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Da fine gennaio a oggi: l’emergenza a Bergamo e provincia giorno per giorno

L’evoluzione temporale della pandemia nella Bergamasca: dalla prima task force regionale di fine gennaio fino alle ultime ore, con gli ospedali che hanno rischiato più volte il collasso e l’apertura dell’ospedale da campo.

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2.03 – L’ospedale Bolognini di Seriate diventa “a vocazione Coronavirus” – 243 positivi

“Gli ospedali di Lodi, Seriate e Crema stanno diventando ospedali a vocazione coronavirus, dove le medicine diventano pneumologie”: una delle strutture sanitarie più sotto pressione, quella della Asst Bergamo Est, in prima linea per combattere la diffusione del Covid-19, con una trasformazione quasi completa della propria attività.

È l’assessore Gallera ad annunciarlo: “Si faranno carico dei pazienti meno complessi e che iniziano a utilizzare i Cpap”.

È anche la giornata della positività dell’assessore allo Sviluppo Sostenibile di Regione Lombardia Alessandro Mattinzoli: tamponi per tutta la Giunta Regionale.

3.03 – L’Istituto Superiore di Sanità valuta zona rossa in Bergamasca – 372 positivi

L’assessore Gallera lo annuncia apertamente: “L’Istituto superiore della Sanità sta valutando un Zona rossa in Bergamasca. Nell’area di Nembro e Alzano Lombardo c’è un forte incremento di casi: abbiamo chiesto a chi di dovere di fare delle nuove valutazioni e di comunicarci a noi e al Governo come è meglio muoversi. Bergamo oggi ha il numero più alto di contagiati, anche più della zona di Lodi e dei suoi focolai. Se il modo unico, secondo l’Istituto Superiore di Sanità è fare una nuova zona rossa, allora facciamola. L’ISS sta per fare una comunicazione ufficiale a noi e al governo”.

A queste si aggiungono le parole del vicepresidente Fabrizio Sala: “Chiederemo al Governo di attuare misure shock sul modello del Ponte Morandi di Genova, riconoscendo alle imprese liquidità come sostegno per mancato guadagno. Tutta la Lombardia diventi economicamente zona rossa”.

In provincia di Bergamo e in tutta la Lombardia l’emergenza sta mettendo a dura prova gli ospedali, al limite del collasso e con personale insufficiente. In quest’ottica si inserisce la proposta della deputata del Pd Elena Carnevali: assumere subito gli specializzandi dell’ultimo anno, in particolare quelli di medicina generale, per dare subito al territorio 60 medici, 300 in tutta la regione.

04.03 – La grande attesa per la zona rossa, contagiata la direttrice del Papa Giovanni – 423 positivi

Giornata frenetica in campo politico: i vertici regionali si confrontano col presidente del Consiglio Giuseppe Conte e con il ministro della Salute Roberto Speranza circa la possibilità di nuove e più stringenti misure anti-contagio.

“In serata ci sarà la valutazione decisiva sulle misure – spiega Gallera – Bergamo rimane una delle zone a maggior presenza di positivi. Noi siamo orientati a mettere in campo quelle necessarie per arginare il virus. Pronti ad accogliere qualsiasi decisione del Governo”.

In città il sindaco Gori ribadisce: “La città va avanti, seguiamo le prescrizioni ma non c’è motivo per non uscire di casa. Continuiamo a vivere la città. Non c’è ragione, salvo che per le persone più anziane, per non entrare in un negozio, in un museo o in un ristorante, se sono rispettate le giuste precauzioni”.

Qualche ora dopo, l’annuncio dell’ospedale Papa Giovanni XXIII: “Il direttore generale Maria Beatrice Stasi è risultata positiva al Coronavirus”.

Valencia-Atalanta si gioca a porte chiuse: la decisione del Governo spagnolo è perentoria.

Il Governo chiude le scuole fino al 15 marzo ma l’attesa di Bergamo risulta vana: nessuna decisione sulla zona rossa nonostante a livello locale le forze dell’ordine inizino già ad organizzarsi, individuando una trentina di postazioni per eventuali blocchi stradali.

05.03 – Regione e Istituto Superiore di Sanità d’accordo: serve zona rossa – 537 positivi

Regione Lombardia e Istituto Superiore di Sanità sono d’accordo: Alzano Lombardo e Nembro devono diventare zona rossa, scelta opportuna per il presidente Fontana, per l’assessore Gallera e per il presidente ISS Brusaferro.

