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La mensa dei poveri al tempo del Covid: “Da 120 a 180 pasti al giorno, ora li portiamo noi” - BergamoNews
I cappuccini

La mensa dei poveri al tempo del Covid: “Da 120 a 180 pasti al giorno, ora li portiamo noi”

Padre Riccardo Corti: “Qualche giorno fa eravamo senza pane, non sapevamo cosa fare. Proprio quando ci stavamo rassegnando, è arrivato un signore con dieci chili di pane appena sfornato”

“Stiamo casa e andrà tutto bene”, continuiamo a ripeterlo da settimane. Dobbiamo farlo per noi e per gli altri, per rispetto di chi lavora nelle strutture sociosanitarie e di chi sta combattendo contro la malattia. Stare a casa è un imperativo che oggi non dovrebbe avere eccezioni. Non dovrebbe, ma è così, per chi una casa non la possedeva prima dell’8 marzo e non la possiede nemmeno ora. I senzatetto sono l’eccezione che non è stata contemplata da nessun decreto o norma straordinaria. A Bergamo sono circa cinquecento le persone che vivono in condizioni di grave marginalità.

Come spesso accade, dove non arriva la legge, arrivano le persone di cuore. Come la comunità dei Frati Capuccini di Bergamo che dal 1958 gestiscono la mensa dei poveri intitolata a Padre Alberto Beretta, frate cappuccino, medico missionario in Brasile. Dopo 62 anni di attività, il servizio continua sette giorni su sette, festivi e non, anche durante l’emergenza Covid.

“La mia vita è stata stravolta come quella di tutti”, confessa Riccardo Corti, frate di 36 anni, responsabile della mensa dei Cappuccini, abituato a vivere per gli altri in mezzo alla gente. “Prima del blocco totale, il nostro refettorio poteva ospitare 120 persone, ora, diamo da mangiare a 180 bisognosi ogni giorno”.

Riccardo corti mensa dei poveri

Per ragioni di sicurezza la struttura è chiusa, ovviamente, ma l’attività continua. Ogni giorno un piccolo gruppo di volontari prepara al mattino i sacchetti da distribuire mentre nel pomeriggio altri portano cibi e vivande per il giorno seguente. Durante la consegna dei viveri, dalle 10.30 a alle 12, i City Angels controllano che vengano rispettate le misure di sicurezza anti-contagio. Tutti guidati da Frate Riccardo che non perde mai la speranza e riesce a donare conforto in ogni caso. “Non possiamo abbracciarci, è vero, ma possiamo ascoltare. L’ascolto è fondamentale, soprattutto adesso”.

Armato di rara positività, Riccardo non si dà per vinto nemmeno nei momenti più difficili. “Io credo fortemente che la Provvidenza veda e provveda. Qualche giorno fa eravamo senza pane, non sapevamo cosa fare. Proprio quando ci stavamo rassegnando, è arrivato un signore con dieci chili di pane appena sfornato”.

Ogni forma di sostegno è sicuramente ben accetta. “In tanti ci danno una mano, ognuno per quello che può”, racconta fra Riccardo. “Sicuramente è la generosità che arriva da chi ha meno possibilità a fare la differenza. Le gioie più belle arrivano da loro”.

Chi non arriva a fine mese, trova comunque il modo di far recapitare ai frati una spesa sostanziosa, chi non ha niente, nemmeno una casa, fa di tutto per essere comunque d’aiuto. “I poveri della mensa si prendono carico della consegna dei viveri a coloro che non possono camminare, due dei miei ragazzi hanno preso con sé un altro ragazzo in gravi condizioni di salute”.

Tra storie di speranza e tantissime difficoltà, la comunità dei Frati di Bergamo si prepara ad una Pasqua a porte chiuse. “Sarà una Pasqua diversa, tra fratelli, che non dimenticheremo”.

Del resto, nessuno di noi potrà mai dimenticarla.

Per aiutare l’opera dei Frati Cappuccini è possibile fare un’offerta tramite un bonifico bancario intestato a: Provincia di Lombardia dei Frati Minori Cappuccini.
Causale: Opera P. Alberto Beretta – Bergamo
Iban: IT97M0311111106000000015115

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