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La richiesta della Cisl: “Test sierologici per i dipendenti che rientrano al lavoro”

È l'idea del segretario generale della Cisl di Bergamo Francesco Corna, alla luce delle richieste e proposte per la "fase 2", quando la maggioranza delle imprese riaprirà i battenti e molta parte dei lavoratori sarà chiamata e ripartire

“La ripresa delle attività è necessaria per evitare di piombare in una crisi economica senza precedenti, ma la tutela della salute dei lavoratori, e impedire la ripartenza su larga scala del contagio, deve rimanere il primo obiettivo di istituzione e forze sociali, associazioni imprenditoriali comprese. Per questo chiediamo che, oltre alle misure preventive, già predisposte in alcune aziende e rese obbligatorie per tutte, siano attivati controlli e test per ogni dipendente che rientri al lavoro”.

È l’idea del segretario generale della Cisl di Bergamo Francesco Corna, alla luce delle richieste e proposte per la “fase 2”, quando la maggioranza delle imprese riaprirà i battenti e molta parte dei lavoratori sarà chiamata e ripartire.

“Nella nostra provincia duramente colpita da migliaia di contagi e con un tessuto produttivo importante, si rende necessaria la massima prudenza nell’affrontare la ripresa produttiva – continua -. Dobbiamo avere come nostra bussola la salute di chi lavora, per scongiurare una ricaduta che renderebbe vani i grandi sacrifici fatti sino ad ora. Per questo, chiediamo che sia previsto un finanziamento dedicato alla nostra provincia che preveda il test sierologico per tutti i lavoratori in ogni luogo di lavoro”.

Un appello che Corna rivolge ai parlamentari bergamaschi, nella speranza che possano “sostenere questa proposta nei confronti del Governo e della Regione, affinché mettano a disposizione i finanziamenti necessari ad effettuare uno screening su tutta la popolazione lavorativa bergamasca, che per il capillare contagio necessita di un’attenzione particolare rispetto al resto del paese”.

“Il test – conclude – può essere utile, per evitare che riprenda il contagio. Tenteremo di inserirlo nel protocollo che stiamo discutendo con Confindustria e Ats. Vogliamo inoltre ribadire la nostra richiesta di un tavolo provinciale coordinato dalla prefettura, con la partecipazione di associazioni sindacali, datoriali e istituzioni per gestire questa grave crisi che comporterà pesanti ricadute economiche e sociali soprattutto nella nostra provincia”.

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