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Centro per l’Età Evolutiva

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Dai rischi di contagio all’incertezza economica: le paure delle famiglie in quarantena

Pubblichiamo la seconda parte delle risposte al questionario proposto dalla dottoressa Laura Ferla del Centro per l’Età Evolutiva per rilevare ciò che stanno provando le famiglie in quarantena

Pubblichiamo la seconda parte dell’articolo relativo al questionario “Mamme e papà con figli a casa”, condotto dalla dottoressa Laura Ferla del Centro per l’Età Evolutiva, che ha raccolto più di 400 risposte di genitori in tutta Italia, e che ci mostra uno spaccato delle emozioni e delle richieste che le mamme e i papà farebbero in questo momento di “emergenza da Covid-19”.

Ricordiamo che il campione degli intervistati è composto dall’87,5% di mamme e dal 12,5% di papà. Il 39,8% ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni, il 26,1%tra i 35 e i 40, il 21,6% tra i 30 e i 35, il 6,8% ha più di 50 anni, il 5,7% ha tra i 25 e i 30 anni.

Il 39,8% del campione è un impiegato/quadro/insegnante, il 19,3% è un imprenditore/libero professionista, il 9,1% è operaio, il 9,1% è casalinga/o.

Il 47,1% degli intervistati ha conseguito una laurea o ha seguito degli studi post-laurea, il 44,8% ha un diploma di scuola superiore, l’8% ha la licenza media.

La regione di provenienza è principalmente la Lombardia (provincia di Bergamo, Milano, Monza, Monza-Brianza, Brescia, Varese, Pavia, Lecco, Como, Mantova, Sondrio). Sono pervenuti anche diversi questionari da altre regioni d’Italia: Sicilia (province di Ragusa, Siracusa, Agrigento, Trapani), Toscana (province di Livorno, Siena, Firenze, Viareggio, Lucca, Pisa), Piemonte (provincia di Torino e di Verbania), Emilia Romagna (provincia di Reggio Emilia, Piacenza, Ferrara), Lazio (provincia di Roma e di Latina), Veneto (provincia di Verona e di Vicenza), Campania (provincia di Benevento e di Caserta), Liguria (provincia di Genova), Sardegna (provincia di Oristano), Friuli Venezia Giulia (provincia di Pordenone), e Marche (provincia di Ascoli Piceno).

Fra le problematiche emerse dalle risposte pubblicate la scorsa settimana spiccano la gestione dei compiti e delle lezioni a casa per i figli, la fatica di conciliare casa, bambini e lavoro, l’organizzazione delle giornate, la noia e lo stress.

Vediamo quali sono state le risposte alla seconda parte del questionario.

Che sentimenti hai provato quando hai saputo delle restrizioni del nuovo decreto? 

Sono molti i sentimenti in gioco in questo periodo. Il più comune è la paura: del contagio, per i propri familiari e gli anziani, per le condizioni negli ospedali, per il futuro, di perdere il lavoro. Una mamma dice di sentirsi come quando, anni fa, ha vissuto i bombardamenti nella sua città d’origine. Segue la preoccupazione legata agli aspetti economici, al futuro e alle attività scolastiche che rimangono indietro.

Anche l’ansia è un sentimento molto citato, insieme all’angoscia, legato all’incertezza della situazione e alla paura di non riuscire a conciliare famiglia e lavoro. In molti è preponderante la tristezza, il dispiacere, lo sconforto, che spesso sfociano in pianto: per non poter stare vicini ai propri cari (anche e soprattutto per chi lavora nel settore sanitario e deve limitare anche i contatti coi figli), per i figli che non possono socializzare coi coetanei. La tristezza diviene a volte malinconia, nostalgia (anche della vita frenetica fatta prima), sgomento, oppressione, disperazione.

Tra i genitori c’è anche molta rabbia: nei confronti di chi sottovaluta o ha sottovaluto la situazione, nei confronti del Governo che dovrebbe adottare misure più stringenti, per l’assenza di supporto alle famiglie e l’incoerenza delle decisioni, perché si ritengono necessarie ulteriori restrizioni e chiusure, perché c’è qualcuno che deve continuare a lavorare e non vorrebbe. La rabbia si unisce alla frustrazione e qualcuno dice di essere “furioso”; spesso è accompagnata dalla delusione dovuta alla sensazione di vivere delle ingiustizie.

In molti dicono di essere “in panico”, si sentono impotenti, smarriti, distrutti, a disagio, increduli, insoddisfatti, rassegnati, sono indignati e si vergognano per aver sottovalutato la situazione. C’è chi subisce il dover stare chiuso in casa come una prigionia e chi accusa la solitudine e soffre di claustrofobia. C’è anche chi ormai è “rassegnato”.

Ma ci sono anche sentimenti positivi in gioco: il senso di sollievo è più frequente dell’ansia e della tristezza, ed è dovuto alla percezione che si sta facendo tutto il possibile per arginare il problema. Moltissimi riportano un senso di felicità, serenità, soddisfazione, tranquillità, ma anche un senso di pace perché sono convinti che le misure più restrittive servano a fermare il virus e perché possono passare più tempo con i figli. In molti si dicono speranzosi: sperano che i comportamenti adottati servano a circoscrivere il virus, e che tutto passi in fretta.

