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Bergamo, “il debito delle famiglie raddoppiato in 20 anni e ora sarà peggio”

Busi: ““Il fatto che per ora non sia stata prevista alcuna sospensione per le bollette, per gli affitti e per le rate del credito al consumo peserà fortemente sulla crescita dell’indebitamento delle famiglie”.

Se consideriamo tutti i nuclei familiari della provincia bergamasca, in media i debiti con banche o finanziarie ammontano a circa 25.000 euro, un trend in continua crescita dal 2009, quando il debito si “fermava” a 15.000; nel 2018, secondo i dati della CGIA di Mestre, la nostra provincia si collocava al dodicesimo posto nella classifica dell’indebitamento familiare. Inoltre, secondo una proiezione del Fondo per la prevenzione del sovraindebitamento e usura di Adiconsum, negli ultimi vent’anni il debito medio delle famiglie italiane è raddoppiato e, a seguito del blocco delle attività produttive dovuto all’emergenza coronavirus “ci aspettiamo un ulteriore incremento: abbiamo persone che, benché lavorino o siano pensionate, già non sono in grado di fare la spesa”, spiegano dall’ufficio nazionale dell’associazione.

“Il fatto che per ora non sia stata prevista alcuna sospensione per le bollette, se non per i residenti degli 11 Comuni dell’ex zona rossa, per gli affitti e per le rate del credito al consumo peserà fortemente sulla crescita dell’indebitamento delle famiglie”.

In venti anni di attività, Adiconsum ha visto crescere non solo i debiti delle famiglie che dal 1998 ad oggi sono passati da 13.000 a 27.000 euro (escluso il mutuo ipotecario), ma anche il numero di coloro che hanno chiesto un aiuto per non finire nella rete dell’usura: sono 14 mila i nuclei familiari supportati, per circa 26 milioni di mutui erogati grazie al fondo di prevenzione del ministero dell’Economia.

A Bergamo il 30% circa delle famiglie è indebitata verso istituti bancari e finanziarie, per oltre 12 miliardi, la metà dei quali in mutui casa. “Parliamo del debito originato dall’accensione di mutui per l’acquisto di una abitazione, prestiti personali, prestiti contro la cessione dello stipendio, aperture di credito in conto corrente (in genere forme di credito al consumo) – dice Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo. Gli impieghi bancari alle famiglie consumatrici per l’acquisto delle abitazioni sono aumentati del 2% per cento, mentre i dati del credito al consumo, includendo anche le finanziarie, indicano un +8%. È ragionevole pensare che in questo periodo aumenteranno le sofferenze per l’oggettiva impossibilità di far fronte ai propri impegni finanziari a causa della riduzione del reddito o per la perdita del posto di lavoro”.

La maggiore incidenza del debito sul reddito, conclude “si riscontra ovviamente nelle famiglie economicamente più deboli, vale a dire in quelle a rischio esclusione sociale che torneranno a crescere, visto che gli effetti della crisi stanno accentuando anche da noi il divario tra poveri e ricchi. E’ per questo motivo che abbiamo chiesto al governo di introdurre provvedimenti anche per la sospensione del credito al consumo e i finanziamenti per liquidità per tutti quei consumatori oggettivamente in difficoltà con l’adempimento al pagamento delle rate”.

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