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Effetti Coronavirus sul turismo: “Per ripartire ci vorranno mesi, forse un anno”

Primo settore a essere colpito dalle restrizioni, forse sarà anche l'ultimo a riprendersi: "Quando ripartiremo non sarà facile recuperare le solite abitudini".

Quando ancora Bergamo e la Bergamasca non avevano ben compreso la portata e la gravità dell’emergenza Coronavirus, una delle prime preoccupazioni erano state le possibili, pesanti, conseguenze per il turismo.

La veloce diffusione del virus nella nostra provincia aveva infatti causato repentine disdette negli alberghi, annullamenti di viaggi programmati, un generale timore a frequentare luoghi ed esercizi commerciali particolarmente affollati.

Tra gli obiettivi della prima ordinanza regionale anti-contagio, del 23 febbraio, c’era stata la stretta sui bar: apertura consentita fino alle 18, con una pioggia di mugugni seguiti da sollievo dopo la concessione di tenere aperto rispettando il numero massimo dei coperti ed eseguendo esclusivamente servizio al tavolo.

Erano i giorni del “Bergamo non si ferma” in cui anche il sindaco  Giorgio Gori, a cui fa capo anche l’assessorato al commercio, si era detto molto in ansia per le sorti del settore: “La situazione è complicata e lo sappiamo – aveva esordito in un video pubblicato sulla propria pagina Facebook il 26 febbraio – Al di là delle limitazioni c’è molta preoccupazione per il forte calo delle prenotazioni nelle strutture alberghiere e non. Stiamo facendo il possibile perchè queste misure di contenimento durino il minimo indispensabile: siamo consapevoli della loro necessità, ma anche delle conseguenze economiche che avranno”.

La stessa sera, per dare un segnale ai propri concittadini, aveva cenato da Mimmo, in Città Alta.

“Lo sforzo fatto per crescere nel turismo negli ultimi anni è stato enorme e in poche settimane rischiamo di vedere la stagione assolutamente rovinata – evidenziava ancora nel suo videomessaggio – Nel breve ci occuperemo di portare turisti dalle regioni vicine, poi a giugno-luglio torneremo a investire sui turisti internazionali che sono stati la nostra principale leva di crescita in questi anni”.

Scenari e dichiarazioni stravolte poi dall’imprevedibile drammatica evoluzione degli eventi nella nostra provincia, che hanno cambiato completamente la prospettiva e le valutazioni sulle restrizioni imposte da Regione e Governo, all’improvviso diventate per tutti (o quasi) dalle maglie fin troppo larghe.

A oltre un mese dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, però, è innegabile che il settore turistico a Bergamo e provincia abbia subito una batosta impressionante, capace di mettere in ginocchio anche gli operatori più solidi.

Ne è convinto Oscar Fusini, direttore di Ascom Bergamo, che sulle prospettive future fatica a trovare un appiglio positivo: “Il turismo bergamasco per rimettersi in moto avrà bisogno di mesi – spiega – Forse ci vorrà anche un anno”.

Nel suo lavoro al fianco degli operatori del commercio, ha pressoché quotidianamente il polso della situazione: “I più in difficoltà sono senza dubbio i bar e i pubblici esercizi, i primi a essere stati messi sotto restrizione e forse anche quelli che da questa crisi usciranno più tardi – ammette – Il lasso di tempo di cui avranno bisogno sarà più lungo, dovranno aspettare che si riprendano certe abitudini”.

A seguire, gli albergatori: “Oggi sono chiusi per ordinanza – continua Fusini – Ma alcuni avevano già deciso di interrompere l’attività a causa di prenotazioni mancate o cancellate. Qualcuno opera per ospitare i malati, altri hanno accolto le troupe mediche in arrivo da fuori provincia. Ma in generale la situazione è da lacrime e sangue”.

Tra le categorie meno penalizzate, i prodotti alimentari: “Un settore che sta producendo uno sforzo importante, con grande senso del dovere. Stanno lavorando tanto e bene, in moltissimi si sono messi a disposizione dei clienti anche per la consegna a domicilio. In pesante difficoltà, invece, tutto il dettaglio non alimentare. Penso ai negozi di abbigliamento, per i quali la speranza è che il fermo degli affari sia solo temporaneo e alla riapertura ci possa essere un buon recupero”.

Ma l’incertezza sul futuro al momento è il sentimento prevalente: “Questa emergenza porterà a un ovvio cambio dei nostri stili di vita, che non consentirà un’immediata ripresa ai pubblici esercizi.
Sono state minate le nostre certezze e il nostro modo di vivere anche un po’ frivolo. Quando e se tutto questo tornerà, sarò molto ridimensionato”.

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