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In mille sulla chat telefonica illegale per evitare i posti di blocco in Bergamasca

Su Telegram le segnalazioni per scampare alle multe con il decreto che vieta di uscire di casa. Gli iscritti, spesso anonimi, rischiano una denuncia

Gli iscritti sono oltre mille e gli utenti in linea almeno una cinquantina. Non è un gruppo Telegram sulle offerte più vantaggiose dei supermercati bergamaschi, ma uno di quelli per evitare i controlli delle Forze dell’ordine, anche e soprattutto in tempi di emergenza da Covid-19. Come? Semplice, chi in questo periodo può uscire di casa e vede pattuglie in strada, manda un breve messaggio su luogo e ora dell’avvistamento, che arriva a tutti i membri della chat.

Quello da noi scovato (di cui non sveliamo il nome perché si tratta di un’iniziativa illegale) sul servizio di messaggistica istantanea fondato dai fratelli russi Durov, è solo uno dei tanti gruppi di questo tipo attivi già da tempo e ancora più utilizzati in questa fase di controlli serrati e multe salate. Di simili se ne possono trovare anche su WhatsApp, ma il vantaggio di Telegram è che permette di mantenere l’anonimato e rendere non individuabile chi invia le segnalazioni.

Lo spiega l’amministratore in uno dei post di presentazione, in cui illustra anche le direttive da seguire: “Poche regole. Solo segnalazioni di Bergamo e provincia: posti di blocco, autovelox, incidenti, traffico, ecc. No spam, evitare il più possibile messaggi personali, rispettare amministratori e utenti. Chi non si atterrà a queste regole sarà bannato”.

I messaggi sono numerosi ogni giorno e arrivano da diverse zone della nostra provincia. L’obiettivo è quello di evitare di incappare in uno dei tanti posti di blocco di Carabinieri, Polizia, Finanza o Locale dislocati lungo le strade bergamasche e non rischiare, con le restrizioni governative, la sanzione per chi esce di casa senza un valido e giustificato motivo.

Un fenomeno sul quale gli inquirenti hanno già posto l’attenzione per cercare di scovare fondatori e iscritti, che rischiano una denuncia secondo l’articolo 340 del Codice Penale, per interruzione o turbativa di un pubblico servizio.

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