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Da fine gennaio a oggi: l’emergenza a Bergamo e provincia giorno per giorno

L’evoluzione temporale della pandemia nella Bergamasca: dalla prima task force regionale di fine gennaio fino alle ultime ore, con gli ospedali che hanno rischiato più volte il collasso e l’apertura dell’ospedale da campo.

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16.03 – Le Rsa denunciano escalation di morti, la denuncia sui furbetti delle seconde case – 3.760 positivi

La prima a lanciare un forte grido d’allarme p la casa di Riposo don Ciriaco Vezzoli di Cividate: cinque morti solo a cavallo degli ultimi due giorni.

All’ospedale Papa Giovanni intanto prendono servizio 27 medici e 4 infermieri militari, fortemente richiesti e poi promessi dal ministero della Difesa.

Bergamo per la prima volta non è la provincia col maggior numero di nuovi casi, ma ne registra comunque 344 in più.

Il conteggio rimane drammatico, forse non abbastanza per far desistere i “furbetti”: le denunce si susseguono, in particolare dalla Val Brembana, dove i residenti notano un insolito via vai notturno nelle località più turistiche, in direzione delle seconde case.

17.03 – Via libera all’ospedale da campo: “I morti sono 14 volte in più rispetto a un anno fa”. – 3.993 positivi

Nella settimana 8-16 marzo 330 morti: nello stesso periodo dello scorso anno erano solo 23, 14 volte di meno. È il dramma del solo Comune di Bergamo.

Il Papa Giovanni arriva al tutto esaurito, dopo giorni di resistenza: tutti occupati gli 80 posti di terapia intensiva, col necessario ricorso ai trasferimenti in altre strutture.

Si registrano i primi due decessi anche alle Poste, mentre la Provincia mette sul piatto 100mila euro per pagare il parcheggio dell’ospedale al personale sanitario e il Winter Garden Hotel di Grassobbio si aggiunge alle strutture pronte ad accogliere pazienti in dimissione dagli ospedali.

Alessandro Sorte, deputato bergamasco di Cambiamo!, chiede: “Non è il tempo delle polemiche, ma finita l’emergenza servirà chiarezza: proporrò una commissione parlamentare di inchiesta su fatti di Nembro e Alzano”.

Ma arriva un importante novità: c’è il via libera della Regione per la realizzazione di un ospedale da campo alla Fiera di Bergamo, grazie alla struttura in dotazione all’Associazione Nazionale Alpini che darà respiro agli ospedali.

18.03 – Il primo, triste, corteo dell’esercito con le bare – 4.305 positivi

L’immagine più drammatica della giornata arriva a tarda sera: mezzi dell’esercito si recano al cimitero monumentale di Bergamo per prelevare e portare fuori città una sessantina di bare per la cremazione, in altre 11 città. È la prova più lampante dell’insostenibilità dell’emergenza.

Nel pomeriggio era stato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana a lanciare un disperato grido d’allarme: “Rivolgo un appello a medici e infermieri in pensione da due anni e a coloro che pur pensionati continuano a lavorare in strutture private: dateci una mano”.

Dal Pirellone arriva, però, anche un’altra richiesta: “Fermate l’ospedale da campo, non ci sono i medici”.

19.03 – Ok definitivo all’ospedale da campo – 4.645 positivi

Dopo qualche ora di paura e reazioni anche pesanti, la Regione chiarisce: “Nessun ripensamento sull’ospedale da campo – spiega l’assessore Gallera – Prima dovevamo trovare il personale per gestirlo”.

E Bergamo, allo stremo, tira un sospiro di sollievo, rimettendo in moto la macchina organizzativa in via Lunga.

Dall’ospedale Papa Giovanni, intanto, una buona notizia: viene dimesso il primo neonato colpito da Covid-19, nato l’11 febbraio ad Alzano e ricoverato dal 3 marzo.

In sostegno a Bergamo arrivano anche le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che chiama il sindaco Gori: “Sono vicino a ogni bergamasco e mi faccio interprete del grande dolore che state vivendo”.

Il numero dei contagi, però, non accenna a diminuire e così l’assessore Gallera è durissimo: “Troppa gente ancora in giro, c’è bisogno di stringere ancora di più i denti: il motore di questa battaglia sia il senso di responsabilità dei lombardi”.

20.03 – Nuova stretta dal Governo: l’Arma piange un carabiniere 46enne – 5.154 positivi

Nell’emergenza la certezza sono le donazioni e i messaggi di solidarietà al territorio bergamasco: al Papa Giovanni XXIII arrivano le chiamate del premier Conte, del ministro Speranza e 500mila euro donati da Fratelli d’Italia.

La Lombardia torna a bussare a Palazzo Chigi: un’ulteriore limitazione delle attività commerciali, chiusura di studi professionali e uffici pubblici, fermo dei cantieri ed esercito in strada.

Richieste che Conte accoglie in serata: chiusi parchi e giardini pubblici, stop alle attività ludiche all’aperto, sport in solitaria e vicino a casa, chiusi alimentari nelle stazioni e aree di servizio.

Nelle valli bergamasche si era da poco decisa una stretta sulle piste ciclabili.

È anche, purtroppo, la giornata in cui le forze dell’ordine piangono la loro prima vittima: si tratta di Claudio Polzoni, appuntato scelto di 46 anni dei carabinieri deceduto nella notte al Policlinico di San Donato Milanese.

21.03 – Altre bare portate fuori Bergamo, in città arrivano i presidi dell’esercito – 5.869 positivi

Nella prima mattinata di sabato i mezzi dell’esercito tornano al cimitero monumentale: altre 70 bare vengono portate fuori provincia per essere cremate.

Esercito che presidierà anche le strade in supporto alle forze dell’ordine, come deciso dalla Prefettura in una riunione d’urgenza.

La Lombardia annuncia: 1.500 medici volontari hanno aderito agli appelli per trovare personale in grado di dare supporto a chi si trova in prima linea dal 20 febbraio.

A livello di contagi è una giornata durissima: 3.251 in più in tutta la regione, 715 solo a Bergamo.

In serata il premier Conte ufficializza le nuove restrizioni: “Chiuse tutte le attività produttive tranne quelle essenziali”.

22.03 – Muore un altro medico, un forte appello anche dall’Atalanta – 6.216 positivi

Urgnano e Zanica piangono il dottor Vincenzo Leone, il terzo camice bianco a perdere la vita durante la lotta al Coronavirus.

Sono 8mila, invece, coloro che hanno risposto al bando per la ricerca di 200 medici e dato la propria disponibilità a lavorare in prima linea.

Un forte invito a stringere ancora i denti e a non uscire arriva anche dall’Atalanta, tramite un video pubblicato sui social: “Ritorneremo ad abbracciarci e a cantare tutti insieme, ora è fondamentale restare a casa”.

La società in pochi giorni ha perso quattro dipendenti o ex dipendenti: Enzo Marando, Enzo Donina, Albino Brogni e Severino Possenti.

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