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Paolo Crepet sul coronavirus: il mese che ci ha cambiato la vita - BergamoNews
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Paolo Crepet sul coronavirus: il mese che ci ha cambiato la vita

In questo spazio pubblichiamo una sintesi di riflessioni suggerite da psichiatri, psicoterapeuti, medici, ecc. sulla pandemia in corso e su come tentare di farvi fronte.

Paolo Crepet è un nome che non ha bisogno di presentazione: psichiatra, sociologo, saggista e molto altro. È conosciuto per i suoi interventi in TV, alla radio, sui giornali e per i libri che scrive. Chiaro, lucido, pragmatico: sa leggere in profondità negli avvenimenti, nell’evoluzione della società, nei cambiamenti e nei comportamenti. Significativo il suo più recente titolo: “Libertà” (Mondadori).

L’Italia e il virus, un giudizio in un tweet…

Abbiamo sottovalutato, pensando che il contagio era lontano… Errore madornale delle nostre società e dell’Italia in particolare che ha depauperato il Servizio sanitario nazionale tagliando 37 miliardi… tanto ci sono cliniche e laboratori privati, salvo poi scoprire che in una bufera come questa c’è bisogno degli ospedali veri. Adesso requisiscono gli alberghi per mandare la gente in quarantena.

C’era l’idea di essere immuni…

C’era un senso di onnipotenza, tanto non può succedere niente di catastrofico. E avanti con vita allegra e spensierata. Succede quando si tolgono soldi alla ricerca. E ancora oggi stiamo qui a discutere se si può o no detassare i soldi che un privato può e vuole dare per un bene pubblico. Si detassa e si taglia su una burocrazia colossale. Altro che modello Italia. Dovevamo pensare piuttosto ad attrezzarci con mascherine e respiratori. Avevamo tutto il tempo necessario.

Si vive fra mille interrogativi…

Non ne hanno avuti gli irresponsabili che sono partiti in massa per le stazioni invernali, per il Sud o per le movide con la contagiosità invitata a nozze. I maghi non servono. Non si sa come andrà a finire, come riprenderà la vita sociale. Non sarà un “come” collettivo. Ciascuno reagirà a modo suo.

Pesa e peserà anche la solitudine forzata.

Per molti è già un’esperienza allucinante. C’è chi si ritrova nella solitudine, legge, fa ordine, chi si dispera. Molti matrimoni sono a rischio. A Wuhan, epicentro del contagio cinese, si è già registrato il 30% di separazioni.

Come comunità usciremo irrobustiti o più chiusi?

Qualcuno più forte, qualcuno più fragile. Ricordiamoci del 1929, l’anno della grande crisi. Da quando abbiamo le statistiche sul suicidio è l’anno in cui ci fu il più alto numero di persone al mondo che si tolsero la vita.

Ci vorrà ancora tempo per arrivare al vaccino.

Certo, anche qui però non dimentichiamoci dello schieramento ideologico dei no- vax contrari alle vaccinazioni. Il virologo Burioni un anno fa ricevette minacce di morte. Vorrei chiedere a lor signori come si regolerebbero se oggi ci fosse il vaccino contro il coronavirus.

Seguirà una catastrofe economica.

Questo cataclisma causerà un danno di centinaia di miliardi. Solo per il Nord si parla di un buco di 650 miliardi nel fatturato in due mesi, poi altri miliardi per il lavoro nero.

E l’UE va avanti per la sua antica strada…

La chiusura delle frontiere dei vari Stati ha di fatto sotterrato il Trattato di Schengen. Se non si dà una mossa è a rischio anche l’euro.

Previsioni?

Fino al 7 marzo c’era un’Europa in cui si girava come se tutti fossimo lo stesso popolo, adesso non possiamo più uscire nemmeno da casa, dal proprio Comune. E tutto questo in meno di un mese.

Un vaccino alla Crepet?

Resistere a oltranza. Il mio sogno sarebbe che invece di fare il mio mestiere qualcuno scegliesse di fare lo scienziato e fosse aiutato a diventarlo. Sarebbe un investimento per la società, per l’umanità.

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