Zogno: più che i contagi si contano i morti, in paese e nella Rsa - BergamoNews
Il sindaco fedi

Zogno: più che i contagi si contano i morti, in paese e nella Rsa

Il paese della Valle Brembana più colpito da Coronavirus (134 casi) ha registrato 87 decessi nel mese di marzo. E la Rsa Mons. Giuseppe Speranza, ha registrato una trentina di morti nei primi mesi dell’anno.

A Zogno, dallo scorso mese di marzo, le campane a lutto suonano solo una volta al giorno. Un triste segno religioso intervallato dal suono, se possibile ancor più doloroso, delle sirene delle ambulanze.

“Sono in contatto quotidiano con ATS e Prefettura per gli aggiornamenti riguardanti i casi di positivi al Covid-19: sembra di ricevere ogni giorno un bollettino di guerra. Ogni giorno, nomi di persone della nostra comunità, persone che conosciamo. Quasi ogni famiglia ha perso un proprio caro”. Le parole di Selina Fedi, sindaco di Zogno, riflettono lo stato d’animo di tutto un paese che, nel solo mese di marzo, ha contato 87 decessi, contro il centinaio di persone decedute in tutto il 2019 (6 persone nel marzo 2019).

“Abbiamo avuto un’escalation del numero dei contagi da marzo, con 129 casi positivi, secondo i dati confermati da ATS e Prefettura. Oggi, purtroppo, più che i contagi, si contano i morti”.

Numeri, quelli di Zogno, superati solo da Nembro, Alzano ed Albino (nell’epicentro bergamasco del contagio da Covid-19), oltre a Bergamo. Venerdì 6 marzo, il numero di contagi era già salito a 29, appena sotto ad Alzano (35).

Un numero molto alto, rispetto alla media degli altri paesi della Valbrembana (all’8 aprile sono 134, contro i 59 di San Pellegrino e i 57 di San Giovanni Bianco), sulla cui differenza in molti si sono fatti più di una domanda. La lente d’ingrandimento si è posata subito sulla rsa Mons. Giuseppe Speranza, che ha registrato una trentina di decessi nei primi mesi dell’anno. “Da fine febbraio, diversi pazienti hanno iniziato ad avere febbre. Visto il numero sempre crescente di malati, abbiamo interpellato ATS, che il 27 febbraio si è recata qui per fare il tampone alle persone ricoverate che presentavano sintomi da Coronavirus – spiega Mario Belotti, direttore della casa di riposo di Zogno. – In accordo con la direzione sanitaria, abbiamo sospeso subito le visite dei parenti, in modo da isolare la struttura, le riabilitazioni in palestra ed i momenti di animazione, istituendo dei servizi alla persona all’interno delle singole camere. Non le nascondo che abbiamo ricevuto anche qualche critica dopo questa decisione”.

Misure prese repentinamente, visto l’aumento anomalo dei casi: “Nel periodo gennaio-marzo 2019 abbiamo avuto 12-14 decessi, mentre quest’anno, nello stesso periodo, ne abbiamo avuti 29. Ora, fortunatamente, sia a Zogno che nella casa di riposo di Laxolo (entrambe di proprietà della parrocchia), i decessi si sono fermati. Siamo in una fase di tranquillità, se così possiamo dire. Abbiamo destinato una parte di un piano, sia a Zogno che a Laxolo, per le persone che hanno presentato degli episodi febbrili. Speriamo di poter fare il prima possibile il tampone a tutti gli ospiti ed agli operatori”.

Sulle cause di questa escalation di casi, però, non si hanno riscontri ufficiali: “Credo sia difficile avere una dimostrazione chiara di come possa essersi diffuso il virus all’interno. Verso i primi di marzo, abbiamo saputo che una persona, volontaria all’interno della struttura, era stata ricoverata al Papa Giovanni ed è risultata positiva. Non abbiamo però notizie certe, nessuna comunicazione ufficiale (anche perché penso sia difficile da dimostrare). Pensiamo che la causa sia dovuta a questo episodio, ma non possiamo avere la certezza. Adesso cerchiamo di uscire da questa situazione, ci sarà tempo e modo per stabilire eventuali mancanze”.

