Pensioni a Bergamo: le donne, le più "maltrattate" - BergamoNews
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Pensioni a Bergamo: le donne, le più “maltrattate”

I dati Inps 2020 sugli assegni pensionistici, che per la provincia di Bergamo porteranno al pagamento di assegni per oltre 4 miliardi e 200 milioni di euro nei 12 mesi, 150 milioni in più dello scorso anno

“È strano e triste parlarne oggi, quando non si sa ancora chi le pensioni effettivamente le percepirà, ma la situazione provinciale dei trattamenti di anzianità merita una riflessione approfondita, alla luce di quanto sta avvenendo e in considerazione che la popolazione femminile, anche over 65, è la più numerosa oltre che la più maltrattata”. Così Roberto Corona, segretario Fnp Cisl di Bergamo, alla lettura dei dati Inps 2020 sugli assegni pensionistici, che per la provincia porteranno al pagamento di assegni per oltre 4 miliardi e 200 milioni di euro nei 12 mesi (il dato è calcolato sul numero di pensioni e sull’importo medio), 150 milioni in più dello scorso anno, 600 rispetto al 2015.

Da un primo sguardo, balza ancora agli occhi come le donne ricevano una pensione che è meno della metà di quanto percepiscono i maschi (812 contro 1700), situazione che si ribalta solo nel caso specifico della “reversibilità”, che però lascia alle vedove assegni , in media, di 760 euro.

Ma quello che colpisce maggiormente l’analisi Fnp è che le donne vanno in pensione sempre più tardi: rispetto al 2015, sono 2631 in meno gli assegni di vecchiaia al femminile; 320 quelli di differenza con l’anno scorso, ma se si analizzano solo i dati relativi alle donne tra i 55 e i 67 anni, risultano 1742 pensionate di meno in soli 12 mesi.

“Già, le donne che vanno in pensione anticipata (con il contributivo) calano, perché il loro ciclo di vita lavorativa è stato influenzato da un ‘servizio sociale non riconosciuto’, rivolto alla cura della propria famiglia, nel seguire i figli, i famigliari anziani, in mancanza di uno stato sociale equo – sottolinea Corona -. Questo non ha permesso, tolto laddove forme di sensibilizzazione sociale o contrattuale con le aziende hanno sempre assicurato forme di sostegno al reddito, di sopperire ad una mancanza sia di reddito che di contributi. Stando ai dati, le donne sono quelle che pagano e hanno pagato in termini sia di reddito che di contributi una spesa sociale pensionistica che riguarda tutto il mondo del lavoro. Su questo, bisogna fare un’analisi seria, per dare risposte definitive a chi con il proprio lavoro fa sì che lo stato sociale stia in piedi, e il mondo femminile non può star solo. È compito di tutti sostenere ed appoggiare un cambiamento che deve essere radicale. Non è più sufficiente discutere su modelli di conciliazione tra vita e lavoro. È tempo di affrontare insieme un’organizzazione sociale della nostra vita per dare pari dignità a tutte e tutti”.

Dall’analisi Fnp Cisl Bergamo, viene evidenziato l’innalzarsi dell’età media dei pensionati: calano sempre più gli “ingressi giovani”, mentre aumentano lavoratori e lavoratrici che vanno in pensione di vecchiaia dopo i 67 anni. “Questo è dovuto oltre che alla riforma pensionistica della legge Fornero, anche al fatto che si inizia il lavoro sempre più con un’età maggiore rispetto al passato. Se da un lato questo significa che si alza il livello di studio di chi entra nel mondo del lavoro – conclude Corona- , dall’altra parte produrrà problemi sociali non indifferenti, legati all’invecchiamento dei lavoratori e all’allungamento della vita dei pensionati, se non mettiamo mano nell’affrontarli”.

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