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Chiese chiuse, il disappunto della Cei, il buonsenso del Papa - BergamoNews
Lo sguardo di beppe

Chiese chiuse, il disappunto della Cei, il buonsenso del Papa

Il Papa, raccomanda “prudenza e obbedienza alle disposizioni“, mentre la Cei, ignorando il suggerimento del pontefice, insorge e grida alla violazione della libertà di culto.

Sì, lo so, è un terreno scivoloso, ma voglio entrarci perché credo valga la pena di sostenere una persona, Papa Francesco, che sta dimostrando di essere un punto di riferimento importante ed equilibrato per tante realtà e che resiste, nonostante la guerra dichiaratagli da lobbies integraliste ed economicamente forti, nelle quali si ritrovano anche i nomi di alcuni parlamentari e di personaggi italiani. La trasmissione televisiva Report ha fornito dati più che sufficienti a far comprendere chi compone lo schieramento di coloro che vorrebbero riportare la chiesa al medioevo e all’inquisizione. La stessa Cei, in occasione del recente Decreto del 26 aprile, non ha perso l’occasione di dimostrare quanto poco abbia a cuore la salute dei corpi delle persone, privilegiando quello che secondo loro costituisce il beneficio dell’anima.

I latini avevano un detto che alla luce degli avvenimenti dei nostri giorni, varrebbe la pena di rivisitare: Mens sana in corpore sano. Al divieto di celebrare messe con la presenza dei fedeli, sorge il disappunto di codesti signori che vedono in questa limitazione una violazione della libertà di culto, senza che vedano minimamente il serio rischio che potrebbe comportare la presenza dei fedeli nelle chiese, anche se distanziati e con le mascherine su naso e bocca. Veramente credono che terminata la messa, la gente non si fermi a scambiare quattro parole come abitualmente fa quando i tempi son normali?

Il Papa, raccomanda “prudenza e obbedienza alle disposizioni“, mentre la Cei, ignorando il suggerimento del pontefice, insorge e grida alla violazione della libertà di culto.

A meno che questi prelati abbiano avuto un contatto ravvicinato con Dio che potrebbe aver suggerito loro di opporsi a questa limitazione, si può dedurre che poco conti il rischio di contagio per i fedeli. Per loro è diverso, sono sull’altare, lontani dalla gente. Ora, per quel poco o tanto che io so, mi risulta difficile comprendere le ragioni di questo dissenso. Se è vero, come dice la religione, che Dio è dovunque, ogni credente gli si può rivolgere, dovunque si trovi, per pregarlo e supplicarlo, per chiedere il perdono delle sue colpe, per ringraziarlo di averlo salvato dall’epidemia fino ad oggi e così via. Ogni punto del creato è una chiesa perché il primo presupposto perché la chiesa esista, è la presenza di Dio.

Mancano i riti ed i simboli che certamente, fanno parte della tradizione della chiesa. Ma sinceramente, ho sempre faticato a capire la pomposità di certe cerimonie con sedie gestatorie e baldacchini e a trovare il nesso tra queste manifestazioni e la fede.

Sappiamo che “ecclesia” è un termine antico di derivazione greca che sta ad indicare l’assemblea popolare nelle antiche città greche, ragion per cui, la chiesa che da quel termine deriva, perde in parte il suo senso originario. Ma esistono cause di forza maggiore che consentono di sospendere i raduni di gente, anche per celebrare i riti tradizionali finalizzati ad onorare Dio.

Non ho mai avuto spirito missionario e non voglio fare opera di convincimento, ma, come dicevo, se una persona sosta in raccoglimento a casa sua, o in strada, o se recita una preghiera collettiva come il rosario con la famiglia, anche quel rito, spoglio di qualunque orpello, è chiesa perché anche lì c’è Dio. Per cui non ritengo giustificata l’alzata di scudi della Cei che, a mio modo di vedere, ha più il senso di ricordare ai credenti che esiste, nel timore che il tempo cancelli ulteriormente il riconoscimento delle gerarchie ecclesiastiche.

E per quanto riguarda papa Francesco che sempre a mio modo di vedere, sta ripristinando l’essenza del messaggio evangelico e dell’ecumenismo, creando scompiglio tra coloro che vorrebbero riportare la chiesa agli inutili fasti e agli orpelli del passato, gli auguro lunga vita.

Non sono un praticante. Ho un mio modo di credere che non è allineato a quello tradizionalmente predicato dai cattolici, ma avendo letto e riletto i Vangeli, sono stato affascinato dalla figura del Cristo, di quel giovanotto che in nome dell’amore verso tutti, ma soprattutto verso i deboli, i miserabili ed i peccatori, è stato messo sul patibolo. Ed è sublime il fatto che anche mentre era lassù, sul Golgota, abbia avuto modo di perdonare anche il ladrone pentito.

Le gente, in generale, non si interessa di teologia. La teologia è complicata, basata su ipotesi che non potranno mai avere conferma e che necessitano di un’adesione incondizionata di fede, non di ragione. La gente, al contrario, comprende la carità, quella semplice azione che da sempre ha animato il papato di Francesco e che richiama l’atteggiamento del Cristo nei confronti della gente. Ed è proprio questo atteggiamento amorevole nei confronti di tutti che ha suscitato l’ira degli integralisti intransigenti, di coloro che si arrogano il diritto, ritenendosi gli eletti, di rilasciare l’unico passaporto valido per il Paradiso, corredato da una serie di adempimenti che poco o nulla hanno a che vedere con l’evangelica carità.

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