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Cosa sono i Corona-bond: perché l’Olanda non li vuole (e neanche la Germania)

Con l’emissione dei Corona-Bond, si creerebbe un meccanismo solidale per la distribuzione dei debiti tra gli Stati europei. Quando, cioè, uno Stato aderente (ma con scarsa capacità di spesa) dovesse chiedere soldi per finanziare interventi sul proprio suolo, il debito verrebbe ripartito tra tutti gli Stati membri.

Cosa sono i Corona-Bond

Letteralmente si tratta di Obbligazioni di debito pubblico, che i singoli Paesi Ue dovrebbero emettere a fronte della richiesta in prestito di liquidità, finalizzata a finanziare progetti ben precisi.

Nello specifico: iniziative per contrastare sia Covid-19 (sostenendo, quindi, spese per gli ospedali, mediante l’acquisto di macchinari per la terapia intensiva, guanti, mascherine, oltre che sostenendo la Ricerca) sia i suoi molteplici effetti collaterali (sostenendo, in primis, azioni che possano servire a far ripartire l’Economia).

Con l’emissione dei Corona-Bond, si creerebbe un meccanismo solidale per la distribuzione dei debiti tra gli Stati europei. Quando, cioè, uno Stato aderente (ma con scarsa capacità di spesa) dovesse chiedere soldi per finanziare interventi sul proprio suolo, il debito verrebbe ripartito tra tutti gli Stati membri.

Olanda e Germania contrari

Ma l’Olanda (il cui Parlamento giovedì mattina ha votato altre due mozioni anti-Corona Bond, dando così mandato al proprio Premier di opporsi strenuamente a questa ipotesi) e la Germania (anche se con posizioni non altrettanto intransigenti che lasciano spiragli di possibili “aperture”) e i Paesi del Nord Europa, tutti storicamente attenti ai conti, hanno un gran timore: che aderendo al ventilato progetto ”Corona-Bond” si vedrebbero accollare (con assai scarse probabilità di essere rimborsati) i debiti di quegli Stati che già prima dell’esplosione della pandemia erano già in condizioni ”difficili”. E l’Italia è tra questi, visto che il suo debito pubblico veleggia in prossimità dei 2500 miliardi di euro.

Non solo Corona-Bond

Se il Commissario UE all’Economia, Paolo Gentiloni, è (ovviamente) favorevole all’ipotesi (ricorrendo al Fondo SalvaStati), altri chiedono che si faccia ricorso al Meccanismo europeo di stabilità (MES), uno strumento più semplice e più veloce, visto che ha già in cassaforte 410 miliardi di euro.

Il problema, però, è che il MES è utilizzabile dagli Stati in difficoltà a condizioni molto stringenti e “incompatibili”, a detta di vari esperti, ”con l’attuale situazione di emergenza in cui versa l’Italia”.

Corona Bond sì, Corona Bond no

La partita, dunque, è ancora aperta. Mentre in queste ore proseguono, freneticamente, contatti ad altissimo livello per evitare che Covid-19 faccia implodere – annientandolo politicamente e quindi economicamente – il Vecchio Continente (effetto nemmeno riuscito alla pesante crisi finanziaria di fine 2008), nel pomeriggio è in programma un’altra riunione dell’Eurogruppo (che riunisce i Ministri finanziari dei Paesi UE). Se lo stallo (o il mancato raggiungimento di un accordo) dovesse permanere, la “patata bollente” passerebbe ad un livello più alto: quello dei Capi di Governo e dei Capi di Stato.

Qui si fa l’Europa o si muore.

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