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Bergamo, torneremo a star bene

"Passerà anche questa stazione, senza far male/ passerà questa pioggia sottile, come passa il dolore”: Fabrizio De André - Hotel Supramonte

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“Passerà anche questa stazione, senza far male,

passerà questa pioggia sottile, come passa il dolore”.

Fabrizio De André – Hotel Supramonte

Tutte le giornate si susseguono uguali l’una all’altra: mattine, pomeriggi e sere passate in casa, tra una video lezione e una chiamata ad amici e famigliari, mentre il telegiornale, perennemente acceso, riporta le cifre dei malati, dei morti, e dei guariti.

C’è ancora però chi si ostina a uscire nonostante la situazione che stiamo vivendo, nonostante le immagini dell’esercito che porta via i nostri defunti, lontani dalla loro città, dai loro parenti e privati dei dovuti riti funebri; immagini terribili e solenni, che portano con loro il lutto cittadino e nazionale.

“Perché proprio a noi?” ci si chiede, “Come ha fatto ad arrivare proprio a Bergamo?”

È strano a pensarci, come abbia potuto una città spesso ritenuta piccola ed estranea ai riflettori e all’attenzione popolare, diventare l’epicentro di un’emergenza tanto grande e oggetto di una fama tanto commiserevole.

Eppure, eccoci qua, a rimpiangere quei momenti quando, come direbbe Vasco, “la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragole“, tipo i pomeriggi passati stesi al sole sul prato della Fara, le serate al pub in città alta e le corse per prendere l’ultima funicolare; le passeggiate fino al monastero di Astino, la pizza di Mimmo e le sagre di paese; i bar e i negozi di via XX Settembre, le masse di studenti in Porta Nuova e le orchestre dei clacson in strada, quando vinceva l’Atalanta.

Bergamo è una città unica ed eccezionale, ricca di arte e di storia e dalla bellezza invidiabile, ma questo lo sapevamo ben prima che, a causa del virus, ci venisse dato il compito di dimostrarlo apertamente; sapevamo bene cosa intendevano i Pinguini Tattici Nucleari in quel loro verso che dice “Sei bella come casa mia”, e che forse, ora che abbiamo visto Bergamo sotto una luce nuova, possiamo comprendere meglio; difatti è splendida e luminosa anche nell’imprevisto più amaro e allarmante.

È disarmante affacciarsi alla finestra e vedere le strade vuote e desolate, le stesse strade che fino ad un mese fa erano piene di vita e brulicavano di persone, e sentire solo il suono delle tante ambulanze che corrono per la città. Mancano i rumori di una Bergamo che sta bene, gli autobus ritardatari sempre affollati e i cortei delle infinite compagnie dei ragazzi del centro; manca anche la mobilità libera, come i week-end in montagna, le colazioni alla Marianna e i giri in moto per i colli.

Per far sì che torni tutto questo, dobbiamo perseverare nel rispettare le regole e portare pazienza, seguire i consigli degli esperti e trattenerci in casa, sostenendo sempre i nostri medici, gli infermieri e tutti i volontari; così, un giorno, torneremo tutti a star bene, e tornerà Bergamo, più forte e aitante di prima.

Ora il tempo è un signore distratto, un bambino che dorme;

ma se ti svegli e hai ancora paura, ridammi la mano,

cosa importa se sono caduto, se sono lontano?

Perché domani sarà un giorno incerto, di nuvole e sole.

Ma dove, dov’è il tuo amore?

Ma dove

è finito il tuo amore?”.

Fabrizio De André – Hotel Supramonte

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