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Ristoranti a domicilio: ai bergamaschi piacciono, ma… le richieste nel nostro sondaggio

In 1.500 lettori hanno risposto al nostro questionario sulla ristorazione ai tempi del Covid-19: la pizza è il prodotto più ordinato dagli intervistati, che non vorrebbero superare un budget di 20-30 euro per ogni ordine

In pochi l’hanno valorizzata prima di questa emergenza sanitaria, ma quasi tutti oggi la stanno provando a sfruttare: la consegna a domicilio (o delivery, per usare un inglesismo) è l’unica ancora di salvezza alla quale sono attaccati tutti i ristoratori italiani. Anche a Bergamo.

Da un’indagine del Centro Studi Fipe si è scoperto che tra gli imprenditori della ristorazione tradizionale, per intenderci quelle con il servizio al tavolo e una vocazione gastronomica focalizzata sulla cucina italiana e/o regionale, solo il 5,4% era già in grado, al momento dell’entrata in vigore del decreto dell’11 marzo (quello che ha chiuso bar, pizzerie e ristoranti), di fornire un servizio di consegna a domicilio.

Il 10,4% dei ristoratori italiani si è subito attivato per svilupparlo, mentre altri si sono organizzati con più calma, qualche settimana dopo.

Dopo Pasqua gran parte dei proprietari di ristoranti, pizzerie, ma anche di pasticcerie e gelaterie della Bergamasca si sono rimessi all’opera, e oggi le attività che consegnano pasti a domicilio ai clienti sono tantissime (la maggioranza, in pratica).

E i clienti bergamaschi cosa pensano di questo servizio? L’abbiamo chiesto a 1.500 lettori di Bergamonews.

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Dalle risposte – analizzate da CDiN  – raccolte grazie al questionario che abbiamo pubblicizzato sui nostri canali social (Facebook, Instagram, Telegram, Linkedin), si apprende che i bergamaschi hanno gradito questa proposta di ristorazione: l’80% degli intervistati ha utilizzato il servizio di consegna a domicilio durante la quarantena, e di questi il 65% l’ha fatto per più di due volte.

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Dalle risposte emerge che la maggior parte dei lettori campionati vorrebbe spendere al massimo 30 (39%) o al massimo 20 euro (38%).

Tra i prodotti più ordinati stravince la pizza: il 28% dei lettori ha ordinato solo quella durante la quarantena; altri, invece, l’hanno scelta insieme a trattorie e ristoranti etnici.

L’85% dei 1.500 intervistati ha detto di non aver ordinato vino insieme al pasto. Di questi, il 38% ha spiegato la scelta sostenendo di non bere mai vino durante pranzo o cena.

Ma come sono venuti a conoscenza i clienti delle proposte dei vari locali? In questo caso la netta maggioranza (53%) risponde che è stata informata grazie ai social.

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Ci sono infine tre dati molto importanti e interessanti che i ristoratori dovrebbe guardare attentamente: il 40% dei campionati ha dichiarato che prima di questa emergenza sanitaria usciva a cena meno di una volta a settimana, quindi stiamo parlando di un pubblico che non comprende solo la cosiddetta “clientela fissa” di ristoranti e pizzerie; la maggioranza degli intervistati (43,5%) si è detta abbastanza soddisfatta del servizio, mentre il 57,8% ha dichiarato che durante questa quarantena (che è stata prolungata almeno fino al 18 maggio prossimo) ordinerà ancora un pasto con consegna a domicilio.

In conclusione, i bergamaschi hanno dimostrato di voler supportare i ristoratori che in questo periodo complicatissimo hanno scelto di affidare la loro sorte (perché di questo si tratta) al delivery. E c’è di più: questa emergenza sanitaria sta addirittura portando nuovi clienti al mondo della ristorazione, dato che una larga fetta di chi ha risposto al questionario non era abituata a uscire a cena prima della quarantena e, al tempo stesso, ha risposto che è rimasta soddisfatta del servizio e che molto probabilmente lo utilizzerà ancora.

Considerato che nessuno sa quando potremo tornare alla vita di sempre, è importante capire che il servizio di consegna a domicilio può essere un appiglio vitale per le attività che stanno soffrendo: svilupparlo, d’ora in avanti, stando attenti anche al più piccolo dei dettagli sarà fondamentale.

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Indagine svolta in collaborazione con CDiN

CDiN Innovation
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