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Malines-Atalanta, 32 anni fa: “Non cambierei niente di quella semifinale”

Costanzio Barcella e Oliviero Garlini ricordano la doppia sfida con i belgi: "Noi in trance agonistica, puniti solo dagli episodi. Meritavamo la finale"

“Per me quelle due partite sono state l’apice della mia carriera. Ed era davvero strano lottare per tornare in Serie A mentre nello stesso tempo eravamo l’unica squadra italiana rimasta in Europa. Che per noi era uno stimolo in più, ma anche l’obbligo di onorare al meglio questo impegno, sentivamo molto questa responsabilità. Come abbiamo fatto”.

Costanzio Barcella, forte stopper, bergamasco di Albano cresciuto nell’Atalanta, poi passato alla Virescit e tornato nerazzurro dal 1986 per quattro anni, ha giocato entrambe le semifinali di Coppa delle Coppe (“sei su otto da titolare”, precisa). Il 6 aprile (del 1988) la prima sfida, a Malines. Barcella fa un passo indietro: “A quel punto le squadre che avremmo potuto affrontare erano tutte forti e l’Ajax era quella che temevamo di più. Poi alla fine si è imposto il Malines”.

Per voi c’era l’impegno di un campionato lungo e da vincere, quindi la testa su due fronti: “Sì, uno sforzo fisico ma soprattutto mentale, tanti di noi non avevano mai giocato partite di quel livello. Siamo arrivati alla fine del campionato un po’ con l’acqua alla gola, però siamo arrivati e ce l’abbiamo fatta”.

Pochi con esperienza internazionale… “Beh, l’unico davvero con esperienza era Stromberg e anche Mondonico contava molto su di lui”.

Però avevate il sostegno dei tifosi. “Eh loro ci sono sempre stati vicini. In Belgio sono venuti in tanti, in pullman, in aereo. Ma soprattutto ricordo al ritorno, i tifosi che ci hanno accompagnato da Sarnico a Bergamo, era tutto uno sventolare di bandiere nerazzurre: da pelle d’oca…”.

A Malines subito sotto, però avete anche reagito un minuto dopo col gol di Stromberg. Una sfida alla pari? “Noi eravamo molto fiduciosi, a Malines (forse anche più che in altre trasferte dove avevamo perso ma poi avevamo ribaltato il risultato al ritorno) abbiamo avuto diverse occasioni e quindi la partita è sempre stata aperta, anche dopo il 2-1. Alla fine abbiamo perso soprattutto per inesperienza. Eravamo spinti dalla trance agonistica. Poi l’amarezza, tanta anche al ritorno: avanti per 1-0, ci siamo arresi per due episodi, non perché meritassimo di perdere. Abbiamo fatto una buona gara sia all’andata che al ritorno, avremmo meritato noi la finale, almeno moralmente”.

Ma ripensandoci, Barcella cosa non rifarebbe? “Non ho rimpianti. Abbiamo dato tutto quello che avevamo, ci sarebbe servita un po’ più di fortuna”.

Oliviero Garlini ‘Oligol’ è d’accordo con Barcella: “Abbiamo pagato l’inesperienza. Te la potevi giocare, non c’è stata questa superiorità da parte loro, anche se fisicamente ci hanno sovrastato. E poi hanno vinto loro la Coppa”.

Garlini in Belgio era l’unica punta, appoggiato da Nicolini e… “Qualche occasione in effetti l’abbiamo avuta, però loro più furbi hanno sfruttato al massimo gli episodi. Dico poi che abbiamo pagato l’inesperienza, infatti il gol del pareggio chi l’ha fatto? Il nostro giocatore più esperto, cioè Glenn, solo che poi abbiamo preso il secondo anche per un errore di Piotti”.

Ma l’Atalanta arrivando a un appuntamento così decisivo, a un passo dalla finale, può avere pagato l’emozione? Garlini pensa che no, non può essere: “No, purtroppo il Malines ci ha messo in difficoltà, loro hanno trovato la via del gol, mentre noi non siamo stati in grado di gestire la partita nel modo giusto. E non siamo riusciti a concludere come volevamo, loro sono stati bravi a far girare gli episodi a loro favore, hanno avuto anche più convinzione”.

Certo l’impegno della Serie B ha pesato: “Sì perchè non potevamo sbagliare, stavamo lottando per la promozione e come si era messa la partita di andata in Belgio pensavamo ancora di poter ribaltare tutto al ritorno. Loro però avevano giocatori più esperti e navigati, anche il Mondo ci aveva detto al sorteggio ‘guardate che questi sono molto forti’. E addirittura al ritorno hanno fatto il secondo gol con un difensore”.

Ma il pubblico, Garlini? Poi avevate addosso gli occhi di tutta Italia… “Il nostro pubblico è stato strepitoso anche in trasferta, non solo qui a Bergamo. Noi pensavamo di poter risolvere i problemi in casa e che la sconfitta in Belgio non dovesse pesare, come del resto avevamo già ribaltato il risultato dopo aver perso in Galles e in Grecia. Ma questi erano obiettivamente più forti”.

Dovesse rigiocarla, Garlini, cambierebbe qualcosa? “No, non cambierei. Noi eravamo convinti di passare, abbiamo avuto le occasioni per farlo. A livello internazionale è stato il momento più importante della mia carriera, nemmeno con l’Inter mi è capitato di giocare una semifinale di Coppa. Peccato che resti l’amaro in bocca. Avremmo meritato di più”.

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