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Sette anni senza Ivan Ruggeri: “Burbero, ma sapeva coltivare i rapporti umani”

Carlo Valenti parla del suo ex presidente, scomparso il 6 aprile del 2013: "L'immagine più bella? La festa la Bobadilla dopo la promozione del '95"

“L’immagine più bella? Quando abbiamo vinto il campionato di B nel 1995, la festa al Bobadilla ed è l’unica volta che ho visto Ivan Ruggeri veramente entusiasta. C’era Roby Facchinetti che cantava, tutta l’Atalanta”.

Così Carlo Valenti, che per anni è stato molto vicino a Ivan Ruggeri, ricorda l’ex presidente (per 15 anni) dell’Atalanta, a sette anni dalla sua scomparsa (6 aprile 2013). Aggiunge: “Ivan era una persona che si lasciava andare poco nelle sue emozioni. Però era sempre sul pezzo, attento. Bisognava trovarlo in una situazione in cui non aveva da pensare all’Atalanta, per trovarlo forse un po’ meno teso. Quando è arrivato nel 1994 per me è stato una fortuna, perché avevo lasciato il lavoro e Ivan mi ha detto: no, tu rimani all’Atalanta. Percassi mi aveva portato nel 1992 e devo ringraziarlo, lui mi ha assunto e grazie a lui percepisco anche una pensione. Il calcio era la mia passione e dopo la Virescit, poter continuare con l’Atalanta era il massimo per me”.

Tornando a Ruggeri… “Sembrava burbero, così appariva a tanti e a volte diventava cattivo con chi voleva metterlo spalle al muro. Però c’erano momenti anche molto familiari, come quando era andato a caccia con Mandorlini in Albania, per dire che sapeva costruire un bel rapporto anche fuori dal campo. Certo era molto legato a Mondonico, aveva lanciato Vavassori, persone con i piedi per terra. Ha fatto anche i suoi errori e perso anche tante battaglie, spesso per cocciutaggine, ma si lasciava consigliare. Sicuramente non era un diplomatico”.

Ivan Ruggeri è nato il 14 ottobre 1944
Ivan Ruggeri

Momenti anche difficili, complicati: “Beh, quello scambio di giocatori col Milan, mi riferisco all’affare Comandini e Saudati, ci aveva rimesso. E Ivan si era un po’ arrabbiato. Poi aveva intuizioni, penso alla scelta di Giacobazzi che nell’organizzazione societaria si era dimostrato molto abile, anche se purtroppo aveva rapporti pessimi con la stampa. Marotta invece capivi che era già un dirigente arrivato”.

Ma la delusione più grande per Ruggeri qual è stata? “Ce ne sono state diverse, direi più che altro con la Lega calcio, i rapporti con le istituzioni non sono mai stati facili per lui che diceva quel che pensava e perciò…bisognava stargli vicino. Sul piano agonistico, la delusione più forte dopo la finale di Coppa Italia con la Fiorentina, per le distruzioni dei tifosi. Ecco, con quelli il rapporto è sempre stato tormentato, poi aveva cercato di mediare anche Randazzo. Però non ho mai visto una volta Ivan dire: sono stufo. Lui voleva sempre battagliare. Avrebbe voluto anche rifare lo stadio, ma gli hanno messo i bastoni tra le ruote un po’ tutti, invece Percassi ha portato a termine il progetto e fa piacere”.

Valenti, che andava spesso a trovare Ruggeri nell’ultimo periodo quando era bloccato a letto, ricorda: “I suoi occhi, mi colpiva sempre il suo sguardo. Tante volte sembrava che Ivan potesse capire, i medici dicevano di no, ma io ho sempre avuto la sensazione che capisse, che ci stava vedendo e ascoltando. E’ stata un’emozione forte, lo ricordo così perché purtroppo stavolta non potremo essere alla Messa che ogni anno veniva celebrata per lui”.

Cristiano Doni, ha compiuto 47 anni lo scorso 1 aprile
Cristiano Doni

Un pensiero anche da Cristiano Doni, che da Ivan Ruggeri è stato ingaggiato: “Due volte, mi ha portato all’Atalanta. Ha creduto in me e ho voluto bene a lui e alla sua famiglia. Ho bellissimi ricordi e gli sono riconoscente, abbiamo sempre avuto un rapporto reciproco di stima”.

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