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Ubi ed Intesa Sanpaolo botta e risposta sui crediti deteriorati

Botta e risposta tra i due istituti di credito, che nelle note inviate alla stampa non nascondono la loro diversità e visione del futuro.

Ubi Banca e Banca Intesa Sanpaolo annunciano – seguendo le indicazioni della Banca Centrale Europea – di sospendere la distribuzione del dividendo.

Per Ubi si tratta di 13 centesimi per azione, per Intesa Sanpaolo di 19,2 centesimi per azione. Entrambe gli istituti di credito a debita distanza si lanciano in dichiarazioni che suonano come stoccate di un duello.

Intesa Sanpaolo fa sapere che “Per quanto riguarda l’offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Ubi Banca, è confermata la proposta di conferimento di una delega al Consiglio di Amministrazione per l’esecuzione dell’aumento di capitale a servizio dell’offerta, all’ordine del giorno dell’Assemblea straordinaria convocata per il 27 aprile 2020″. Fin qui nulla da dire, poi il primo colpo: “La motivazione strategica dell’operazione assume ancora maggiore valenza nel contesto conseguente all’epidemia da Covid-19, in particolare per quanto riguarda le sinergie di costo nonché l’aumento del grado di copertura dei crediti deteriorati e la riduzione dei crediti unlikely to pay e in sofferenza”. E di nuovo: “Va infatti tenuto presente che le banche di minori dimensioni hanno ridotte possibilità di avvalersi delle leve dell’efficienza e della riduzione del profilo di rischio per fronteggiare un quadro economico sfavorevole e contrastare gli impatti sul tessuto sociale, a fronte del rafforzamento del ruolo di motore della crescita sostenibile e inclusiva e di punto di riferimento per la sostenibilità e la responsabilità sociale del Gruppo risultante dall’operazione”.

In questa fase delicata dell’operazione, Ubi non può replicare direttamente. Eppure con le parole ben calibrate si assesta un colpo a Intesa Sanpaolo.
“È la prima volta nella ultracentenaria storia di Ubi che il pagamento del dividendo viene sospeso. Si ricorda inoltre come, dal 2007, anno caratterizzato da diverse concentrazioni bancarie, solo Ubi ha sempre pagato un dividendo in contanti anche negli anni peggiori della crisi”. Come a rispondere, siamo piccoli ma abbiamo sempre soddisfatto i nostri azionisti. E poi la puntualizzazione che suona come una predica, anche se da Ubi smentiscono questa versione.

“Anche quest’anno – si legge in una nota – la Banca aveva potuto aumentare il proprio dividendo grazie all’importante miglioramento generato su tutti i principali indicatori di solidità utilizzati dal mercato. In particolare, l’importante riduzione dei crediti deteriorati è stata ottenuta grazie ad una efficace combinazione di cessioni a prezzi tra i migliori del mercato, una profonda conoscenza dei propri territori e un’altissima professionalità della piattaforma interna di recupero crediti (UBI infatti, a differenza di banche anche di maggiore dimensione, ha mantenuto al proprio interno tutte le soluzioni sistemiche e tutte le risorse umane dedicate alla gestione dei crediti non performanti. Tale soluzione non impegna quindi la Banca al pagamento nel futuro di commissioni a gestori esterni)”.

E ancora: “Quanto ai prezzi di cessione, come detto tra i migliori del mercato, questi sono il risultato di una dinamica che vede un livello delle coperture dei crediti coerente con l’importante mole di garanzie che distingue UBI dalla maggior parte dei propri concorrenti. Grazie a tale dinamica, le vendite sono state effettuate con impatti contenuti sul conto economico, consentendo il conseguimento di utili ricorrenti in crescita e il rafforzamento del capitale. Tale strategia ha permesso alla Banca di raggiungere un rapporto tra i crediti deteriorati lordi e il totale degli impieghi del 7,8% a fine 2019, addirittura del 6,9% se calcolato pro-forma per tenere conto della cessione massiva in corso. Questo ultimo livello porterebbe UBI Banca al secondo posto dopo Unicredit tra le maggiori Banche italiane”.

Infine, come ciliegina sulla torta: “L’importante capacità dimostrata anno dopo anno di riduzione dei costi operativi pur in presenza di una continua crescita degli investimenti in tecnologia (che ha permesso ad esempio durante questo tragico momento storico di abilitare in poco più di 10 giorni lavorativi tutti i dipendenti allo smart working; ad oggi l’80% del personale delle direzioni centrali lavora in tale modalità), rappresenta l’ulteriore elemento portante fondamentale di una Banca solida e ben preparata ad affrontare sfide anche particolarmente complesse”.

Insomma, per essere due banche destinate ad unirsi, le note espresse dai due istituti di credito dimostrano tutta la loro distanza.

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