Polzoni, Madotto, Gelmini, Conti: i 4 servitori dello Stato stroncati dal Coronavirus - BergamoNews
Bergamo e provincia

Polzoni, Madotto, Gelmini, Conti: i 4 servitori dello Stato stroncati dal Coronavirus

Dopo una vita senza mai fermarsi di fronte a niente e a nessuno, si sono dovuti arrendere al Covid 19: chi erano i quattro rappresentanti di polizia e carabinieri deceduti

Claudio Polzoni, 46 anni. Remigio Madotto, 67 anni. Fabrizio Gelmini, 58 anni. Tommaso Conti, 72 anni. Quattro uomini con in comune la vita trascorsa al servizio dello Stato, chi tra i carabinieri, chi in Polizia. Accomunati anche da quel tragico destino chiamato Coronavirus, che li ha strappati per sempre all’affetto dei loro cari e all’amicizia dei colleghi.

Sono loro le prime quattro vittime per Covid 19 tra le forze dell’ordine bergamasche, deceduti a meno di dieci giorni distanza, dopo una vita senza fermarsi di fronte a niente e a nessuno. Il virus che ha travolto la nostra provincia, però, non ha lasciato scampo nemmeno a loro.

Tra Polizia di Stato e Locale, Arma e Guardia di Finanza sono diversi i contagiati, chi con sintomi lievi e costretto solo all’autoisolamento, chi in condizioni più gravi e trasportato in ospedale, anche fuori provincia per carenza di posti. Quattro finora i decessi.

Il primo ad arrendersi è stato il 19 marzo l’appuntato scelto dei carabinieri Claudio Polzoni, a soli 46 anni.

Polzoni, in servizio alla centrale operativa del comando provinciale di via delle Valli, si è spento al policlinico di San Donato Milanese dove era ricoverato in terapia intensiva da una settimana.

L’ultima volta che aveva prestato servizio era stato il 29 febbraio, poi aveva iniziato a sentirsi male. Fino al tragico epilogo, che ha lasciato nel dolore la moglie e una figlia di 10 anni, oltre ai carabinieri del Comando che lo ricordano con affetto.

Il primo decesso della questura è stato l’ex sostituto commissario Remigio Madotto, in pensione dal 2012 ma per quasi 40 anni colonna portante della Digos di Bergamo. Si è spento lunedì 23 marzo all’ospedale Bolognini di Seriate, dove era stato trasportato dopo la positività al Covid 19.

Friulano d’origine, educato e benvoluto da tutti in via Noli, Madotto era arrivato a Bergamo alla fine degli anni settanta e fin da subito era stato destinato al reparto Digos che nasceva proprio in quel periodo.

Aveva preso parte a indagini calde come quella sul terrorismo di estrema sinistra o a servizi delicati come gli scontri tra tifosi durante le partite dell’Atalanta.

Oltre ai colleghi, affranti per la scomparsa la moglie con cui viveva a Pedrengo, le due figlie e i nipoti.

Sabato 28 marzo è il giorno più buio, con due morti a poche ore di distanza. Il primo è il maresciallo maggiore Fabrizio Gelmini, 58 anni, in servizio alla stazione dell’arma di Pisogne (Bs) ma residente prima a Costa Volpino e poi a Sovere.

Gelmini era molto conosicuto sul Sebino, anche sulla sponda bergamasca del lago, una zona di confine tra le due province, dove spesso le indagini si svolgono in collaborazione tra le stazioni orobiche e quelle bresciane.

Il maresciallo maggiore era sposato e aveva due figli di 18 e 22 anni.

Poco più tardi, dopo solo un giorno dal ricovero per i sintomi del Covid, si è spento a 72 anni l’ex vicario della Questura di Bergamo Tommaso Conti.

Nato a Pico, in provincia di Frosinone, era entrato in polizia dopo aver studiato legge. Era arrivato a Bergamo dal 1988.

Qui aveva diretto la sezione Volanti e la divisione polizia amministrativa, per poi diventare capo di gabinetto e infine vicario del questore.

Dal 2007 era in pensione, ma viveva ancora in provincia con la compagna e i tre figli.

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