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La Regione: “Apriamo i cantieri”, ma i sindacati insorgono: “Senza sicurezza è pericoloso”

Al termine degli "Stati Generali del Patto per lo Sviluppo" Cgil, Cisl e Uil attaccano Regione Lombardia: "Non è stato detto niente sulla sicurezza dei lavoratori, così riparte solo l'epidemia"

“Via libera ai cantieri, a partire da quelli pubblici”. È l’obiettivo dichiarato da Regione Lombardia al termine degli “Stati Generali del Patto per lo Sviluppo”, con più di 100 persone collegate in videoconferenza tra esponenti di attività produttive, sindacati e università.

“Al termine del confronto – spiegano dalla Regione – è emersa l’esigenza, in vista del ritorno alla cosiddetta ‘nuova normalità’, della quinta ‘D’, quella dei Diritti (diritto alla sicurezza, al lavoro, alla mobilità e allo studio) che si andrà ad affiancare a quelle di Digitalizzazione, Distanza, Diagnosi e Dispositivi”.

Scettici i sindacati, con Cgil, Cisl e Uil che hanno risposto con forte polemica: “Nella cabina di regia che Regione Lombardia ha convocato venerdì 17 aprile con le parti sociali e i capigruppo del Consiglio Regionale non abbiamo purtroppo ascoltato nemmeno una sola proposta che si possa onestamente definire concreta – fanno sapere con una nota congiunta -. Non una proposta su come si vuole garantire quotidianamente a tutti i lavoratori e ai cittadini gli indispensabili DPI (mascherine e guanti idonei) per poter muoversi e lavorare. Nulla su come si intende assicurare a tutti di poter viaggiare sui treni, sul metrò, sui bus, rigorosamente mantenendo almeno un metro di distanza dagli altri viaggiatori. Nessuna proposta di un elenco dettagliato di attività e mansioni che devono essere svolte dal proprio domicilio in lavoro agile, con il conseguente obbligo alle aziende di osservarlo. Nessuna idea su come organizzare i servizi su tutto il territorio lombardo che assicurino a tutti i lombardi che dovranno tornare a quelle che il Presidente Fontana ha definito le ‘attività ordinarie’ almeno un tampone settimanale per verificare la presenza di contagio e il test sierologico per certificare la presenza di anticorpi”.

“Vorremmo ricordare – continua la nota di Cgil, Cisl e Uil – che i luoghi di lavoro sono anche gli ospedali e le RSA: difendere le condizioni di tutti coloro che li lavorano o sono curati e assistiti è una priorità che continua, affiancata dalla necessaria ricostituzione del ruolo della sanità territoriale del tutto assente per scelta organizzativa e politica della regione”.

“Le quattro ‘D’ per ora restano al massimo buone intenzioni. Ribadiamo – commentano i sindacati – che le date e le modalità con cui si attuerà la ‘fase 2’ si decidono solo a livello nazionale per tutto il Paese, con un confronto preventivo con le parti sociali, così come per noi è indispensabile una corretta e diffusa applicazione del protocollo su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sottoscritto il 14 marzo, a partire dalla costituzione dei comitati oggi insediati in meno del 30% delle imprese”.

“Se in Lombardia ci si vuole preparare al meglio per quella data, serve che le annunciate misure diventino concrete opportunità garantite a tutti. Una ripartenza della mobilità e delle attività produttive non essenziali (in assenza di vaccino) se non vengono garantite le citate misure di sicurezza, ha come unica conseguenza un’altra ripartenza: quella dell’epidemia, dei ricoveri e dei decessi”.

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