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Coronavirus, l’atletica bergamasca piange la scomparsa di Donato Sabia

L'ex portacolori dell'Athletic Club Bergamo si è spento nella mattinata di mercoledì 8 aprile all'interno dell'Ospedale San Carlo di Potenza

Una persona alla quale non potevi non voler bene.

È questo il ricordo lasciato a tifosi e appassionati da Donato Sabia, fuoriclasse del mezzofondo scomparso nella mattinata di mercoledì 8 aprile all’età di 56 anni.

Dopo aver combattuto per oltre due settimane nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Carlo di Potenza, l’ex portacolori dell’Athletic Club Bergamo si è dovuto arrendere al Coronavirus che qualche giorno prima si era portato via anche il padre.

Talento cristallino dell’atletica italiana di inizio Anni ’80, il lucano visse probabilmente la stagione più fulgida della sua carriera nel 1984, anno che lo vide giungere nella formazione orobica dopo aver lasciato le Fiamme Oro.

In grado di conquistare prima il titolo europeo indoor sugli 800 metri e poi di realizzare il record del mondo dei 500 metri (rimasto imbattuto per oltre 28 anni), il potentino si mise in luce con la casacca del club di Mauro Capponi sfiorando il record italiano sulla distanza appartenente a Marcello Fiasconaro.

Convocato per i Giochi Olimpici di Los Angeles, Sabia raggiunse a poco meno di vent’anni la finale sul doppio giro di pista terminando in quinta posizione nella prova vinta dal brasiliano Joaquin Cruz.

Dopo esser stato schierato in batteria e in semifinale nella staffetta 4×400 metri, l’azzurro non potè prendere parte alla finale a causa di un affaticamento muscolare che in parte compromise la sua unica stagione “bergamasca” condivisa con altri talenti tricolori del calibro di Pietro Mennea e Riccardo Materazzi.

Nonostante i numerosi problemi ai tendini che lo afflissero durante la carriera, Sabia prese parte anche alle Olimpiadi di Seul 1988 riuscendo ad accedere ancora una volta alla sfida decisiva conclusa in settima posizione.

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