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Debiti familiari e credito al consumo: “moratoria di sei mesi per le rate” - BergamoNews
L'accordo

Debiti familiari e credito al consumo: “moratoria di sei mesi per le rate”

Adiconsum e Assofin hanno raggiunto un accordo. Le banche e le finanziarie decidono la sospensione delle rate dei debiti al consumo. Busi: “In provincia esposizione per 3,5 miliardi”

L’esposizione per questo tipo di debito nella bergamasca è stimato in circa 3,5 miliardi: i bassi tassi degli ultimi anni hanno favorito gli acquisti a rate, e spesso la stessa persona ha in capo anche il mutuo casa.

L’arrivo dell’epidemia in molti casi ha complicato i meccanismi di rientro dal debito che ogni famiglia aveva preventivato. La perdita del lavoro o la sua riduzione per l’avvio di una cassa integrazione possono comportare situazioni spiacevoli come la segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia e agli altri sistemi di informazione creditizia, con l’espulsione di milioni di cittadini dall’accesso al credito e un grave deterioramento del merito creditizio.

A seguito dei numerosi interventi effettuati da Adiconsum presso Assofin, l’associazione delle banche e finanziarie del credito al consumo, prestiti e cessione del quinto, nei gironi scorsi è stata diramata dalla associazione una comunicazione di indirizzo sulle modalità di una possibile “moratoria Covid-19” per il credito ai consumatori, che darà respiro alle molte famiglie in difficoltà economica, permettendo la sospensione dei prestiti superiori a € 1.000 per un massimo di 6 mesi.

“Le famiglie che si trovano in situazioni di difficoltà derivanti dai disagi causati dall’attuale pandemia – avvisa Adiconsum Bergamo -, potranno usufruire, facendone espressa richiesta alla finanziaria o alla banca interessata, di sospensione del pagamento delle rate di prestiti e finanziamenti. Facciamo inoltre presente che tale disposizione, non essendo supportata da un Decreto Legge, come invece la sospensione delle rate dei mutui, potrebbe essere applicata dai vari intermediari in totale autonomia e discrezione”.

“È comunque un importante passo avanti, un lavoro costruttivo fatto di proposte, confronto e collaborazione con Assofin – sottolinea Carlo Piarulli Responsabile Nazionale Credito di Adiconsumche abbiamo promosso attivamente in una triangolazione anche con Banca d’Italia ed Abi, ed ha portato a indicazioni preziose per i cittadini. La moratoria Covid-19 per il credito ai consumatori, darà ossigeno a molte famiglie, permettendo loro la sospensione fino ad un massimo di 6 mesi, di prestiti e finanziamenti superiori a 1.000 euro. La moratoria riguarderà tutti coloro che, a seguito dell’emergenza sanitaria, hanno subito una riduzione dello stipendio o una sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro, compresi i lavoratori “atipici”, per almeno 30 giorni (cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali) o per i professionisti che hanno subito un calo del fatturato in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020, superiore al 33% rispetto all’ultimo trimestre del 2019 a causa di chiusura o sospensione dell’attività; la riduzione del fatturato potrà essere autocertificata. Ammessi alla moratoria anche i debitori in ritardo di pagamento per una o due rate, purché il prestito non sia stato acceso per rinegoziare un finanziamento non pagato”.

La moratoria, di sei mesi per i finanziamenti superiori ai mille euro, potrà essere per l’intera rata del finanziamento o per la sola quota capitale a discrezione della società finanziatrice. Il debitore che richiederà la moratoria non avrà alcun costo. La conseguenza della moratoria sarà l’allungamento di sei mesi della durata del prestito. Per ottenere la moratoria sarà sufficiente una richiesta scritta, anche con e mail, alla finanziaria che ha erogato il prestito.

“Vi sono numerose situazioni che abbiamo incontrato in questo periodo di difficoltà che, senza  questa moratoria, avrebbero determinato insolvenze e debiti insostenibili per le famiglie. Chiedere la sospensione del prestito, anche solo per 6 mesi – dice Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo –, può dare alle famiglie più respiro e la possibilità di recuperare la capacità di spesa perduta, per far fronte ai bisogni primari”.

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