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"Non basta lo 'stateacasa': in Lombardia servono dati certi, siamo in ritardo" - BergamoNews

Lettere

L'intervento

“Non basta lo ‘stateacasa’: in Lombardia servono dati certi, siamo in ritardo”

L'opinione di Pierangelo Manzoni, già assessore a Solza.

Servono dati certi, siamo già in ritardo: è l’opinione di Pierangelo Manzoni, già assessore a Solza.

Siamo a più di un mese dal lockdown che ci tiene a casa, ma i contagiati sono ancora troppo numerosi e certo non si è vista la discesa che ipotizzavano quando parlavano di 14 giorni di incubazione.

Ora non sono pochi quelli che spingono per una graduale e progressiva apertura, ma credo non la si possa fare senza aver studiato una strategia che si dimostri efficace.

È vero che di questo virus non si sapeva niente e pure i più esperti virologi hanno dato pareri contrastanti, ma siamo mancati in quel che potevano conoscere per decidere con maggior cognizione e indirizzare al meglio gli interventi.

È mancata una raccolta dei dati perché senza dati certi sui quali lavorare anche un premio nobel sbaglierebbe. Quelli che ci forniscono finora abbiamo visto che hanno poco senso, perché i “contagiati” non sono i contagiati perché si cambiano i criteri e il numero dei tamponi giorno per giorno, inoltre i tamponi includono anche quelli di controllo per verificare i guariti e i “morti” non sono i morti, perché le anagrafi comunali danno altri numeri.

Numeri più significativi sono invece quelli del Veneto che infatti ha adottato una strategia, un metodo, quello del prof. Crisanti che ha permesso di contenere in tempi stretti il focolaio di Vo’ e ottenere dati di contagiati e letalità in linea con quelli di altri paesi e ben distanti da quelli lombardi.

Lo scopo dei dati è darci una misura, comprendere quello che abbiamo intorno.

Ora a quasi 40 giorni dal “rimanete a casa” i contagiati “ufficiali” sono ancora molti e non sappiamo perché.

Ce la prendiamo giustamente (?) con chi vediamo dal terrazzo in giro per strada, ma di fatto legittimamente in molti escono per lavoro, per fare la spesa, per portare il cane, per necessità urgenti e noi non sappiamo chi e come continua a diffondere il virus.

Non abbiamo fatto alcuna analisi, alcun campionamento significativo, perché è vero che non si può pensare di fare tamponi a 10 milioni di abitanti in Lombardia, ma per farli in modo mirato ne basterebbero molti, ma molti meno.

Un campionamento significativo per sapere quanti contagi arrivano dagli ambienti di lavoro, da chi è a contatto con il pubblico, quanti nelle strutture sanitarie, dai runner (?), quanti da famigliari in casa.

A questo proposito, sarebbe stato utile sin da subito raccogliere tramite i medici di famiglia e il 112 in un database i nominativi di quelle persone a casa che manifestavano sintomi riconducibili al Covid, lo stato e il progredire della malattia, i famigliari conviventi.

Già avremmo avuto sicuramente un quadro molto più realistico dei contagiati effettivi, la loro dislocazione, magari si sarebbe pensato di istituire subito le USCA, le unità speciali per l’assistenza a casa, che non solo avrebbero assistito meglio e in tempi più rapidi i pazienti più gravi, ma probabilmente diminuito gli accessi agli ospedali.

Si sarebbero incrociati i dati e compreso quanti malati a casa giorno per giorno poi finivano in ospedale, fornito prescrizioni e consigli ai famigliari conviventi o meglio ancora disposto un tracciamento.

Si sarebbe potuto raccogliere, tramite questionari dai parenti, le attività dei pazienti ricoverati per disporre di informazioni utili che possano orientare analisi ulteriori e mirate.

Anche prendere 200/300 famiglie a campione dove c’è un contagiato ed estendere a tutti i conviventi il tampone e/o il test seriologico per confermare se il contagio sia alimentato dalla trasmissione interfamiliare come pensano virologi e medici di famiglia.

Insomma, per contenere la diffusione, per contenere il rischio, adottiamo qualche strategia che non sia il solo “restateacasa”, ma test mirati e tracciamento con APP possibilmente decidendo l’adozione di una comune (sembra che ognuno ne proponga una propria) e non in modo volontario, se esci di casa per qualsiasi motivo devi avere l’APP attiva. Così probabilmente si arriverà prima a contenere la diffusione, così si potrà pensare a riaperture con una maggior sicurezza.

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