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Conte e la zona rossa in Valseriana: “La Regione poteva adottare misure più restrittive”

"La Regione Lombardia, come tutte le altre, non è mai stata esautorata dalla possibilità di adottare ordinanze proprie, anche più restrittive, secondo la legge 833/1978. Peraltro la Lombardia, quando ha voluto introdurre misure più restrittive, lo ha fatto".

Maddalena Oliva per Il Fatto Quotidiano ha intervistato il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e l’attenzione si è focalizzata su Bergamo, in particolare sul Alzano e Nembro e la mancata zona rossa. 

“Mi permetta di ricostruire cronologicamente i passaggi – risponde Conte alla domanda relativa alla decisione di non chiudere e isolare i due paesi bergamaschi -. La sera del 3 marzo il Comitato tecnico scientifico propone per la prima volta la possibilità di una nuova zona rossa per i comuni di Alzano Lombardo e Nembro. Ormai vi erano chiari segnali di un contagio diffuso in vari altri comuni lombardi, anche a Bergamo, a Cremona, a Brescia. Una situazione ben diversa da quella che ci aveva portato a cinturare i comuni della Bassa Lodigiana e Vo’ Euganeo. Chiedo così agli esperti di formulare un parere più articolato: mi arriva la sera del 5 marzo e conferma l’opportunità di una cintura rossa per Alzano e Nembro. Il 6 marzo, con la Protezione civile, decidiamo di imporre la zona rossa a tutta la Lombardia. Il 7 marzo arriva il decreto”.

E sulle accuse della Regione Lombardia di aver assunto decisioni in contrasto con quanto richiedeva: “La Regione Lombardia, come tutte le altre, non è mai stata esautorata dalla possibilità di adottare ordinanze proprie, anche più restrittive, secondo la legge 833/1978. Peraltro la Lombardia, quando ha voluto introdurre misure più restrittive, lo ha fatto. Anche Lazio e Calabria hanno disposto altre zone rosse”.

Quindi una domanda sulle migliaia di aziende, specie nelle province di Brescia e Bergamo, che continuano a lavorare in deroga. “Il decisore politico, quando assume una decisione, deve farlo in scienza e coscienza, mettendo in conto tutti gli interessi. Il criterio che ci guida sono i valori costituzionali. La priorità è e resta la tutela della salute. Contemporaneamente cerchiamo di ottemperare all’esigenza di non compromettere definitivamente il tessuto economico. Abbiamo cercato di prendere tutte le misure con massima precauzione e massimo rigore”.

Infine sulla rabbia che si leva dalla terra orobica: “Capisco perfettamente la loro rabbia. Stanno vivendo una situazione tragica, con angoscia e dolore per la perdita di tante vite umane. Mai avrei immaginato di vedere aggiornata continuamente la lista dei decessi. È uno degli aspetti più sinceramente dolorosi da quand’è iniziata questa guerra”.

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