Oro: "So di colleghi che terranno chiuso sicuramente per tutto maggio".

Riapertura dal 4 maggio, ma con quali prospettive? Una domanda che attanaglia tutti gli operatori del commercio, chiamati a rivedere abitudini e regole di accesso alle proprie strutture.

Tra chi potrebbe (il condizionale è d’obbligo) ripartire con la normale attività ci sono anche gli albergatori che fin qui, dall’inizio dell’emergenza, avevano potuto ospitare solamente personale sanitario o dare la propria disponibilità per accogliere pazienti Covid in dimissione dagli ospedali.

A Bergamo e provincia significa un potenziale via libera per 278 attività ma, nella realtà dei fatti, è molto probabile che non siano tanti coloro che lo faranno.

Impossibile al momento prevedere con esattezza come evolverà il mercato nei prossimi mesi, principalmente dal lato del turismo business dando per scontato che per quello leisure l’attesa si prolungherà ancora.

E se tenere aperto in questi primi due mesi di emergenza è stata scelta coraggiosa di fronte a un mercato praticamente inesistente, altrettanto lo sarà ripartire ora, facendo un vero e proprio salto nel buio.

Ne è consapevole anche Daniele Zambonelli, che insieme alla sua famiglia gestisce a Bergamo il Best Western Cappello d’Oro di Viale Papa Giovanni XXIII: “Siamo arrivati a un punto in cui il lockdown inizia davvero ad allentarsi un pochino, ma nessuno di noi sa quanto indotto verrà portato dalla clientela – ammette – I colleghi coi quali mi sono confrontato in questi giorni si dividono quasi equamente sulle due strade: tenere chiuso e affidarsi ancora agli ammortizzatori sociali o riaprire sapendo di essere di fronte a un grosso punto di domanda”.

Chi ha continuato in qualche modo ad operare in questi mesi lo ha fatto con tutte le difficoltà del caso, di adattamento alle disposizioni normative e ai protocolli di sicurezza sui luoghi di lavoro: “Noi l’abbiamo fatto – spiega Zambonelli – Atto dovuto e necessario per tutelare collaboratori e clienti. Ciò che gli alberghi ora si apprestano a fare è andare incontro a questo mercato sconosciuto, con una serie di accortezze nella gestione del servizio. Ovviamente sono da ripensare tutte le aree comuni, per evitare assembramenti: si può ipotizzare che i ristoranti interni lavoreranno con una capacità del 25-30% e si devono prendere tutte le accortezze sui Dpi e sui gel igienizzanti da mettere a disposizione. Tutti costi in capo alle singole strutture ma credo di parlare per tutti se dico che ce li assumiamo volentieri senza l’intenzione di rivalerci poi sul clienti in termini di prezzo: sarebbe un boomerang clamoroso, se vogliamo ritornare in pista il prima possibile sappiamo che dobbiamo attrezzarci in questo modo. Siamo consapevoli che sarà un periodo di incertezza per tutti noi”.

Il rischio della ripartenza è una grande scommessa: “Preferisco parlare di investimento – continua – Sarebbe un segnale per tutti, dai clienti ai dipendenti. So di colleghi che terranno chiuso sicuramente per tutto maggio e forse razionalmente potrebbe apparire la scelta migliore. Chi apre scommette su sé stesso, ma la scelta fa parte della gestione di ogni singola azienda. Bisogna capire anche a livello finanziario chi è in grado di sostenere una o l’altra decisione”.

A livello personale, Daniele Zambonelli lancia un messaggio di speranza per tutti i colleghi, ma non solo: “Noi siamo in centro a Bergamo e siamo andati quotidianamente in albergo – racconta – Negli ultimi due mesi progressivamente abbiamo visto la città svuotarsi, diventare fantasma e ora riprendere un po’ di vita alla volta. Anche solo visivamente è un bel segno. Con l’allentamento delle misure restrittive e la riapertura di alcune aziende, l’auspicio è che riparta anche qualcosa di sostanziale per il nostro settore che ha dovuto fare i conti con centinaia di migliaia di euro di cancellazioni e lo 0 assoluto di prenotazioni, in quelli che avrebbero dovuto essere i mesi clou dell’anno: aprile e maggio”.

E su prenotazioni e cancellazioni si è anche creato una sorta di incidente diplomatico con i grandi player del mercato, i portali web: “In questa ‘battaglia’ Federalberghi ha fatto e sta facendo un lavoro enorme. Nei decreti sono state inserite misure fortemente spinte dall’associazione ma che oggi sono oggetto di discussione con questi portali che sono sempre stati dei grandi partner per noi: durante l’emergenza, però, non hanno manifestato molta sensibilità. Ciò che era stato deciso a livello italiano era a garanzia di tutti: dei clienti, ai quali viene garantito l’importo speso, degli albergatori, che tengono le entrate, e dei portali, che conservano la commissione. Una scelta che, una volta che le condizioni sanitaria l’avrebbero permesso, avrebbe fatto ripartire l’economia del turismo. Invece sulle prenotazioni non rimborsabili c’è stata una presa di posizione unilaterale da parte dei portali, che hanno stornato gli importi ai clienti per cause di forza maggiore, ma difendendo così solo la loro immagine”.

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