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La lettera

Fase 2. Ci sono le condizioni nel mondo del lavoro per ripartire in sicurezza?

L'incertezza della ripartenza per come l'abbiamo vissuta a Bergamo ci preoccupa molto e non sappiamo se "la cura è peggio della malattia" considerata la crisi economica futura che potrebbe investire la nostra Nazione

Pubblichiamo la lettera di Andrea Arena, referente del gruppo ISF Informatori scientifici del Farmaco di Bergamo.

Non sono un esperto, ma mi sono convinto che l’atteso film “la Fase 2” , in uscita speriamo a breve in tutte le nostre case, abbia un cast privilegiato di attori con il preciso dovere di collaborare e garantire informazioni chiare e utili ai cittadini.

Primo attore: il politico

I politici devono prendersi la responsabilità della ripartenza ma prima devono tutelare la salute della collettività di tutto il Paese. La fase 2 non può iniziare senza un’azione esemplare su quei dirigenti che si sono dimostrati incapaci in questa emergenza, ne andrebbe della fiducia nel sistema dirigenziale. Uscite dalla Sanità, e, per una volta, premiate la meritocrazia come se fossimo un Paese moderno, democratico e civilizzato.

Il supporto dei tecnici deve avere carattere nazionale e non deve essere subordinato e vincolato al politico che ne chiede consulenza o a chi è disposto a pagare di più. Il parere del tecnico deve essere fruibile da tutti, con informazioni scientifiche e rapidi protocolli perché la diffusione epidemica è materia di sicurezza nazionale (art. 120 della costituzione italiana).

Secondo attore: medici

La sanità, cosi come l’istruzione, in questi ultimi vent’anni non è mai stata considerata una risorsa per il nostro Paese ma solo una spesa, e questo oggi ci ha messo tutti in difficoltà. Le Ats sono state considerate da anni come controllori di spesa da tutti i medici del territorio a scapito della qualità del servizio.

Comprendo gli amici medici che oggi si ritengono abbandonati sia per la mancanza di sicurezza personale che per l’assenza di precise direttive; molti di loro, infatti, hanno sperimentato soluzioni cliniche ed organizzative, a proprio rischio e pericolo, ma spinti dalla propria etica e dal senso del dovere. Domani questi stessi medici che tutti hanno applaudito con cori, striscioni, pizze e fiori nel momento della paura e del bisogno, saranno quasi certamente denunciati da qualche assistito. Per questo è essenziale che venga riconosciuta loro l’autonomia decisionale che i dirigenti hanno tolto, e che vengano riconosciuti come professionalità da includere nelle decisioni di salute pubblica.

Terzo attore: le banche

L’economia deve essere tutelata con una burocrazia snella e le banche devono aiutare.

La manovra economica che mi aspettavo dal nostro Governo, supportata dalle banche, era quella di dare liquidità a fondo perduto per dare speranza ai piccoli e medi imprenditori; aggiungere debito a chi ha delle difficoltà vuol dire spostare la crisi finanziaria nel prossimo futuro.

Concludendo cosa possono fare i nostri governanti sia regionali che nazionali?

Smetterla di scaricare responsabilità su altri e rimboccarsi le maniche senza scuse e senza ma. Snellire la burocrazia per favorire il rientro delle produzioni in Italia perché la burocrazia scoraggia le ripartenza a livello industriale. Negli anni trascorsi si è delocalizzato molto della produzione nazionale in altri paesi del mondo solo per il contenimento dei costi. La valutazione di qualità è passata in secondo piano rispetto ai costi. Un esempio è stato il promuovere i farmaci generici in tutta Europa senza controllare la qualità, salvo poi scoprire successivamente che i principi attivi prodotti in Cina erano contaminati.

I medici e sanitari riscoprano quella alleanza solidale fra medico e paziente che è alla base del rapporto di fiducia che è venuto meno in questo periodo. Gli industriali e i piccoli imprenditori suggeriscano quali sono i reali blocchi burocratici, con l’obiettivo di snellirli rapidamente per non perdere altro tempo e ridare speranza alle riaperture, al commercio, a tutti noi cittadini che abbiamo obbedito e ci siamo fermati nelle nostre case, ma che siamo terrorizzati dalla mancanza dei minimi livelli di sussistenza che un Paese moderno dovrebbe garantire.

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