“Nell’attesa del Governo, però, bisogna cambiare abitudini – ammonisce l’assessore al Welfare – Chi abita nelle aree più a rischio stia a casa”.

Da Alzano fa sentire la propria voce il sindaco Bertocchi: “Per il rispetto che le nostre comunità meritano, non posso mancare di evidenziare al Governo che questa situazione di incertezza e totale assenza di informazione dei comuni sui procedimenti in corso, peggiora ancor di più la nostra situazione”.

Sulla decisione interviene anche il deputato bergamasco di Cambiamo! Alessandro Sorte: “L’idea di Bergamo e provincia zona rossa avrebbe avuto senso 10 giorni fa. Oggi sarebbe solo un colpo mortale alle imprese. Eventualmente sarebbe bene che il Governo riflettesse sull’opportunità di istituire una zona ‘arancione’ che on preveda lo stop alla produzione delle imprese ma che sia più restrittiva, in termini di mobilità e controlli, rispetto alle zone gialle”.

06.03 – La pazienza ha un limite: “Zona rossa? Andava fatta 3 giorni fa” – 623 positivi

Sempre in attesa di un segnale dal Governo, le imprese di Alzano e Nembro esprimono perplessità e preoccupazioni dal punto di vista economico nel caso di istituzione della zona rossa: in molti temono di non poter mai più riaprire.

Anche il prefetto Elisabetta Margiacchi e il questore Maurizio Auriemma risultano positivi al Coronavirus.

L’assessore Gallera abbandona la prudenza: “Zona rossa in Bergamasca? Hanno un senso quando c’è un grande tempestività, ma i casi qui stanno crescendo davvero tanto. Quando l’abbiamo chiesta tre giorni fa bisognava decidere. Subito”.

A supporto delle sue parole, l’assessore mostra la tremenda evoluzione del virus in Lombardia.

mappa contagio coronavirus lombardia

07.03 – Lombardia e 14 province chiuse: ma è la giornata delle code agli impianti sciistici – 761 positivi

La giornata si apre con delle immagini incredibili: code e assembramenti incredibili agli impianti di risalita. Tutto ciò che gli esperti chiedevano di evitare dall’inizio dell’emergenza si verifica in un sabato mattina di sole, sulle piste da sci della Bergamasca. Un comportamento irresponsabile.

Nel pomeriggio il deputato bergamasco di Cambiamo! Stefano Benigni sottolinea: “Che senso avrebbe oggi limitare ai soli Comuni di Alzano e Nembro la zona rossa, quando ormai i casi positivi si sono diffusi in gran parte della Valle Seriana, nella stessa città di Bergamo e in numerosi comuni della provincia di Bergamo? Una eventuale zona rossa aveva senso 14 giorni fa in seguito alla chiusura dell’Ospedale di Alzano”.

Poi arriva finalmente una decisione del Governo: vengono chiuse la Lombardia e altre quattordici province a partire da domenica 8 marzo fino al 3 aprile, con spostamenti consentiti solo per motivi di emergenza o lavorativi, chiusura di musei, palestre, piscine, teatri, concorsi pubblici, stazioni sciistiche, eventi pubblici.

In serata, purtroppo, altre immagini clamorose: assalto alle stazioni di Milano, per un esodo verso Sud.

08.03 I dubbi sul decreto e gli appelli disperati: “Non uscite di casa” – 997 positivi

“Non uscite di casa se non è necessario”: è il mantra ripetuto da tutti, dai sindaci agli assessori regionali, per combattere la diffusione del virus.

La firma sul Dpcm crea molte incertezze, per le interpretazioni allo stesso: “Come ripeto da giorni la situazione è critica e le regole imposte non sono una facoltà ma un obbligo – interviene il sindaco di Alzano Bertocchi -. Darò indicazione alla Polizia Locale di controllare in modo scrupoloso il rispetto di quanto ordinato. Faccio appello ai ragazzi. Non penso siate così irresponsabili da non preoccuparvi della salute dei vostri genitori e dei vostri nonni. Se non rispettate rigorosamente le regole imposte, diventate per il virus il ‘veicolo’ più pericoloso ed inarrestabile per tutti”.

Anche il sindaco Gori sottolinea la gravità della situazione: “Tutti noi, io compreso, abbiamo all’inizio pensato che potesse essere un allarme di breve durata. Poi ci siamo preoccupati di suggerire prudenza, e il rispetto delle regole che erano state diramate, ma anche di evitare che la città si spegnasse, per non causare danni troppo gravi alle attività economiche. Non è più così”.

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