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Coronavirus: “Necessaria la riabilitazione dopo aver combattuto con la malattia”

l direttore sanitario di Habilita Ospedale Faccanoni di Sarnico, il dottor Giovanni Taveggia, spiega come sia necessario un periodo riabilitativo per i pazienti che sono stati ospedalizzati durante l'emergenza sanitaria

Ci troviamo ancora nel pieno della pandemia del Coronavirus: c’è qualche segnale positivo ma non bisogna abbassare la guardia ed è necessario continuare a rispettare le regole anti-contagio.

Habilita

Rispetto alle scorse settimane l’emergenza Covid sta lentamente allentando la sua morsa. Si comincia quindi a valutare i passi necessari per aiutare chi è stato colpito più duramente da questa malattia, ma che alla fine ce l’ha fatta. Il direttore sanitario di Habilita Ospedale Faccanoni di Sarnico, il dottor Giovanni Taveggia, spiega come sia ora necessario un periodo riabilitativo per i pazienti che sono stati ospedalizzati durante l’emergenza sanitaria.

Giovanni Taveggia

Il dottor Taveggia specifica: “La sfida del momento per il sistema sanitario e per tutti noi che ne siamo coinvolti è quella del Coronavirus. Si tratta di una malattia ad alta diffusione ed è una malattia disabilitante. Un indicatore che noi consideriamo molto significativo ed importante è la perdita di peso che spesso si accompagna ad una perdita di muscolo e, quindi, di efficienza motoria. Dopo una prolungata ospedalizzazione i pazienti fanno fatica a muoversi (soprattutto se sono stati intubati), percepiscono dolori e vanno incontro ad un dimagrimento importante. Il sistema immunitario è strettamente coinvolto nell’aspetto nutrizionale: noi sappiamo che se vogliamo sostenere il nostro sistema immunitario dobbiamo alimentarci in modo corretto e continuativo. Attualmente si riscontra sempre più frequentemente la necessità di adeguate integrazioni alimentari con vitaminici (soprattutto vitamina D) e altri alimenti ad alto apporto proteico che possono ristabilire le perdite di massa”.

Un altro aspetto importante è il “disuso”. Il dottor Taveggia prosegue: “In questo caso parliamo di una vera e propria patologia. Anche un soggetto sano che viene privato delle sue abilità fondamentali che sono determinate dalle esperienze ambientali, dal movimento e dalla possibilità di poter interagire con il mondo esterno, producono degli effetti estremamente dannosi: non solo dal punto di vista muscolare e neuromuscolare, ma anche dal punto di vista della rappresentazione di mappe a livello corticale, di schemi di movimento, di sequenze di movimento e coordinazione a livello del sistema nervoso centrale. Tutte queste settimane di allettamento e deprivazione dal punto di vista cognitiva e sensoriale determinano in qualche modo un de-condizionamento importante. Il disuso è considerato una vera e propria patologia, una condizione di menomazione che necessita di un trattamento specifico adeguato perché impoverisce non solo di schemi motori, ma anche di funzioni l’individuo che viene interessato da questa patologia”.

La riabilitazione può manifestare tutta la sua efficacia attraverso dei percorsi che vengono personalizzati. Il dottor Taveggia conclude: “Ogni paziente ha delle esigenze dagli altri, c’è chi fa più fatica a respirare, c’è chi fa più fatica a muoversi e ad utilizzare gli arti superiori e chi può avere deficit di tipo cognitivo. Sappiamo infatti che questa forma sistemica provoca anche una compromissione sotto questo punto di vista. La riabilitazione nella fase post critica assume un ruolo fondamentale per garantire al paziente la possibilità di svolgere in autonomia i compiti quotidiani. La missione non è facile perché non abbiamo un’esperienza dedicata specifica nelle disabilità conseguenti a questo tipo di malattia virale sistemica, ma abbiamo conoscenze che possiamo mutuare da precedenti esperienze di tipo neuro-cognitivo e neuro-riabilitativo che possono essere d’aiuto alla comunità e, in particolare, a questo tipo di paziente”.

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