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A Zingonia in Terapia Intensiva il Covid si combatte con la musica: "Ora qualcuno sorride" - BergamoNews
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A Zingonia in Terapia Intensiva il Covid si combatte con la musica: “Ora qualcuno sorride” video

Al Policlinico San Marco lunedì le prime note hanno invaso corridoi e stanze: "Finalmente un po' di sollievo dopo un mese di dolore e sofferenza"

È risaputo: la musica può aiutare i pazienti ricoverati a ridurre lo stress, può essere un utile ausilio in una realtà come la Terapia Intensiva o reparti sub intensivi dove a combattere ci sono pazienti in condizioni spesso critiche.

Perché non riproporre la musicoterapia anche ora, in tempo di Coronavirus? L’idea è venuta a un giovane medico del Policlinico San Marco di Zingonia (Gruppo San Donato), che in questi giorni ha centinaia di pazienti positivi Covid-19 ricoverati.

Un reparto Covid-19 e una terapia sub intensiva sono attivi con le loro tecnologie 24 ore su 24 ore: i rumori di questi ambienti accompagnano i pazienti senza interruzioni – ma grazie alla “musicoterapia” è possibile renderli più accoglienti e offrire un po’ di sollievo.

L’intuizione del dottor Nicola Sertori, che in questi giorni è il responsabile facente funzione del reparto sub intensivi, in pochi giorni è diventata realtà: merito di una gara di solidarietà e di un grande lavoro di squadra tra medici, amministrazione e tecnici volontari, e alla generosità di due aziende, il colosso dell’arredamento Ikea e un’azienda bergamasca Spider Linee Vita, che si sono rese immediatamente disponibili a donare le apparecchiature per la filodiffusione.

“Nei giorni scorsi mio padre è stato ricoverato nel mio reparto per Covid 19 e poiché ama la musica volevo fargli sentire una canzone, in stile blues e country” racconta il dottor Sertori. “Ed è stato lì che la mia attenzione si è spostata su ciò che si sente nel reparto, ovvero il frastuono dei respiratori, le ruote dei carrelli che cigolano, il suono delle apparecchiature elettroniche che garantiscono la sopravvivenza dei ricoverati. Rumori che sentono sia i pazienti sia noi operatori. Ne ho parlato prima con il mio primario, Andrea D’Alessio, che ha appoggiato questa idea, e poi all’amministratore delegato che l’ha subito sposata con entusiasmo”.

“Quando il dottor Sertori mi ha proposto questa idea mi sono subito attivato per cercare di realizzarla in tempi brevi” commenta Francesco Galli, amministratore delegato degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi. “Ho scritto un post su Facebook su come risolvere tecnicamente la diffusione e nell’arco di poche ore sono stato travolto da un’ondata di post da parte di amici e conoscenti, tutti pronti a dare una mano. In un giorno abbiamo definito la soluzione. È stato davvero sorprendente. In questo tam tam ho ottenuto entro il giorno dopo i contatti di due aziende che potevano fornire la tecnologia adeguata, una bergamasca e Ikea. Contattate per telefono, abbiamo immediatamente ricevuto la disponibilità alla donazione delle apparecchiature per la filodiffusione. In cinque giorni abbiamo già montato i primi apparecchi. Un gran lavoro di squadra, per il quale voglio ringraziare davvero tutti, che ci permetterà di offrire ai nostri pazienti un sollievo, seppur parziale, in un momento così delicato e difficile”.

“In questo momento di emergenza in cui si assiste anche all’impossibilità da parte dei pazienti ricoverati di interagire con i loro cari, questo progetto ci è sembrato un modo per alleggerire la sofferenza” commenta Giuseppe Lupi, amministratore dell’azienda bergamasca, Spider Linee Vita. “Per questa ragione non abbiamo avuto la minima esitazione”.

A guidare la squadra nell’istallazione è stato Matteo Vavassori, 40 anni, responsabile tecnico dell’Italvideo Service di Filago, che ha reperito i compagni d’avventura attraverso un gruppo Facebook: “È successo tutto in un batter d’occhio” spiega. “Il giorno in cui si è capita la fattibilità dell’iniziativa, alle 13 ne stavo parlando con il dottor Sertori e alle 17 ero in ospedale con i miei colleghi”.

Venerdì 27 e sabato 28 marzo i dispositivi audio sono stati posizionati nelle camere e nei corridoi del reparto sub-intensivi del Policlinico San Marco. Lunedì 30 le prime note hanno pacificamente invaso le stanze, note leggere, di musica classica. “Dopo oltre un mese di dolore e sofferenza ho visto qualcuno sorridere, sollevato, per la prima volta” commenta il dottor Nicola Sertori.

Il medico, autore dell’intuizione musicale, ci tiene a sottolineare l’impegno profuso da chi, in pochissimi tempo, ha fatto “installato” la sua idea: “La Mela, il Dasky, il Vava, il Faro e il Berry, a loro che hanno messo in secondo piano ansia e preoccupazione per istallare l’impianto va il mio grande grazie”.

Dopo il Policlinico San Marco, il progetto è già stato replicato in altri ospedali del Gruppo San Donato, l’IRCSS Policlinico San Donato di Milano e a brevissimo partirà anche al Policlinico di Ponte San Pietro, ospedale “gemello” del Policlinico San Marco sempre in provincia di Bergamo – che conta quasi 200 pazienti Covid 19 tra reparti di degenza, sub-intensivi e terapia intensiva. Ma anche altri ospedali di Parma, seguendo l’esempio, si stanno attrezzando.

“Ho ricevuto diverse chiamate lunedì – spiega Vavassori -, in molti mi hanno chiesto informazioni. Sono convinto che questo progetto potrà aiutare anche altri pazienti in un momento tanto difficile”.

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