Vi è anche un grosso senso di fiducia nei confronti delle autorità, che rassicurano, tutelano, infondono protezione e sicurezza. Molti si dicono più consapevoli e avvertono un forte senso del dovere civico e di rispetto.

C’è qualcuno che ti sta aiutando? Di quale aiuto avresti bisogno? 

La maggior parte dei genitori ha risposto che in questo momento non sta ricevendo alcun tipo di aiuto: sono infatti mamma e papà insieme, ma anche genitori single, a occuparsi interamente dei figli durante la giornata. In molti sottolineano come il partner li stia aiutando nella gestione del figlio, valorizzando ciò che viene fatto (“Mio marito è a casa con noi e mi aiuta moltissimo”). Anche nel caso di genitori separati, viene riportata collaborazione reciproca.

Una grossa fetta di genitori, inoltre, cita i nonni come risorsa essenziale per la gestione familiare, anche in questo delicato periodo (“mi aiutano tantissimo, senza di loro saremmo persi”). Tuttavia molte famiglie hanno deciso, soprattutto negli ultimi giorni, di ridurre i contatti con loro per evitare eventuali contagi.

Gli aiuti che si vorrebbero sono molti: in primis qualcuno che tenga i bambini, li faccia giocare (soprattutto se si deve lavorare), e fornisca idee per attività nuove, ma anche una donna delle pulizie, una cuoca per la preparazione dei pasti, un aiuto per i compiti (un tutor che affianchi il bambino, ma anche collaborazione da parte delle maestre, a cui si chiede di snellire il carico di lavoro e le consegne dei compiti, e di organizzare più lezioni on line per mantenere il contatto con loro). Una mamma scrive: “avrei bisogno di un educatore/formatore che marcasse a uomo ciascun figlio nello svolgimento di ogni attività”. C’è chi vorrebbe tener divisi i figli per poter dedicare a ciascuno del tempo personalizzato.

Qualcuno riconosce di aver bisogno di riposo, supporto psicologico, di poter staccare dai figli perché “vivere con loro 24 ore su 24 è faticoso”, di poter trascorrere qualche ora in solitudine.

Altri avvertono la mancanza dell’affetto dei propri genitori (che cerca di sopperire con le videochiamate), o degli amici (chiacchierare al telefono fa “fuggire” per un attimo da casa col pensiero).

Concretamente servono dei servizi veloci come la spesa on line, ma anche aiuti economici per poter acquistare il cibo e pagare le rette scolastiche e le bollette.

Non da ultimo, qualcuno sottolinea come sia lui/lei a dare aiuto ad altre persone: “anche questo aiuta”.

Desideri aggiungere altro?

Questa domanda è stata aggiunta per raccogliere ulteriori impressioni non emerse nelle domande precedenti e ha ricevuto moltissime risposte. In primis per ringraziare di aver avuto la possibilità di raccontare le proprie impressioni, o semplicemente per aver comunicato con qualcuno. Inoltre per rinforzare alcune risposte precedenti, come lo sconforto per la gestione dei compiti a casa (“le scuole dovrebbero capire che siamo già parecchio in difficoltà e che non possiamo sostituirci alla scuola”), il pagamento delle rette scolastiche, la paura per la crisi economica e la perdita del lavoro, la preoccupazione di chi lavora nei supermercati. Ma anche per dire all’Italia che “andrà tutto bene”. Ecco alcuni stralci di risposta:

“…Sappiamo benissimo la gravità della situazione… e che sarà dura la ripresa, ma tutto questo ci ha fatto riscoprire la lentezza, lo stare insieme, il parlarsi, il ritrovarsi anche tra marito e moglie… Ci fa ringraziare ogni giorno per quello che abbiamo e che per tanto tempo avevamo dimenticato per via della nostra vita frenetica.

“La nostra società non è a misura di genitori lavoratori. Con questa emergenza la situazione è davvero ingestibile.”

“Sarà dura tornare nella normalità e non vedere più un colpo di tosse come una minaccia.”

“Vorrei tanto capire come comportarmi con mio figlio… come fargli capire che dobbiamo stare in casa.
E che prima o poi passerà… ma forse è troppo difficile visto che non ci credo nemmeno io.”

“Mi sento spesso in colpa per non riuscire a gestire i miei bimbi al meglio in questo difficile periodo.”

“Desidero ringraziare tutte le persone che stanno lavorando per aiutare a salvare le persone.”

…Come dice Einstein, la crisi è un’occasione: questa è una grossa crisi, cerchiamo di non farcela sfuggire”.

Questa emergenza sta mettendo a dura prova le nostre emozioni, e tante sono le preoccupazioni. Ma quel dirsi, quasi quotidianamente “andrà tutto bene” ci lascia sperare nel futuro e nell’idea che questo momento “sospeso nel tempo” possa rimanere nella nostra memoria per adottare più avanti stili di vita differenti (possibilmente con l’aiuto di chi ci amministra).

Lo studio continua, e vi saremmo grati se compilaste una nuova parte del questionario: https://docs.google.com/forms/u/1/d/1mfL9fy7tNbmCsn2qTbKz6j-OnOFKYYCDUNdQBsYyLwE/edit?usp=forms_home&ths=true

Dott.ssa Laura Ferla
laura.ferla@centroetaevolutiva.it

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