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“La strada dei monti”: un sito raccoglie gli itinerari della Resistenza

L'iniziativa, presentata dall'Anpi provinciale di Bergamo, ha l'obiettivo di coltivare la memoria della lotta partigiana

“Andare in montagna” è un’espressione ricorrente nella letteratura resistenziale: Calvino, Fenoglio, Meneghello ne danno ampiamente conto nei loro racconti e romanzi.

Sulla spinta dell’invito a cercare in montagna le sorgenti della Costituzione, rivolto fin dal 1955 da Piero Calamandrei ai giovani, andare per i sentieri della Resistenza, visitare i luoghi della memoria (come la Malga Lunga, Museo – Rifugio della Resistenza bergamasca), vuol dire (ri)vivere questa storia, ripercorrere quelle strade cariche di ideali, anche contrastanti, ma pur sempre determinanti per costruire l’Italia che sarebbe venuta dopo.

In questo particolarissimo 25 aprile, in cui in montagna non si può andare, l’Anpi provinciale non rinuncia a continuare a fare la sua parte nel riflettere su cosa significhi oggi non solo essere antifascisti, ma anche e soprattutto partigiani: partigiani che si impegnano a costruire una società più giusta, equilibrata e previdente, una società libera, dove non vi sia l’obbligo di scegliere fra salute ed economia.

Per questo ha dato vita a una proposta originale che valorizza le potenzialità delle nuove tecnologie. Il presidente dell’Anpi provinciale di Bergamo, Mauro Magistrati spiega: “In una situazione particolare come quella che stiamo vivendo oggi, contraddistinta dal ‘distanziamento sociale’ per il Coronavirus, presentiamo l’iniziativa che ci ha sottoposto Roberto Cremaschi qualche mese fa: riproporre il contenuto del suo libro ‘La strada dei monti. 26 itinerari nei luoghi della Resistenza bergamasca’, (edito nel 70°Anniversario della Liberazione) in un sito internet, in grado di tenerlo vivo, aggiornato, arricchito da nuove indicazioni e nuovi percorsi e di conservare, per sempre, il carico di memoria in esso contenuto. Grazie a lui e al nipote Carlo, che ha trasferito magistralmente i contenuti dalla carta al web, l’Anpi mette a disposizione di tutti il sito www.lastradadeimonti.it. Il portale ripropone – arricchendoli con nuove foto – i contenuti del volumetto, dalla densa introduzione di Stefano Morosini ‘La Resistenza e la montagna’, all’acuta nota dell’indimenticabile Giuliana Bertacchi ‘Per un uso formativo dei luoghi’, pubblicata postuma. Il cuore del sito è costituito naturalmente dalle 26 escursioni, organizzate in modo da essere facilmente scaricabili e stampabili, sui luoghi – in montagna e sui colli vicini al capoluogo – in qualche modo segnati dalla presenza di partigiani tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945. Si tratta di segni tragici – rastrellamenti, fucilazioni, stragi come quella di Monte di Nese – oppure gloriosi – come le battaglie di Fonteno o della Manina – ma anche sorprendenti – come il “prelievo bancario” di Rovetta – e perfino divertenti – come il Natale al Curò con spettacolo “privato” delle cascate del Serio o la “passeggiata” dal passo Tartano a Scanzorosciate e ritorno. Si tratta a volte di percorsi brevi, che portano a una lapide solitaria, come in Val Vertova. O itinerari lunghissimi, come quelli che portano dalla Malga Lunga al Curò, da Foppolo al lago Venina, dai Laghi Gemelli a Rovetta. E ritorno. Si tratta in genere di percorsi che non ricalcano le nostre gite di oggi. Perché gite non erano. Ma i partigiani sono “saliti sul monte”, hanno vissuto in baite e frazioni isolate, spesso hanno utilizzato i rifugi come basi (quasi tutti questi sono stati distrutti dai fascisti): i sentieri grosso modo sono quelli. Ogni escursione, introdotta da una sintetica tabella che indica i sentieri, i tempi di percorrenza e altre informazioni logistiche, è corredata da una descrizione sia del percorso che degli avvenimenti che l’hanno segnata e completata da un testo, una lettera, una ricostruzione storica che aiutino a comprendere il luogo e il momento”.

“Strumenti come questo – aggiunge Magistrati – servono per aiutarci a fissare una memoria che non deve passare, non deve perdersi, non deve smarrirsi, ma anzi, deve servire per ricordarci quanta fatica e dolore occorsero per tornare a rinascere, per diventare uomini liberi. A distanza di 75 anni dalla Liberazione, in un tempo in cui il ricordo della Resistenza si confonde, rischia di perdersi sotto i colpi dell’indifferenza e di una dilagante e sempre più penetrante delegittimazione che cerca di screditarne il valore e offendere la memoria di chi ha lottato per dare dignità e libertà all’Italia, diventa quasi rivoluzionario farne memoria”

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