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Il direttore sanitario di Seriate e quell'omessa denuncia del "dottor morte" a Saronno - BergamoNews
Il caso

Il direttore sanitario di Seriate e quell’omessa denuncia del “dottor morte” a Saronno

Roberto Cosentina, condannato in primo grado a 2 anni e sei mesi nel processo sui decessi in corsia, è dirigente medico dell'Asst che oltre al Bolognini comprende gli ospedali di Alzano e Piario

Lunedì 27 gennaio, poco meno di un mese dai primi casi (ufficiali) di Coronavirus in provincia di Bergamo, riscontrati all’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo. Il tribunale di Busto Arsizio condanna in primo grado il vice primario di Saronno Leonardo Cazzaniga all’ergastolo per la morte di dodici pazienti terminali ai quali, secondo i giudici, avrebbe somministrato un sovradosaggio di farmaci con la chiara intenzione di uccidere.

Si chiude così l’inchiesta “Angeli e Demoni” della procura di Busto, che aveva messo sotto esame una ventina di cartelle di persone decedute al nosocomio saronnese tra il 2007 e il 2010 durante il turno del vice primario. Oltre alle morti in corsia, nel fascicolo entrano anche i decessi di tre persone in ambito familiare, Massimo Guerra, Luciano Guerra e Maria Rita Clerici, rispettivamente marito, suocero e madre della ex amante di Cazzaniga, l’infermiera Laura Taroni, già condannata in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione con rito abbreviato.

Insieme a Cazzaniga la Corte d’Assise presieduta dal giudice Renata Peragallo, condanna a 2 anni e 6 mesi i componenti della commissione medica interna d’inchiesta che aveva giudicato il suo operato. Tra loro l’ex direttore sanitario di quell’azienda ospedaliera Roberto Cosentina, difeso dall’avvocato del Foro di Bergamo Roberto Zambelli, nel frattempo passato con lo stesso incarico, nel gennaio 2016, all’Azienda socio sanitaria territoriale Bergamo Est (ex Azienda ospedaliera di Seriate).

Era stato proprio lui, 64 anni, di Milano, nella primavera del 2013, dopo le segnalazioni di sospetti sul vice primario ricevute da due infermiere, che aveva istituito quel gruppo di controllo. Ma i verbali delle riunioni non sarebbero mai stati trovati, mentre ci sarebbe una lettera in cui lo stesso Cosentina rassicura le due infermiere, spiegando che il vice primario è un medico esperto e non ha violato il codice etico e deontologico professionale.

Secondo i giudici, in ogni caso, quella commissione non bastò per verificare l’operato di Cazzaniga e si trattò di omessa denuncia. Quando a fine gennaio viene pronunciata la sentenza però Cosentina è già a Seriate da quattro anni. Il suo ruolo è il medesimo, ossia quello di coordinatore dell’organizzazione tecnica e funzionale dei servizi e del possesso dei previsti titoli professionali da parte del personale, nonché di garante ultimo dell’assistenza sanitaria ai pazienti e del coordinamento del personale sanitario sui criteri di qualità e sicurezza. Gerarchicamente è inferiore solo al direttore generale.

Dopo la condanna in Corte d’Assise il direttore sanitario non viene rimosso dal suo incarico, in attesa del terzo grado di giudizio per un possibile provvedimento. Da noi contattata nei giorni scorsi sull’argomento, l’azienda sanitaria ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

Oltre al Bolognini, l’Asst Bergamo Est comprende anche gli ospedali di Alzano, di Gazzaniga e di Piario. Proprio quest’ultimo presidio, il Locatelli, a fine dicembre 2015, un mese prima della nomina di Cosentina, viene coinvolto in un’inchiesta che sembra simile a quella di Saronno, con una serie di strani decessi in corsia. Dopo lunghe indagini ed esumazioni di cadaveri per verificare presunte somministrazioni anomale di Valium, però, il pubblico ministero Carmen Pugliese chiede il rinvio a giudizio di un’infermiera e di una caposala con l’accusa di maltrattamenti.

Domenica 23 febbraio è invece il Pesenti Fenaroli di Alzano a finire sotto i riflettori, non per una vicenda giudiziaria ma per essere la struttura bergamasca in cui vengono scoperti i primi due (almeno riscontrati) pazienti positivi al Covid 19.

Nel pomeriggio viene vietato l’accesso al reparto di Medicina interna, dove la notte precedente era morta una donna, pare per scompenso cardiaco. Tra i positivi c’è Ernesto Ravelli, il primo bergamasco morto con il Coronavirus, quella sera al Papa Giovanni, dove era stato trasferito dopo il ricovero ad Alzano.

Sempre il 23 febbraio viene chiuso per qualche ora l’intero ospedale di Alzano, riaperto poi in serata. Non è chiaro se in seguito a un intervento di sanificazione dei reparti. Fatto sta che il giorno dopo le attività proseguono normalmente: prelievi, interventi in sala operatoria, visite in ambulatorio.

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