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Piero Busi voleva soltanto essere “un buon amministratore”

Giuseppe Zois, giornalista e scrittore di Bergamo, dà il via a una rubrica per Bergamonews dedicata ai ritratti di personaggi, viventi o da ricordare

Giuseppe Zois, giornalista e scrittore di Bergamo, dà il via a una rubrica per Bergamonews dedicata ai ritratti di personaggi, viventi o da ricordare.

Può essere considerato uno dei patriarchi della politica vissuta e interpretata alla maniera dei bergamaschi: cioè con il proposito mai allentato di anteporre il fare al parlare. Piero Busi, morto a 86 anni è stato un pragmatico a oltranza. Fa stato il vasto repertorio di ruoli, da quello di sindaco storico del “suo” Comune, Valtorta (per 11 mandati), alla presidenza della Comunità Montana della Valle Brembana (24 anni). Quale uomo può vantare quasi 60 anni spesi in prima linea, sul campo, a favore della sua gente?

Concretezza ed essenzialità erano una sua dote naturale. Ha saputo fare di Valtorta, 345 abitanti, un microcosmo ideale per una serie di iniziative apprezzabili, da una latteria sociale a un significativo Museo d’arte. Non a caso lo slogan – appropriato – dice “Magia di un borgo”. Bisogna salirci e conoscerlo per rendersi conto dal vivo di quanto sia vero. Dotato anche di estro e di creatività, Busi aveva inventato le Olimpiadi per le scuole a Valtorta, manifestazione che ha conosciuto qualche stagione di meritata gloria.

In un tempo e in una società dove molti amano atteggiarsi a protagonisti, Piero Busi può essere ricordato e onorato per la “normalità” che ha saputo imprimere alla sua azione. Procedeva lineare, con passo deciso: uno che non inseguiva la filosofia astratta ma la determinazione, fino ad essere ostinato in ciò che sentiva come una necessità per la popolazione, quindi per l’utenza, che fosse nella politica, nella sanità o nella socialità.

Se una realizzazione serve, va messo in atto tutto per farla. E quando si imponeva un obiettivo, quasi sempre veniva centrato.

Gente così non ambisce a primeggiare quanto piuttosto a sbracciarsi pur di arrivare alla meta. Che, tradotto, significa far progredire la comunità, dotandola di quei servizi che – soli – possono consentire la continuità. Si parla molto della montagna: ma perché viva, oggi, occorre andare incontro ai cittadini. Ecco quindi lo sforzo espresso con l’Ospedale di San Giovanni Bianco, di cui è stato presidente e con la Fondazione “Istituto Don Palla” a Piazza Brembana per anziani e malati di Alzheimer.

Strade, gallerie, impianti sportivi: non si sa come, ma Busi era per tutti e dovunque, anche per la discosta Valle Taleggio, alla quale – in anni lontani – dedicò parecchi articoli: per non farsi mancare niente, infatti, Busi fu a lungo un comunicatore. E anche qui amava privilegiare i più remoti, i più dimenticati. Ci sono pagine memorabili legate all’impegno profuso – in questo caso da amministratore pubblico – durante l’emergenza per l’alluvione del 1987 e per le imponenti infrastrutture della ricostruzione messa in cantiere, grazie anche ad un ottimo rapporto di collaborazione con il Ministro della Protezione Civile Remo Gaspari, che aveva preso il posto di Giuseppe Zamberletti.

Era un sabato di luglio, il 18, quando si scatenò la devastante alluvione: la Statale della Val Brembana fu disastrata in quattordici punti tra Lenna e San Pellegrino (in 3 ore, 245 mm di pioggia). Quel giorno a Piazza Brembana si inaugurava il Palazzetto dello Sport, con l’assessore regionale Giovanni Ruffini. Per la Provincia c’era l’allora assessore allo Sport, Valerio Bettoni. Tutti vestiti a festa, anzi molti – come lo stesso Betù – in grande spolvero perché alla sera in Città Alta dava spettacolo il famosissimo ballerino Rudol’f Nureev.

Cominciò a piovere forte, poi ci fu il diluvio. Busi non esitò un attimo, Bettoni neppure: organizzarono un improvvisato quartier generale in un negozio di Piazza, e girarono per tutta la notte. “Ci appisolammo per un paio d’ore su un divano dei parenti del Busi, che gestivano il negozio – ricorda Bettoni – e assicurammo i collegamenti con il presidente Gian Pietro Galizzi in Via Tasso e con la Regione a Milano su quanto stava accadendo, grazie ai guardiacaccia e ai guardiapesca e alle loro decisive radio ricetrasmittenti. Io rincasai la domenica pomeriggio e il vestito della festa era decorato di fango. Busi era guidato dal suo innato buon senso. È stato l’uomo-simbolo della Valle Brembana: con lui ho sempre lavorato bene, anche perché possedeva una notevole capacità di mediazione”.

È grazie a persone di carattere come Busi che la montagna in questi lunghi e intensi decenni ha resistito ed è andata avanti, oltre le promesse, con un promotore instancabile ed inesauribile, appagato di essere “soltanto” un buon amministratore.

Elogio che gli va riconosciuto e che ora è affidato alla memoria.

 

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