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Nicole, Matteo, Giulia, Luis, Marco: storie di giovani volontari contro Covid-19

Per loro dal 9 Marzo è cambiato tutto: la mattina si svegliano e indossano la divisa, poi si dirigono in sede consapevoli che il loro turno inizierà alle 8 e, se tutto va bene, ritorneranno a casa alle 20 con la speranza di non portare con loro quel nemico invisibile con cui combattono giornalmente, senza mettere in pericolo le loro famiglie

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“Nicole non andare a Bergamo, è pericoloso!” Questo è il consiglio che Nicole, 23 anni, volontaria della Protezione Civile, ha ricevuto dalla sua nonna di 90 anni che abita a Monza; ma Nicole vive a Bergamo da quando è nata e, dall’inizio di marzo, è operativa nella zona rossa più letale di tutta Italia.

Marco, Luis, Giulia, Nicole, Matteo sono volontari della Protezione Civile, una piccola parte dei tanti che operano nella zona di Bergamo: una delle zone più colpite dal Coronavirus.

Per loro dal 9 Marzo è cambiato tutto: la mattina si svegliano e indossano la divisa, poi si dirigono in sede consapevoli che il loro turno inizierà alle 8 e, se tutto va bene, ritorneranno a casa alle 20 con la speranza di non portare con loro quel nemico invisibile con cui combattono giornalmente, senza mettere in pericolo le loro famiglie.

C’è Marco, 29 anni, nella vita è un posatore serramentista e, da sempre, ha una mano pronta da offrire a chi ne ha bisogno. Quando gli è arrivata la notizia che la Croce Rossa voleva montare le tende nel campo dove, a Dalmine, vengono disinfettate le ambulanze, ha provato diverse emozioni: dalla paura di avere sul posto delle ambulanze o auto mediche infette che avrebbero potuto ritardare o impedire le operazioni, alla soddisfazione per come lui e i suoi compagni hanno contribuito alla realizzazione del campo. Ogni giorno Marco capisce che ogni azione, sua e della sua squadra, aiuta il sistema ad andare avanti e a non crollare. Quando tutto sarà finito, potrà ricordare con orgoglio il momento in cui un’associazione importante come la Croce Rossa ha chiesto aiuto al suo gruppo intercomunale.

giovani proetzione civile coronavirus

Giulia ha 20 anni, fino a febbraio faceva la giardiniera; l’emergenza l’ha unita a Louis, 44 anni, nel formare uno dei team pronti ad uscire nelle strade.

“Ragazzi, c’è da portare la spesa a un positivo”. Queste sono le parole che si sono sentiti dire quando hanno fatto la prima consegna ad una persona contagiata dal Covid-19. Una scarica di adrenalina, un po’ di ansia, tanta paura, tenere alta la soglia di attenzione e rimanere concentrati. Quando Giulia si è avvicinata alla porta di quella casa aveva la testa piena di dubbi: “Avrò fatto tutte le azioni nel modo giusto?”. Ha paura ma si sente sicura perché dietro di lei c’è Luis a coprirle le spalle, a controllare che ogni azione protettiva sia eseguita correttamente e Giulia fa lo stesso nei suoi confronti.

Insieme combattono il virus ed eseguono le “consegne speciali”. Quando tolgono i guanti si disinfettano le braccia e le mani due volte, con due disinfettanti diversi, Giulia sospira: “Sembra quasi che abbiamo vinto il primo round sul ring contro questo virus”. Anche se ha solo 20 anni questa esperienza l’ha costretta a crescere in fretta e imparare tanto. Vedere i signori di ottant’anni di Azzano per il monitoraggio settimanale e fare loro la spesa, guardandoli negli occhi lucidi dove può leggere quel “grazie” costate la fa sentire bene e utile allo stesso tempo.

Luis è in cassa integrazione, ma è operativo tutto il giorno come volontario; sa che con la spesa può aiutare le persone contagiate. Quando invece arrivano le chiamate d’urgenza per le bombole d’ossigeno la paura è tanta e il tempo a disposizione è sempre poco, ma la speranza è l’ultima a morire e lui spera che, in entrambi i casi, le persone guariscano il prima possibile.

Nicole aveva anche un lavoro con un contratto a termine fino all’inizio di marzo che però non le è stato rinnovato. Negli ultimi giorni ha consegnato le mascherine in 20 comuni e ogni volta ha incontrato il sindaco e ha sentito ripetere la stessa frase: “Finalmente abbiamo le mascherine, grazie”. Lei ha risposto con un sorriso ed è risalita sul mezzo di servizio con mille pensieri in testa. Non si aspettava di vivere un’emergenza così forte in primo piano e di far felice delle persone con così poco. Nicole è in ansia perché le richieste per la consegna della spesa ai positivi stanno aumentando e la prossima settimana sarà di nuovo il suo turno. Ha paura di sbagliare qualche passaggio e di poter contagiare i suoi genitori. Oggi ha portato la spesa agli zii, affetti da altre patologie, rinchiusi in casa ormai da un mese e gli è stato chiesto di non avvicinarsi; quelle parole le hanno spezzato il cuore perché è cresciuta con gli zii, ogni giorno, fino ad un mese e mezzo fa.

Matteo ha 23 e, nonostante la sua giovane età si è trovato responsabile della sala operativa, un’attività che lo impegna giorno e notte, ma ciò nonostante lui è sempre disponibile. Ogni giorno risponde a centinaia di telefonate da parte dei sindaci dei paesi vicini e dai singoli cittadini e per ognuno ha una risposta. Ogni giorno risponde alle e-mail che riempiono la casella di posta, gestisce tutte le attività, gli imprevisti e le disponibilità dei 20 volontari, esclusivamente under 65. Ogni volta che finisce di programmare le varie attività arriva una chiamata che lo porta a cambiare i piani.

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È sottoposto ad una pressione costante ma, grazie alla sua conoscenza del territorio e del sistema, le cose si svolgono nel modo corretto. L’ambiente della sede è profondamente cambiato. Prima si facevano le pizzate per rendere coeso il gruppo, ora si mangia ad una distanza di almeno di un metro l’uno dall’altro, con quelli che fanno il turno intero che stanno in silenzio, un po’ per la stanchezza e un po’ per i pensieri che vagano sull’operato del giorno. Il silenzio è interrotto dallo squillo del telefono; arriva una chiamata nella quale avvisano che un signore che seguiamo ad Azzano è morto dopo essere risultato positivo al tampone. Marco lo conosceva bene poiché quell’uomo guidava lo scuolabus del suo paese e lui ne ricorda il sorriso nascosto dietro la porta, provando una profonda tristezza per i suoi familiari; impossibile non provare emozioni. I volontari fanno un respiro profondo, si guardano negli occhi e il respiro si blocca una frazione di secondo per il panico, lo stesso pensiero li accomuna nonostante nessuno di loro lo esprima ad alta voce: “Per quanto tutto questo andrà ancora avanti?”.

Per Marco, Luis, Matteo, Nicole e Giulia le battaglie non sono finite, c’è l’ultima da combattere ogni sera prima di entrare in casa: scarpe e vestiti usati durante il servizio rimangono fuori sul pianerottolo, si cambiano fuori casa anche se è sera e fa freddo, camminano in punta di piedi sul pavimento gelido e corrono in doccia; litigano con le famiglie preoccupate per la loro salute nonostante usino tutti i dispositivi di protezione individuale, ma è più forte di loro: aiutare il prossimo è quello che gli riesce meglio.

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