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Un sacrificio per la libertà: Rodolfo Zelasco (Barba) e la missione sulle vette del Tigullio

Destinato al battaglione Tirano della Divisione Monterosa di stanza in Liguria, Rodolfo prese subito contatti entrando così a far parte della Divisione Garibaldina “Coduri” dove divenne caposquadra con il nome di battaglia di “Barba”

Il 25 aprile 1945 fu un momento di grande gioia per gran parte d’Italia: dopo quasi tre anni la penisola era stata liberata dal dominio nazi-fascista.

La felicità che riempì i cuori di milioni di persone in tutto la nazione fu il frutto di dure battaglie in cui venne sparso il sangue di migliaia di giovani spinti soltanto dalla voglia di liberare il proprio paese.

Fra loro anche numerosi bergamaschi che, come Rodolfo Zelasco, persero la propria vita lontano da casa.

Nato il 2 novembre 1924 a Bergamo, il giovane orobico seguì ben presto le orme del padre Giovanni mostrandosi avverso al regime fascista e non nascondendo le proprie idee nemmeno sui banchi di scuola.

A testimoniare tutto ciò vi sono alcune note riportate nel volume “I ragazzi nella resistenza al fascismo”: “Rodolfo era un ragazzo timido, taciturno, svogliato, sovente distratto. ‘È sempre col pensiero altrove’, dicevano di lui i professori […]. Quel ragazzo strano, isolato, assente, ha interesse ben precisi: è antifascista”.

Dopo aver conseguito la maturità classica, “Nani (come veniva affettuosamente chiamato da amici e parenti) iniziò a operare sulle vette delle Orobie Bergamasche e della Valtellina portando in salvo prigionieri alleati e perseguitati politici.

Chiamato alle armi all’inizio 1944, lo studente universitario decise comunque di arruolarsi partendo il 4 marzo per l’addestramento in Germania, non potendo nemmeno avvertire i propri famigliari che non riuscirà a vedere nemmeno al suo rientro in Italia.

Destinato al battaglione Tirano della Divisione Monterosa di stanza in Liguria, Rodolfo prese subito contatti entrando così a far parte della Divisione Garibaldina “Coduri” dove divenne caposquadra con il nome di battaglia di “Barba

Qualità come il coraggio e l’attenzione nei confronti dei compagni emersero sin dai primi combattimenti, lasciando un segno che rimase fisso nella memoria di chi lo conobbe, anche dopo la sua morte avvenuta a Montedomenico nel pomeriggio del 5 dicembre 1944.

Di rientro da una missione a Casarza Ligure, Zelasco e compagni vennero colti di sorpresa da un agguato teso dagli alpini della Monterosa, uno scontro che costò la vita al giovane bergamasco che, dopo esser stato ferito alle gambe, consentì agli altri membri di mettersi in salvo grazie al proprio sacrificio.

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