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Entratico, docente ucciso nel 2018: arrestato dipendente della sua cascina fotogallery

Svolta nelle indagini dell'omicidio del professor Errico: in manette un 58enne

Svolta nell’omicidio Errico: sabato 4 aprile i carabinieri di Bergamo hanno arrestato Pal Surinder, cittadino indiano 58enne, residente a Casazza, per l’omicidio di Cosimo Errico, il professore di 58 anni ucciso con numerose coltellate e il cui corpo era stato trovato dal figlio semicarbonizzato ad Entratico il 3 ottobre 2018.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa è stata emessa dal Gip del Tribunale di Bergamo, Massimiliano Magliacani, su richiesta del Sostituto Procuratore Carmen Santoro.

Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti del 58enne indiano, indagato per omicidio e distruzione di cadavere, dipendente della “Cascina dei Fiori”, struttura teatro dell’omicidio che la vittima gestiva come “fattoria didattica”.

Per la sua identificazione sono state molto importanti le attività condotte sulla scena del crimine, anche con l’impiego della metodica del “luminol”, grazie alla quale sono state evidenziate diverse serie di impronte plantari lasciate per deposito di sangue, alcune particol armente nitide tanto da rendere perfettamente identificabile il marchio e la misura delle scarpe calzate dall’assassino.

Altrettanto fondamentale è stata l’analisi dei consumi di energia elettrica della struttura che ha permesso di stabilire il momento esatto in cui l’omicida si era allontanato dal luogo del delitto dopo aver staccato l’interruttore generale del contatore. Un gesto che fin da subito è sembrato tutt’altro che casuale, compiuto da qualcuno che ben sapeva come muoversi all’interno della Cascina, coerentemente con il tragitto lineare marcato dalle suole insanguinate.

Cosimo Errico, il professore ucciso a Entratico nel 2018
Cosimo Errico prof ucciso

Dopo avere individuato il modello esatto attraverso la casa madre che indicava quali tipi di tomaie fossero abbinate a quella suola, i carabinieri si sono così messi alla ricerca delle scarpe indossate dall’assassino, risalendo a tutti i punti vendita della Lombardia – ed in particolare delle province di Bergamo e Brescia – attraverso i quali erano state messe in commercio (quasi 500 paia nei diversi colori). Sono quindi stati identificati un gran numero di acquirenti, ai quali gli investigatori sono risaliti grazie alle generalità con pagamenti bancomat, tessere sconti/fedeltà, presenza sui luoghi con riscontri da tabulati etc etc.

Tra questi risultava anche la moglie di Cosimo Errico, che ha raccontato poi agli inquirenti di aver comprato quelle scarpe proprio per il marito e che quest’ultimo le aveva regalate a qualcuno dei suoi operai della cascina, così come aveva fatto già altre volte con altri indumenti.

Sulla scorta di diverse conversazioni intercettate tra Surinder ed il coinquilino nonché connazionale S.M. (anche lui dipendente della cascina, indagato in stato di libertà per favoreggiamento personale per aver mentito sugli spostamenti compiuti il giorno dell’omicidio dal suo connazionale) si è potuto accertare che le scarpe le cui impronte plantari sono state rinvenute sul luogo dell’omicidio erano usate dall’arrestato che se ne era disfatto successivamente al delitto.

Grazie poi alle numerose testimonianze rese dagli altri collaboratori della vittima, gli investigatori hanno accertato che Pal Surinder nutriva motivi di risentimento verso Cosimo Errico a causa di pregressi e continui dissidi maturati in ambiente lavorativo e legati al fatto che la vittima nel passato lo aveva sorpreso a rubare in cascina.

Carabinieri alla Cascina dei Fiori di Entratico
Omicidio Entratico

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, anche la sera dell’omicidio Pal Surinder si trovava in cascina probabilmente per perpetrare un furto e, messo alle strette da Errico, avrebbe a quel punto reagito in maniera incontrollata, accoltellando a morte alle spalle e al collo la vittima (l’esame autoptico ha accertato un numero di 23 fendenti inferti) per poi accanirsi su di essa una volta crollata in terra.

Per tentare di cancellare le tracce l’accusato avrebbe poi cosparso il corpo, ormai esanime, con della benzina prelevata dal magazzino della cascina e gli avrebbe dato fuoco. Un altro connazionale ha poi raccontato di aver visto la sera dell’omicidio, in orario successivo al delitto, l’indagato in uno stato di forte nervosismo e di averlo udito discutere animatamente con il suo coinquilino S.M.

Nel corso delle indagini, sono state oltre un centinaio le persone interrogate a vario titolo dai carabinieri, i quali hanno scandagliato la vita della vittima a 360 gradi, non tralasciando di approfondire alcun indizio, consentendo all’autorità giudiziaria di emettere la misura cautelare in carcere.

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