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Luca Viscardi torna a casa: "Al tappeto due volte, ma il colpo del ko l'ho dato io" - BergamoNews
Buone notizie

Luca Viscardi torna a casa: “Al tappeto due volte, ma il colpo del ko l’ho dato io”

"Vedo ancora superficialità, la voglia di uscire per la grigliata di Pasquetta, la preoccupazione su dove e come si andrà in vacanza. Questa è una guerra, non è finita"

Buone, buonissime notizie per il direttore di radio Number One Luca Viscardi di cui abbiamo raccontato i gironi bui in ospedale, colpito dal covid-19 (leggi e leggi). Le racconta lui stesso.

Da un paio di giorni non uso più la maschera per l’ossigeno, respiro da solo.

Questa mattina è entrato il medico in stanza e mi ha agganciato al dito il sensore che misura la saturazione nel sangue. È stato il faro della mia vita in queste lunghe settimane. Il parametro minimo è 95, tra 90 e 95 manca l’ossigeno, ma non è grave, sotto il 90 è emergenza. Io, con la respirazione autonoma, oggi sono a 97.

“Per me lei é guarito, può andare a casa”.

Mi è sembrato di essere stato assolto dall’accusa di un crimine non commesso, una liberazione pazzesca.

Ho come la sensazione di aver terminato un match di box di 31 riprese, una per ogni giorno passato in ospedale e sono ancora stremato. Sono andato al tappeto un paio di volte, ma il colpo del KO l’ho dato io! Sono davvero felice, anche se il percorso non è terminato.

Rimane il segno di aver perso molti chili e di non avere forze, bastano 5 minuti in piedi per sentire la necessità di trovare una sedia, ma per il resto adesso va davvero meglio.

Cosa rimarrà di tutto questo? Lo smarrimento dei primi giorni, la sofferenza nei volti del pronto soccorso, le lacrime degli anziani senza la famiglia viste in ospedale, l’umanità straordinaria dei medici e del personale ospedaliero, ma anche un rimpianto.

Non riuscirò a riconoscere nessuno dei volti di chi mi ha aiutato, sostenuto, incoraggiato, lavato e sfamato nei giorni più cupi.

Il personale ospedaliero porta due mascherine, gli occhiali di protezione e adesso anche una sorta di visiera da minatore, ha due o tre camici usa e getta uno sopra l’altro, indossa calzari “usa e getta” e sempre due paia di guanti di lattice. È impossibile vedere i tratti somatici di chi si occupa di te, un vero peccato perché non avrò mai l’opportunità di dire ancora un volta grazie, magari con un incontro occasionale al supermercato.

In questi giorni sto raccontando alla radio, alla TV, sui giornali la mia esperienza, non per smania di esibizionismo o per una forma di vittimismo che smuova a facile commozione.

Vedo ancora superficialità, la voglia di uscire per la grigliata di Pasquetta, la preoccupazione su dove e come si andrà in vacanza. Questa è una guerra, non è finita: state attenti, proteggete voi stessi, le persone che amate e anche quelle che non conoscete, è un dovere morale di tutti. Se anche si rimanesse in casa due mesi, sarebbero comunque niente rispetto all’inferno da cui sto uscendo.

Ringrazio tutti coloro che hanno speso una parola e un pensiero per me in questo lungo periodo. Mi spiace tantissimo non poter accettare richieste di amicizia perché ho raggiunto il limite imposto da Facebook. Sappiate che ogni messaggio mi ha dato energia!

E infine devo esprimere il mio pensiero speciale per Tati, mia moglie, che in queste settimane ha dimostrato ancora una volta di avere una forza sovrannaturale. Una donna speciale che anche nei momenti difficili ha dato il meglio di sé: nei prossimi giorni sarà la mia migliore medicina.

Avviso mio figlio di scansarsi dalla TV, mi sono meritato il monopolio del telecomando.

Grazie per avermi letto e aver condiviso le mie storie, la prossima, l’ultima, sarà “Game Over”

E adesso, scusate, ma PIZZA PIZZA PIZZA!!!!!!

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