Case di riposo che, come molte altre strutture nella Bergamasca, sono state sanificate da personale dell’esercito italiano e russo: “A loro va un doveroso ringraziamento, perché questo intervento ci permette di lavorare con ancora più sicurezza”. Sanificazioni effettuate anche al monastero di Romacolo, della Congregazione Suore di Carità, dove sono stati registrati diversi casi (dalla fine di febbraio, sono decedute 12 suore).

La preoccupazione di Belotti è rivolta, oltre alle tante persone morte, ad un altro effetto collaterale, ma non secondario, portato da questa situazione d’emergenza: “Ora non abbiamo più pazienti sintomatici, ma abbiamo purtroppo 29 posti vuoti. Potremmo dare una mano al territorio ma, come da ordinanza, non possiamo più ricoverare nessuno. Diventa un problema sociale, ma anche economico, perché le spese di gestione rimangono. In ogni caso, noi abbiamo cercato di fare il meglio all’interno delle nostre strutture”.

In attesa che si possa sconfiggere l’emergenza e tornare alla gestione ordinaria: “Come tutti, non ho certezze, ma, ad oggi, vedo molto difficile una riapertura all’esterno nel mese di aprile. Poi, in caso contrario, sarò felice di essermi sbagliato”.

“L’incremento del numero dei decessi abbiamo cominciato a registrarlo nell’ultima settimana di febbraio. Da quel momento, abbiamo capito la gravità della situazione – spiega il sindaco Fedi -. Ho subito sospeso la sfilata di carnevale di domenica 23 febbraio, vista l’elevata possibilità di contagio. Una decisione sofferta che, però, ha evitato un ulteriore incremento di almeno 500 casi, a Zogno ma anche nei paesi limitrofi”.

Subito dopo, la decisione di sospendere il mercato del sabato e la chiusura della pista ciclabile, in accordo con i comuni confinanti. “Anche queste decisioni sofferte, ma dovevamo evitare il più possibile che la gente uscisse di casa”. Attivate anche diverse misure d’aiuto ai cittadini. “Un numero d’emergenza per gli ultra 65enni, distribuzione a domicilio di farmaci e beni di prima necessità, ma anche buoni spesa di solidarietà alimentare ed un conto corrente comunale, per raccogliere le donazioni”.

L’impegno alla lotta contro il Covid-19 ha visto in prima linea diversi volontari, che hanno cercato di sopperire alle varie esigenze, tra cui la reperibilità delle mascherine. “Anche grazie ad una quarantina di donne del territorio, abbiamo prodotto più di diecimila mascherine, che abbiamo sterilizzato grazie all’aiuto di diversi dentisti. Mascherine non certificate, ma sterilizzate e lavabili, che stiamo distribuendo agli abitanti ed ai negozianti”.

Attività commerciali e non solo che stanno vivendo un periodo non semplice, anche sul fronte della produzione. “Per quanto riguarda le varie attività lavorative, siamo molto preoccupati. Abbiamo lavorato molto per permettere alle aziende di rimanere sul territorio, abbiamo cercato anche di promuovere nuovi insediamenti: dobbiamo lavorare per permettere alle aziende di ripartire al meglio, quando sarà possibile”.

Selina Fedi ricorda poi un momento che, in questo periodo, è diventato un doloroso appuntamento per tutta la comunità: “Ogni sera, tramite la radio parrocchiale, tutti gli abitanti vengono informati di chi, purtroppo, ci ha lasciato. Anche le campane a lutto, ormai, suonano una volta al giorno, per non appesantire ancora di più lo sconforto”.

“Una scelta fatta di cuore, per non aggravare ancora di più un clima che, soprattutto lo scorso mese di marzo, aveva come triste sottofondo il suono delle sirene dell’ambulanza e le campane a morto – racconta don Simone Pelis, direttore dell’oratorio di Zogno -. Abbiamo deciso, come parrocchia, di suonare le campane a lutto una sola volta al giorno, a ricordo di tutti i defunti. La situazione è straziante, ci sentiamo impotenti, anche perché non possiamo garantire la vicinanza umana che servirebbe in questi momenti. In ogni caso, cerchiamo di sentirci comunità, anche a distanza. Speriamo che questo triste periodo sia utile per un riavvicinamento collettivo, che possa ricompattare le famiglie e la comunità”.

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