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Youssef Nabil: storia di un amore egiziano - BergamoNews
Non metterla da parte

Youssef Nabil: storia di un amore egiziano

Trentenne, Nabil si allontana dalla sua Terra, l’Egitto: sente che la sua arte non può evolversi in un luogo in cui la fotografia non è ancora apprezzata e, anzi, continuamente censurata.

Youssef Nabil nasce a Il Cairo nel 1972 e, nonostante i numerosi trasferimenti, porterà sempre la sua terra riflessa nella sua arte. Nel 2003 Nabil si allontana dall’Egitto perché sente che la sua arte non può evolversi in un luogo in cui la fotografia non è ancora apprezzata e, anzi, continuamente censurata.

Da questo momento, l’artista si sposta continuamente fra grandi città ricche di ispirazione e lavoro come Parigi e New York.

Quando nel 1992 inizia la sua carriera come fotografo, i suoi lavori consistono principalmente nell’allestimento di set che s’ispirino a scene del cinema egiziano. La passione per l’arte cinematografica, infatti, è presente in Nabil fin dall’infanzia, di cui ricorda soprattutto i pomeriggi passati a vedere film egiziani.

Ciò che stupisce leggendo le varie interviste all’artista è il motivo per cui egli decide di fotografare scene di film da lui amati e, poi, ritratti e autoritratti: la consapevolezza che da sempre muove l’animo di Youssef è infatti quella della brevità della vita di ognuno di noi.

Quando da bambino guarda i suoi film preferiti, si rende improvvisamente conto di essersi inevitabilmente legato ad attori e persone che non esistono più o che, prima o poi, moriranno. Il suo obiettivo è quello di bloccare l’attimo, di gelare le situazioni per conservarle nei suoi ricordi e nei ricordi del suo pubblico.

La tecnica scelta da Nabil è quella delle “hand-color gelatin silver prints”: essa consiste principalmente nel colorare a mano la fotografia in bianco e nero con acquarelli, pastelli, carboncini e pittura ad olio, con la difficoltà e l’attenzione che derivano dalla consistenza della carta fotografica. Tramite questo processo, la fotografia si trasforma in un tramite fra realtà e immaginazione, tra natura e illusione.

Nel 2010, l’artista produce il suo primo video intitolato “You Never Left”, ambientato in un allegorico Egitto a metà tra realtà e sogno, in cui vengono rivisitate le caratteristiche principali del cinema egiziano.

Forse il titolo, “Non te ne sei mai andato” tradotto in italiano, si riferisce anche allo stesso Nabil: esule volontario, obbligato ad abbandonare un amore, quello per la sua terra, per uno ancora più forte e più urgente, quello per la propria arte. In questo senso, se è lecito, mi viene da pensare a James Joyce e alla sua fuga da Dublino.

Nonostante lo scrittore abbia vissuto un tempo relativamente breve della sua vita nella città natale, essa rimane sempre soggetto e oggetto della sua produzione artistica. Come un’ossessione di cui non ci si può liberare, la Madre Patria si trasforma in un elemento fondamentale nell’analisi di sé stessi, e forse per questo acquista una così grande importanza agli occhi degli artisti stessi.

Osservando i lavori di Nabil, ci si sente trasportati in una dimensione nuova in cui realtà e illusione dialogano e collaborano senza escludersi a vicenda. I colori sono diversi da quelli che potremmo ritrovare nella vita di tutti giorni, ma abbastanza simili da innestare in noi il dubbio: stiamo osservando qualcosa di Reale o qualcosa di evocato dalla fantasia dell’artista (e dalla nostra)? Dove ci troviamo?

E forse è proprio una metafora della vita: domande che rimangono senza risposta e che ci abbandonano alla nostra meravigliosa Realtà immaginaria.

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