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SVR dona crema per i lividi causati dalle mascherine a medici e infermieri della Gavazzeni

Il laboratorio dermatologico francese ha donato a vari ospedali in Italia, tra cui l'Humanitas Gavazzeni di Bergamo, il Cicavit+

Sui volti di medici e infermieri la stanchezza dopo turni massacranti. I segni degli occhiali, gli zigomi irritati dalle mascherine che dovrebbero proteggerli mentre lavorano con i malati. Dispositivi di protezione indossati come un’armatura per assistere decine di pazienti ed evitare di infettarsi.

Nel dramma umano che si sta consumando in tutta Italia i volti lividi del personale sanitario sono diventati un simbolo della lotta al Covid-19.

Laboratoires SVR, azienda familiare che sviluppa, produce e distribuisce prodotti dermocosmetici, ha avviato una donazione della crema lenitiva Cicavit+ a vari ospedali in tutta Italia tra cui l’Humanitas Gavazzeni di Bergamo, il San Raffaele di Milano, il policlinico Sant’Orsola di Bologna, il Columbus Gemelli di Roma. Un contributo dal laboratorio dermatologico francese per accelerare la riparazione della pelle di medici e infermieri messa a dura prova dall’uso prolungato di guanti, disinfettanti, mascherine.

Cicavit+ è una crema lenitiva, anti-segni, con azione riparatrice accelerata, la sua formula anti-prurito e anti-irritazione rafforzata, favorisce la cicatrizzazione senza segni e senza arrossamenti. “In questo momento di estrema difficoltà -ha dichiarato Roberta Facciano, direttore generale del gruppo SVR- vogliamo anche noi contribuire con un piccolo gesto che possa dare sollievo a tutti gli operatori della sanità che combattono in prima linea quotidianamente per la nostra salute”. La donazione di Cicavit+ serve a lenire i segni lasciati da maschere occhiali e visiere dopo ore e ore senza poterle mai togliere, segni che in alcuni casi sono vere e proprie lacerazioni in altri comunque segni profondi lasciati sulla pelle.

“Ciò che stiamo vivendo è come un tatuaggio” ha detto Daniela Turno, infermiera della terapia intensiva dell’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo, ritratta con altri colleghi dall’Associated Press durante le rare pause dalle unità di terapia intensiva degli ospedali nelle città lombarde di Bergamo e Brescia, e a Roma.

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