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L’ex presidente della Provincia Bettoni: “Visita di Conte superficiale e offensiva”

L'ex numero uno di via Tasso polemizza duramente col presidente del Consiglio: "Gaffe imperdonabile non aver invitato al vertice, svolto in Provincia, gli esponenti della Provincia stessa".

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Non è andata giù, all’ex presidente della Provincia di Bergamo Valerio Bettoni, la visita in prefettura del presidente del Consiglio Giuseppe Conte: l’attuale numero uno dell’Aci di Bergamo ha sottolineato, in particolare, la “gaffe” di non aver invitato a un vertice che si svolgeva nel palazzo della Provincia proprio i rappresentanti istituzionali di quell’ente.

“La visita del Presidente del Consiglio alla Prefettura di Bergamo è stata tardiva e affrettata, allo stesso tempo, superficiale e priva di sentimenti, arrogante ed offensiva per le autonomie locali, inquietante per la concezione delle istituzioni democratiche e del rispetto della dignità dei bergamaschi tutti – scrive Bettoni in una nota – Rischia di portare più danno e sconcerto che il conforto e il sostegno dovuti a 1 milione di abitanti che vivono e lavorano su un territorio ben più esteso della città capoluogo e che stanno pagando un prezzo altissimo alla pandemia Covid19.

Il non aver invitato al vertice prefettizio, tenutosi proprio nel palazzo di via Tasso della Provincia, il Presidente della Provincia e rappresentanti del Consiglio Provinciale è stata una imperdonabile gaffe che ha rivelato una impostazione centralista e statalista, non rispettosa della regola democratica e della pari dignità, con lo Stato, dei Comuni e della Provincia per il governo dei propri territori, fondamento costituzionale del valore delle autonomie, tanto care alla storia della nostra terra.

L’aver manifestato questa visione, oggi e a Bergamo, rende ancor più inquietanti i ripetuti decreti presidenziali con cui si governa l’emergenza, che hanno sospeso e superato diversi diritti costituzionali, prevaricando le nostre autonomie e le istituzioni locali.

I morti si contano nella dimensione provinciale, così come sono provinciali i presidi socio sanitari, ospedali, medici di base, RSA, lasciate colpevolmente sole e impreparate, e le associazioni di aiuto e volontariato. Di dimensione provinciale sono le associazioni dei lavoratori e dei produttori. Di dimensione provinciale sono la cultura, la tradizione, il valore dell’impegno economico e democratico da cui non si può più prescindere per indicare una via di ripresa.

Il primo valore da riaprire e ricostruire è quello della libertà come partecipazione democratica nella guida del proprio territorio.

La mia indignazione è particolarmente alta perché, nei 10 anni di guida della Provincia, ho visto quanto le energie, la serietà, la laboriosità del bergamaschi si sanno positivamente accompagnare ai saldi valori della democrazia nella valorizzazione delle autonomie, per creare crescita e benessere diffuso.

Per questa determinazione rivolgo ancora un appello, il mio ‘mola mia’ alla mia generazione, che tanto ha costruito nel dopoguerra e che non può assistere allo stravolgimento dei propri valori, e ai tanti uomini e donne ‘liberi e forti’ che guardano con preoccupazione al futuro, affinchè la nuova fase della fuoriuscita dalla pandemia e della ripresa avvenga in un nuovo impegno partecipativo per un forte Patto per Bergamo con al centro l’amore, la passione e il primato delle nostre istituzioni locali”.

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