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Test sierologici ad Alzano, il dramma di chi ha perso un parente per il Covid - BergamoNews
Giovedì mattina

Test sierologici ad Alzano, il dramma di chi ha perso un parente per il Covid fotogallery

Clima mesto all'ospedale Pesentti Fenaroli. Una donna, non convocata, entra urlando: "Mia suocera è morta, a me quando il tampone?", ma l'Ats smentisce la sua versione

Arrivano uno alla volta, al massimo in due se si tratta di familiari che dividono lo stesso tetto. I volti sono coperti dalle mascherine, ma dagli occhi traspare il dolore di chi ha perso un proprio caro a causa del coronavirus. Era questo il clima dalle prime ore di giovedì 23 aprile all’ospedale di Alzano Lombardo dove, a due mesi esatti e nella stessa struttura in cui sono stati riscontrati i primi pazienti Covid bergamaschi, hanno preso il via i test sierologici su abitanti della zona tra i 18 e i 64 anni con sintomi influenzali o che hanno avuto contatti con contagiati.

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A gestire le operazioni nel centro prelievi del Pesenti Fenaroli, così come a quello di Nembro, è l’Ats di Bergamo, che ha stabilito in precedenza e convocato le persone da sottoporre al test. Circa trecento nel primo giorno e altrettanti in quello seguente. L’obiettivo è arrivare a cinquemila in quest’area, la più colpita della Bergamasca. Dal 29 aprile l’operazione sarà estesa ad altre zone della provincia.

Test sierologici

Nessuno può entrare senza essere stato contattato. Ma intorno alle 10 il composto silenzio viene spezzato dalle urla strazianti di una donna. Cristiana Ferraris, una 50enne del paese, varca il cancello e ad alta voce racconta ai giornalisti presenti di aver perso sua suocera di 74 anni, Maria Lisa Alborghetti, per Covid “infettata all’ospedale di Alzano dove era stata ricoverata per un tumore”. La donna scoppia in lacrime, poi se la prende con il sindaco di Alzano Camillo Bertocchi e con il direttore generale dell’Ats Massimo Giupponi: Ho chiesto un sacco di volte il tampone, anche pagandolo, e nessuno me l’ha mai fatto. E soprattutto voglio giustizia per mia suocera, era come una seconda mamma per me”. Una versione che, spiega poi nel pomeriggio lo stesso Giupponi, “non corrisponde alla realtà”.

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Gianni, 60 anni, a causa del Covid invece ha perso il padre 89enne: “Era ospite in una casa di riposo di Treviolo – racconta – . Siamo andati a trovarlo l’ultima volta il 21 febbraio e da quel giorno non l’ho più visto. È stato ricoverato alle Cliniche Gavazzeni e un mese dopo è morto. Abbiamo celebrato il funerale l’altro ieri. Siamo stati chiamati, io e mia moglie, per quell’ultima visita. Ma non abbiamo mai avvertito sintomi, e siamo stati in isolamento quasi due mesi”.

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C’è poi chi esce dal centro prelievi e incrocia le dita in attesa dell’esito, previsto entro due giorni. Loredano Signorelli, 64enne del paese, è stato chiamato per essere stato in contatto con il sindaco di Nembro Claudio Cancelli, poi risultato positivo: “Non ho mai avuto sintomi gravi – spiega – solo per quattro giorni qualche linea di febbre e la sensazione di aver perso il gusto. Mi ritengo fortunato. Sono contento di aver potuto fare il test, così potrò capire se ho sviluppato gli anticorpi e non corro più pericoli. Anche mia moglie è stata convocata. Ora aspettiamo speranzosi”.

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