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Il ministro De Micheli: “Sette milioni per nuovi bus, anche a Bergamo”

Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli ha parlato della situazione in cui ci troviamo ma anche dei riferimenti su cui puntare per ripartire nel prossimo futuro

“La cosa che mi ha impressionato maggiormente di Covid è che solo chi lo vive lo capisce”. Così Paola De Micheli, ministro delle infrastrutture e dei trasporti, invita a riflettere sulle difficoltà con cui diversi cittadini ma anche alcuni Paesi dell’Unione Europea faticano a comprendere la gravità e gli effetti della pandemia del Coronavirus.

In un’intervista a tutto tondo rilasciata a Bergamonews insieme a Massimiliano Serra, capogruppo del Partito Democratico al Comune di Bergamo, ha parlato della drammatica situazione in cui ci troviamo ma anche dei riferimenti su cui puntare per ripartire nel prossimo futuro. Conosce bene le criticità che stiamo vivendo sia perchè anche la sua città, Piacenza, è stata duramente colpita dal virus sia perchè è dovuta rimanere in quarantena al ministero a causa del contagio di un suo collaboratore.

“Questa esperienza devastante – osserva – può aprire una finestra di cambiamento per farci fare un salto di qualità: il Paese dovrà decidere se vuole essere più unito e solidale anche quando sarà passata l’onda emotiva e questa è una scelta collettiva. Abbiamo avuto un impatto emotivo fortissimo ma non potrà rientrare semplicemente nella storia del passato: quei sentimenti, quelle consapevolezze dovranno continuare a essere patrimonio condiviso per trasformarci in un Paese ancora più forte e non più egoista”.
Ci sono alcuni elementi da cui ripartire. De Micheli illustra: “La medicina territoriale diventa un tema determinante per la fase 2 perchè aiuta a prevenire e proteggere anche le persone che ricominceranno a lavorare. Covid non è stato ancora sconfitto e dobbiamo immaginare che ci possano essere ancora contagi e situazioni di difficoltà. Senza entrare nel merito di questioni sanitarie, ci sono alcuni punti che devono essere condivisi da tutte le persone, anche da chi non è medico o personale sanitario, cominciando dal ruolo fondamentale della sanità pubblica, dei medici, degli infermieri e di tutti coloro che svolgono attività diverse negli ospedali mentre in passato sembrava che non ci accorgessimo della loro esistenza. Guardando all’economia, è centrale il lavoro: è e rimane la cosa più importante della nostra vita, della nostra Costituzione, della nostra socialità e tutti abbiamo l’ansia di tornare a essere utili e le imprese hanno bisogno di dare continuità alla loro attività”.

La fase 2 dovrà essere gestita con prudenza. Il ministro evidenzia: “Finchè non avremo il vaccino non saremo certi che il nostro abbraccio, la nostra vicinanza e il nostro modo di stringere la mano sia sicuro. l concetti-chiave della riapertura saranno gradualità, sicurezza e consapevolezza, riassumibili in un termine unico cioè la cautela: se sbagliassimo e avremmo un ritorno negativo di Covid sarebbe una catastrofe: è meglio avere una prudenza in più che protegga anche l’economia da una ricaduta negativa piuttosto che immaginare di avere chiuso quella stagione quando non è così. Per riaprire le aziende devono esserci le condizioni di sicurezza. Possono esserci attività sulle quali il nostro protocollo di sicurezza può essere applicato subito e altre per le quali non è ancora possibile. Ci sono aree del Paese dove è più facile garantire queste condizioni e altre in cui è meno possibile. Citando Aldo Moro, non immaginiamo di dare risposte semplici a un problema così complesso”.

Intervista al Ministro dei trasporti e delle infrastrutture Paola De Micheli

Publiée par Bergamonews sur Jeudi 9 avril 2020

Entrando nel merito del settore dei trasporti, riguardo a eventuali rivisitazioni Paola De Micheli osserva: “Dovremo garantire gli standard di sicurezza che il ministero ha previsto quando ha sottoscritto l’accordo con il mondo dei sindacati e delle imprese per il trasporto in sicurezza. Il lavoro da casa ha ridotto gli spostamenti individuali delle persone e le emissioni atmosferiche ma non riesco a immaginare una società in smartworking, non solo perchè esiste per fortuna la manifattura e perchè non tutte le attività possono essere svolte a distanza ma soprattutto perchè c’è un tema di socialità che non è banale anche per alcune professioni di natura amministrativa. Sul fronte ambientale ovviamente dobbiamo continuare a combattere. Ieri ho firmato in maniera definitiva l’assegnazione delle risorse per la sostituzione dei bus cittadini: più di 7 milioni, arriveranno anche a Bergamo grazie a questo decreto che è stato approvato in modo definitivo. Inoltre nel prossimo decreto prevediamo di anticipare al 2021 le risorse destinate a ridurre l’impatto ambientale dei trasporti nei prossimi 15 anni in modo che un’operazione come questa possa essere ripetuta il prossimo gennaio per continuare a costruire un sistema trasportistico il più possibile ambientalmente compatibile”. Soffermandosi sull’aeroporto di Bergamo – Orio al Serio, poi, sottolinea: “Non possiamo fare a meno di strutture strategiche come questa anche perchè sono una componente fondamentale di uno dei nostri settori più colpiti ma più importanti che è il turismo”.

Sull’atteggiamento dell’Unione Europea, il ministro dichiara: “Sapete qual è la cosa che mi ha impressionato maggiormente di Covid? Che solo chi lo vive lo capisce nonostante la narrazione pubblica sia stata martellante anche in Italia. Il 22 febbraio abbiamo chiuso Codogno, il 21 febbraio ho partecipato a una riunione in prefettura a Piacenza perchè si erano appresi i primi casi, ma il 9 marzo ho dovuto chiudere le piste da sci perchè le persone andavano ancora a sciare ammassandosi. Ci sono percorsi di consapevolezza della gravità di questa esperienza che hanno bisogno di una fisicità e siccome abbiamo fatto di tutto per evitare che in tutta Italia succedesse quello che è capitato nelle nostre province, nelle nostre terre e nelle nostre case l’incidenza – fortunatamente – non è stata omogenea. Se da una parte c’era una grande paura per l’impatto sanitario sugli ospedali per eventuali ammalati gravi dall’altra c’era un’idea di relegare Covid a un’influenza come hanno fatto anche alcuni capi di stato. È quello che è successo in Europa perchè c’è una differenziazione dell’incidenza del Coronavirus e vivere un problema è diverso dal percepirlo da fuori”.

Parlando della mancanza di compattezza da parte dell’Unione Europea, nei giorni scorsi l’ex presidente del consiglio Enrico Letta ha utilizzato l’immagine del Titanic in cui la prima classe aveva capito dopo che la nave sarebbe affondata. Commentando questa similitudine, il ministro De Micheli rileva: “Il problema è duplice: da un lato la consapevolezza diffusa di ciò che è accaduto e che può ancora accadere e dall’altro la consapevolezza dell’interdipendenza delle nostre economie che determina la quantità e la qualità della ricchezza che riusciamo a distribuire. Alcuni Paesi faticano a capirlo ed è preziosissimo il lavoro di chi come il premier Conte sta portando l’Europa a prendere decisioni che trasformino un Titanic in una grande, bella e omogenea nave. L’emergenza Covid è un punto di svolta per l’Europa: non ho nessun dubbio ma per svoltare dovremo essere tutti consapevoli”.

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